Corriere della Sera, 22 maggio 2026
Taglio delle accise verso la proroga. Sciopero dei tir, si tenta la mediazione
Senza deroga o maggior flessibilità del Patto Ue sui conti pubblici – la risposta della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen alla richiesta della premier Giorgia Meloni arriverà solo la prossima settimana – il governo italiano è costretto a navigare a vista. Oggi il governo, che si riunirà subito dopo l’incontro con le associazioni degli autotrasportatori per scongiurare il blocco già proclamato dal 25 al 29 maggio, prorogherà le principali misure per tamponare il caro-carburanti, come il taglio delle accise su benzina e diesel, ma saranno ancora una volta limitate e temporanee.
«Ci saranno interventi a sostegno dell’autotrasporto e del trasporto pubblico locale. Cerchiamo di prolungare fino alla prima settimana di giugno il taglio delle accise che potrebbe essere poi prorogato: un provvedimento tampone, poi vediamo se si sblocca il negoziato con la Ue», ha detto ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, annunciando anche una misura per la prosecuzione dell’attività dell’ex Ilva.
La Ragioneria e i tecnici del Mef hanno faticato enormemente stavolta per individuare le risorse. Circa 400 milioni che si sommano agli 1,3 miliardi già stanziati contro il caro-carburanti, per finanziare i quali il Tesoro ha già raschiato il fondo del barile, ricorrendo ai tagli ai ministeri, alle multe Antitrust e all’extragettito Iva sugli stessi carburanti.
Il taglio attualmente in vigore per le accise, pari a 6,1 centesimi al litro per la benzina (ieri il prezzo medio era di 1,966 euro al litro) e a 26,4 centesimi per il gasolio (prezzo medio di 1,978 euro), sarà dunque confermato fino all’8 giugno, ed eventualmente prorogato utilizzando il maggior gettito Iva che potrà essere contabilizzato solo allora.
Il problema più grosso, però, il governo ce l’ha con l’autotrasporto, e proprio lo sconto sulle accise accordato agli automobilisti ne è, forse, la causa principale. Fino al 18 marzo scorso, e dal 2004, grazie a una direttiva comunitaria, i mezzi pesanti oltre le 7,5 tonnellate (Euro5 o Euro6) hanno ricevuto un rimborso per ogni litro di carburante acquistato all’ingrosso che era giunto a 26,9 centesimi. Con il taglio delle accise sui carburanti alla pompa, introdotto dal governo dal 19 marzo, il rimborso calcolato sull’accisa minima si è automaticamente ridotto a 6,9 centesimi al litro.
Secondo le associazioni dell’autotrasporto, che oggi saranno a Palazzo Chigi, il governo avrebbe sostanzialmente finanziato il taglio delle accise per gli automobilisti con la riduzione degli sconti ai camionisti. E ne chiedono il pieno ripristino, perché per le grandi imprese quel recupero (che vale in media 600 euro l’anno per ogni tir) è la vera posta in gioco.
Il nuovo credito di imposta del 20% sui maggiori costi per il carburante tra marzo e maggio, rispetto a febbraio, che pure sarebbe costato 100 milioni, si applica alle imprese commerciali che fanno rifornimento sulla rete commerciale. Di fatto non interessa alle grandi imprese dell’autotrasporto che si riforniscono extra-rete, dove tra l’altro i prezzi, a loro dire, sono cresciuti più che alla pompa, e che oltre al ripristino del rimborso pieno, chiedono al governo altre misure di sostegno.
Intanto ci sarà il rinvio della scadenza per il pagamento delle imposte delle partite Iva, dal 30 giugno, almeno per un mese o due. Se non una rateizzazione degli importi dovuti da qui alla fine dell’anno. Poi l’utilizzo immediato del credito di imposta con cui si concretizza il rimborso delle accise.