Corriere della Sera, 22 maggio 2026
Un Paese resiliente, ma in declino demografico, con ben 6,6 milioni di persone che, pur desiderandoli, hanno rinunciato ad avere figli, e pochi investimenti tecnologici
Un Paese resiliente, ma in declino demografico, con ben 6,6 milioni di persone che, pur desiderandoli, hanno rinunciato ad avere figli, e pochi investimenti tecnologici. Fattori questi sui quali sarebbe urgente intervenire per conservare e migliorare il benessere di tutti. È questa la fotografia dell’Italia che emerge dal Rapporto annuale dell’Istat, l’istituto nazionale di statistica, che quest’anno compie cento anni.
Nella relazione svolta alla Camera, il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha così sintetizzato i contenuti di un lavoro che spazia dalla situazione economica a quella sociale: «Nell’ultimo anno l’economia italiana ha mostrato segnali di resilienza in uno scenario globale complesso». Ma «le potenzialità di crescita restano vincolate da criticità di lungo periodo, tra cui il modesto andamento della produttività», figlio dell’invecchiamento della forza lavoro (45,7 anni l’età media) e degli insufficienti investimenti in istruzione e innovazione tecnologica e digitale. Bastino due dati: nel 2025 il Pil italiano era superiore a quello del 2007 di «appena l’1,9%» mentre Francia, Germania e Spagna sono cresciute di «quasi il 20%»; negli ultimi dieci anni la popolazione «è diminuita di oltre un milione», da 60,2 a 58,9 milioni.
Welfare a rischio
Avanza la polverizzazione delle famiglie: il 37,1% sono composte di una sola persona, mentre i figli unici sono saliti a 8,2 milioni. Il declino demografico impone di «valutare con attenzione i rischi di sostenibilità per il sistema di welfare», dice Chelli.
Il caso spagnolo
In Italia il Pil è aumentato dello 0,5% nel 2025 e quest’anno difficilmente andrà meglio. Il caso spagnolo, di cui molto si discute, è stato approfondito nel Rapporto. Tra il 2022 e il 2025 la Spagna è cresciuta del 9% contro il 2,3% dell’Italia. Merito della maggior spesa pubblica e dell’aumento della popolazione, «trainata dalla forte espansione della componente degli stranieri regolari (+22,3%; +4,6% in Italia)». Inoltre, in Italia, la crescita degli investimenti è stata «fortemente concentrata nelle costruzioni», mentre in Spagna nei «servizi a più elevato contenuto tecnologico».
Bene export e lavoro
La resilienza italiana si è dimostrata soprattutto sull’export, aumentato del 34% rispetto al 2019, più della stessa Spagna (+32,2%), della Francia (+18,5%) e della Germania (+17,5%). E l’occupazione, nello stesso periodo (2019-’25), è cresciuta del 4,3%. L’inflazione è in aumento per via del caro energia: il 9,1% delle famiglie è in povertà energetica (difficoltà a far fronte a queste spese) mentre 11 milioni di persone, dice il Rapporto, sono a rischio povertà. È vero, le retribuzioni contrattuali, nel 2024 e nel 2025, sono salite più dei prezzi, ma la perdita di potere d’acquisto rispetto al 2019 è ancora dell’8,6%. Male anche la produttività del lavoro, salita tra il 2015-’25, «di appena lo 0,2%» in media annua. Colpa di un aumento degli occupati, soprattutto nei servizi a basso valore aggiunto, cui non ha corrisposto un livello adeguato di investimenti in innovazione e digitalizzazione. La stessa intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2025 il 16% delle imprese ma mancano gli specialisti per usarla.
Polemica Tajani-Pd
«Se facciamo più figli poi possiamo dire: bene, riduciamo il numero dei migranti regolari, ma se no, noi non abbiamo lavoratori», ha commentato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Replica Francesco Boccia (Pd): «La questione demografica non si risolve dicendo agli italiani di fare più figli. Servono politiche per sostenere le donne e i giovani. E più immigrazione regolare».