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 2026  maggio 22 Venerdì calendario

Meloni: servono realismo e priorità sensate per la Ue

«Serve per l’Europa una nuova fase, ne sono convinta ancora di più oggi: è il tempo del realismo, delle priorità sensate, in linea con le esigenze di cittadini e imprese e non ci manca il coraggio e la determinazione per costruire questo cambio di passo. È l’unica scelta possibile se non vogliamo che l’Europa venga consegnata all’irrilevanza della storia, per cui chi combatte oggi queste battaglie è il vero europeista».
Giorgia Meloni approfitta della platea amica di Coldiretti per lanciare una sfida all’Europa che nella sua visione rimane ferma su regole e paletti, senza fare i conti con una situazione economica globale di difficoltà. Per la premier serve un cambio di passo per sottrarsi alla «deriva ideologica e burocratica» di Bruxelles.
Al Palaleonessa di Brescia il tema di giornata è l’agricoltura. Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini è prodigo di parole positive nei confronti di «Giorgia» (la chiama confidenzialmente così per tutto il suo lungo intervento). Riconosce al governo di essere l’esecutivo che ha stanziato più risorse per il settore nella storia della Repubblica e sottolinea, forse non incidentalmente, che «vinca il centrodestra o il centrosinistra, abbiamo bisogno di un governo che duri cinque anni».
Forse un messaggio destinato a chi, anche nella maggioranza, ha ventilato la possibilità di andare a elezioni anticipate.
Meloni dedica buona parte del suo intervento a riepilogare quanto fatto per il mondo dell’agricoltura, dalla sicurezza alimentare ai fertilizzanti, ricambiando l’approccio amichevole («è stato Ettore a parlarmi per primo della sovranità alimentare e noi abbiamo dato questo nome ad un ministero»). Ma poi partono gli affondi di carattere più generale. «Stiamo chiedendo una maggiore velocità di reazione, sul tema dell’energia e la “national escape clause” che va applicata sulle spese per l’energia come su quelle per la Difesa» spiega la presidente del Consiglio. E scatta il riferimento alle polemiche di un paio di giorni fa: «Non ho cambiato idea sulla difesa. Le nazioni che non sono in grado di difendersi non sono nazioni libere, cedono la loro sovranità, però se non siamo in grado di difendere cittadini e imprese rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere e quindi dobbiamo trovare un equilibrio».
Ritorna il tema della richiesta di una deroga al patto di Stabilità per cercare di tamponare l’emergenza provocata dai costi dell’energia che sono schizzati a livelli insostenibili per colpa della guerra. «Noi stiamo cercando a 360 gradi di chiedere all’Europa anche una velocità nella sua capacità di reazione sul tema dell’energia – sottolinea Meloni —. Bisogna intervenire sul patto di Stabilità con la capacità di derogare, di considerare l’energia alla stregua di come oggi consideriamo le spese per la difesa».
La premier rivendica per sé un diverso approccio, meno dimesso, rispetto all’Europa. «Non ragiono secondo l’ottica dell’emergenza ma neanche della pianificazione, ragiono secondo un’ottica di visione. Dobbiamo decidere quale ruolo vogliamo avere nel mondo e nella storia, quali sono le caratteristiche che rendono unica l’Italia e spenderle e valorizzarle al meglio. A volte all’Italia è mancata la capacità di pensare in grande, di pensare all’altezza della sua storia, della sua identità e della sua gente. Non mi rassegno a un Paese figlio di un certo provincialismo che preferisce guardare ad altri modelli piuttosto che pensarsi un modello».
All’assemblea di Coldiretti, con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida («prima di noi il vostro settore era marginale»), ha portato un saluto anche il vicepremier e ministro degli Esteri di Forza Italia Antonio Tajani: «Il settore agroalimentare – dice – è il fiore all’occhiello dell’export italiano e dimostra che la qualità vince, nonostante i dazi e nonostante i conflitti in corso».