ilmessaggero.it, 21 maggio 2026
Scoperte in Thailandia le ossa di una nuova specie di dinosauro
Era il 2016 quando in piena stagione secca il livello dell’acqua in uno stagno comune della provincia di Chaiyaphum, nel nord-est della Thailandia, si abbassò abbastanza da esporre una parte della riva. Fu lì che un abitante del posto notò qualcosa di anomalo: non semplici pietre, come sembravano, ma grandi ossa affiorate dal sedimento. La scoperta venne segnalata, i paleontologi furono coinvolti e cominciò un lavoro che, come spesso accade nella scienza, avrebbe richiesto molto più tempo di quanto la notizia finale lasci intuire. Gli scavi iniziali si svolsero tra il 2016 e il 2019, con nuove attività sul sito nel 2024.
Il risultato è stato pubblicato il 14 maggio 2026 su Scientific Reports: quelle ossa appartenevano a una specie finora sconosciuta di dinosauro sauropode, chiamata Nagatitan chaiyaphumensis. Secondo gli autori dello studio, è il più grande dinosauro mai identificato nel Sud-est asiatico: circa 27 metri di lunghezza e una massa stimata tra 25 e 28 tonnellate, approssimativamente il peso di nove elefanti asiatici adulti. Nagatitan era un sauropode: un erbivoro dal collo lungo e dalla coda lunga, appartenente allo stesso grande gruppo che comprende forme più note come Diplodocus e Brontosaurus.
Il materiale ritrovato non include cranio né denti, ma comprende vertebre, coste, ossa del bacino e arti. Un solo osso dell’arto anteriore, l’omero, misura 1,78 metri. È un dettaglio quasi più efficace di qualunque confronto numerico: la scala dell’animale entra nel campo dell’immaginazione attraverso un singolo osso.
Perché il nome del dinosauro
Il nome scelto dai ricercatori non è neutro. Naga rimanda al serpente acquatico della mitologia thailandese e del più ampio immaginario del Sud-est asiatico; titan richiama i giganti della mitologia greca; chaiyaphumensis significa “proveniente da Chaiyaphum”, la provincia in cui i resti sono stati trovati. È una denominazione tassonomica, ma anche un atto di collocazione culturale: il dinosauro viene inscritto non solo in una famiglia biologica, ma anche nel paesaggio simbolico del luogo che lo ha restituito.
La parte più singolare della scoperta sta però nel soprannome che gli è stato attribuito: “l’ultimo titano” della Thailandia. Non è soltanto una formula giornalistica. I fossili provengono dalla Formazione Khok Kruat, la più giovane unità fossilifera mesozoica della Thailandia. In seguito, durante il Cretaceo, la regione sarebbe stata trasformata in un ambiente marino poco profondo; per questo le rocce più recenti hanno meno probabilità di conservare resti di grandi dinosauri terrestri. Nagatitan potrebbe quindi essere il più recente, e forse l’ultimo, grande sauropode che il registro geologico del Sud-est asiatico potrà restituire.
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Nel quadro globale, Nagatitan non compete con i colossi assoluti come Patagotitan, stimato intorno alle 60 tonnellate, o Ruyangosaurus, intorno alle 50. La sua eccezionalità è regionale: non è il più grande dinosauro mai scoperto, ma è il più grande mai trovato nel Sud-est asiatico, e questo basta a renderlo scientificamente importante. Il valore della scoperta non sta solo nella grandezza, ma nel punto della mappa in cui quella grandezza compare.
C’è infine un aspetto quasi narrativo: la scoperta non è avvenuta come un singolo evento, ma come un processo lungo dieci anni. Un residente vede strane rocce sulla riva di uno stagno. I ricercatori scavano, trasportano, preparano, misurano, confrontano, discutono, pubblicano. La notizia arriva nel 2026, ma l’oggetto della notizia ha attraversato prima più di cento milioni di anni di tempo geologico e poi un decennio di lavoro umano. Nagatitan è anche questo: il punto in cui una scoperta locale, un nome mitologico e la pazienza tecnica della paleontologia si incontrano nello stesso animale.