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 2026  maggio 21 Giovedì calendario

Maldive, gli speleosub finlandesi non vogliono essere pagati

Si avvalora sempre di più l’ipotesi di uno smarrimento progressivo dentro la grotta, reso ancora più grave dalla mancanza di torce e attrezzature adeguate: sarebbero morti così, nella giornata di giovedì scorso, i cinque italiani alle Maldive il cui recupero dei corpi è stato completato ieri dal team finlandese di Dan Europe.
Nella giornata di oggi i tre speleosub si immergeranno per l’ultima volta per rimuovere sagole guida e attrezzature utilizzate durante i recuperi, un lavoro che è stato fatto senza compensi: “Noi come fondazione no profit abbiamo coperto tutte le spese operative ai tre esperti – ha detto Cristian Pellegrini di Dan Europe al Messaggero – e diverse istituzioni starebbero valutando un riconoscimento ufficiale per il coraggio dimostrato da Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist”.
E mentre i corpi delle salme sono rientrati in Italia e la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti, le operazioni di recupero hanno fatto emergere alcuni dettagli fondamentali: “Non credo che quella fosse una grotta particolarmente pericolosa – ha raccontato Pellegrini – ma senza attrezzature adeguate è un attimo perdere l’orientamento“. Secondo l’esperto la mancanza più grave è da attribuirsi alle torce perché solo due delle vittime ne avevano una con sé: “La prima camera, detta caverna, è ancora luminosa, ma la vera grotta inizia quando non vedi più l’uscita” e per questa ragione sono consigliabili almeno tre fonti di luce per ogni immersionista.
Contestata dagli speleosub è anche la muta corta indossata da Monica Montefalcone: “Abbiamo trovato attrezzatura ricreativa, non da speleosub”. Ma sono anche le sagole guida sparse qua e là – il cosiddetto “filo d’Arianna utile per l’orientamento al buio – ad aver avvalorato la tesi di un disorientamento improvviso. Non è invece accreditata l’ipotesi della corrente “effetto Venturi”: secondo Sami Paakkarinen “la grotta respirava, c’era una leggerissima corrente, ma non abbastanza forte da trascinare qualcuno”.
A raccontare la verità saranno le autopsie e l’analisi dell’attrezzatura recuperata di cui fanno parte anche le camere GoPro trovate sul fondo e i computer subacquei dei cinque italiani. La prossima settimana intanto verrà eseguita la prima autopsia sul corpo di Gianluca Benedetti.