lastampa.it, 21 maggio 2026
Italia digitale a metà: giovani e bambini iperconnessi, ma siamo indietro su competenze e IA
L’Italia è sempre più connessa, ma non ancora davvero digitale. I dati Istat mostrano un Paese in cui Internet e social media sono ormai parte integrante della vita quotidiana, soprattutto tra i più giovani, ma dove resta forte il ritardo nell’uso delle tecnologie avanzate, a partire dall’intelligenza artificiale.
Nel 2023, in un giorno medio settimanale, il tempo trascorso online è pari a 3 ore e 53 minuti. Una media elevata, che però cresce sensibilmente tra i giovani: nella fascia 15-24 anni si arriva a 5 ore e 47 minuti al giorno. Addirittura, i bambini tra 3 e 5 anni utilizzano il digitale in media per un’ora al giorno, prevalentemente per attività ludiche; ma considerando solo chi ne fa uso (il 37,2 per cento), il tempo dedicato sale a 2 ore e 49 minuti.
Il digitale accompagna tutte le fasi della giornata e della vita, ma tra gli adolescenti diventa una vera infrastruttura quotidiana. Già nelle prime ore del mattino circa il 20 per cento dei 15-19enni è connesso, mentre la sera quasi la metà utilizza dispositivi digitali e alle 23 un giovane su quattro è ancora online. Tra i 20 e i 24 anni lo schema è simile, anche se leggermente meno intenso. Questa presenza continua ha trasformato anche il modo di costruire relazioni sociali. Internet non è più solo uno strumento, ma uno spazio di socialità: nel 2024 il 27,8% delle persone sopra i 14 anni dichiara di incontrare amici online. Il fenomeno è particolarmente diffuso tra i giovani, tra gli uomini e tra chi ha livelli di istruzione più elevati. Il digitale diventa così un’estensione delle reti sociali tradizionali, ma anche un ambiente autonomo in cui si sviluppano relazioni.
L’uso dei social media
I social media dominano questo ecosistema: il 95,3% degli utenti Internet dagli 11 anni in su li ha utilizzati almeno una volta e l’81,8% lo fa ogni giorno. La loro penetrazione è ormai universale, soprattutto tra ragazzi e giovani adulti. Tuttavia, proprio tra le generazioni più esposte emergono i primi segnali di criticità.
Il 5% degli utenti presenta infatti un uso problematico dei social, con comportamenti disfunzionali. Tra i giovani il fenomeno raddoppia: riguarda l’11,1% dei ragazzi tra 15 e 17 anni e il 10,5% tra i 18 e i 24. Il dato più significativo è il divario di genere: tra gli adolescenti il 15,5% delle ragazze mostra un uso problematico, contro il 7% dei coetanei maschi. Il digitale, dunque, non è solo un fattore di opportunità, ma anche una nuova dimensione di fragilità psicologica e sociale.
Le competenze digitali e l’IA
A fronte di questa diffusione capillare, il Paese resta però indietro nell’uso più evoluto delle tecnologie. Un terzo degli italiani non utilizza ancora identità digitale, servizi online o e-commerce, segno di una trasformazione incompleta. Il ritardo diventa evidente quando si guarda all’intelligenza artificiale.
Nel 2025 solo il 19,9% della popolazione tra 16 e 74 anni utilizza strumenti di IA, un dato che colloca l’Italia al penultimo posto in Europa. Anche tra i giovani il gap è significativo: il 47,2% ne fa uso, contro il 63,8 della media europea. L’adozione dell’IA resta fortemente legata all’istruzione: tra i laureati è molto più diffusa, mentre è quasi assente tra chi ha livelli di studio più bassi.
Ne emerge un paradosso: l’Italia è un Paese altamente connesso, in cui soprattutto i giovani vivono immersi nel digitale, ma che fatica a trasformare questa familiarità in competenze avanzate e innovazione. La rete è utilizzata soprattutto come spazio relazionale e di intrattenimento, meno come leva di sviluppo economico e produttivo.
È qui che si gioca una partita decisiva. Senza un salto nelle competenze digitali e nell’adozione delle tecnologie più avanzate, il rischio è che l’iperconnessione delle nuove generazioni si traduca in un fattore di consumo più che di crescita. E che il divario con gli altri Paesi europei, già evidente sul piano economico, si allarghi anche su quello tecnologico.