La Stampa, 21 maggio 2026
A che ora è l’inizio del mondo
«Per molto tempo, sono andato a letto presto la sera». L’incipit di uno dei libri più citati e meno letti della letteratura mondiale ci dice una parte della verità. Così scriveva Marcel Proust in apertura di Alla ricerca del tempo perduto. In realtà Proust, sofferente di asma, dormiva di giorno e scriveva di notte. E si svegliava nel pomeriggio, tra le 15 e le 18.
L’ora in cui si sveglia la mattina dice molto di una persona. Le abitudini di Proust, per dire, sono contenute in un libro curioso dell’americano Mason Currey, che si è preso la briga di scartabellare diari, lettere, interviste di oltre 150 tra romanzieri, poeti, drammaturghi, pittori, filosofi, scienziati e matematici e ha raccontato in Rituali quotidiani (in Italia per Vallardi) come iniziavano e strutturavano la giornata. Ernest Hemingway si alzava intorno alle 5:30, anche dopo notti di eccessi alcolici. Come Sylvia Plath, sveglia alle 5:00, per scrivere prima di occuparsi dei figli. Anche Beethoven si svegliava molto presto e Gustav Mahler sempre alle 6:00, anche in vacanza. Haruki Murakami, quando scrive, si alza ogni giorno alle 4:00. Un’allodola pure Le Corbusier, che si alzava alle 6:00 e faceva 45 minuti di ginnastica. Per Thomas Mann invece sveglia alle 8:00 e borghese colazione con la moglie. Mentre Francs Scott Fitzgerald e David Foster Wallace si alzavano verso le 11:00, come Gustave Flaubert.
Fine dell’elenco, che potrebbe allungarsi, ma anche questi pochi esempi ci danno l’idea dei caratteri, delle personalità e di certe maniacalità di alcuni geni.
Venendo ai comuni mortali, il tema del sonno e del risveglio è sempre comunque affascinante, perché a modo suo dà il ritratto di un popolo. Grazie ai nuovi strumenti e alle App che rivelano la quantità e la qualità del sonno, sono state fatte mappe che raccontano le abitudini mattutine medie. Da chi dorme meglio il mercoledì a chi si sveglia più presto la domenica, i nuovi dati offrono spunti per capire come dorme il mondo. Analizzando le statistiche degli utenti dell’app Sleep Cycle, un gruppo di ricercatori ha scoperto che l’ora di sveglia più mattiniera a livello mondiale si registra il lunedì in Sudafrica (sveglia media alle 6:24), seguita da Costa Rica (alle 6:31) e Colombia (alle 6:38), mentre i più dormiglioni sono in Arabia Saudita, con una media alle 8:27. Questi i due estremi, entro i quali si piazzano tutti gli altri Paesi. L’Italia è nella parte più dormiente della classifica, oltre la metà, con una sveglia media alle 7:52. La maggior parte dei paesi si svegliano tra le 7 e le 8 di mattina. Dopo le 8 solo Romania e Kuwait (8:01), Turchia (8:02), Spagna (8:05), Russia (8:06), Portogallo (8:22) e Grecia (8:25).
Una delle prime ricerche di questo tipo è stata pubblicata nel 2015, utilizzando i dati di oltre due milioni di utenti attivi di età compresa tra i 18 e i 55 anni in 47 paesi (raccolti tra il 1° giugno 2014 al 31 marzo del 2015). Gli americani si svegliano alle 7:20, i brasiliani alle 7:31, prima degli inglesi (7:33), mentre i francesi sono cugini primi degli italiani, con un solo minuto di sonno in meno (7:51). Tra gli altri dati emersi dallo studio, si rileva che la migliore qualità del sonno a livello mondiale si registra nella notte di mercoledì. Non è chiaro il perché. Mentre i dati scomposti, ci dicono anche che il sonno dipende dal giorno di riposo. La notte del sabato si dorme di più e la domenica mattina ci si sveglia più tardi, a parte alcuni paesi musulmani (Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti) che dormono di più nella notte di giovedì, visto che è festa il venerdì.
In sostanza, il mondo intero è in piedi e in movimento entro le nove del mattino, tenendo presente che si parla di medie. Ogni anno si pubblicano elenchi del genere e in sostanza le posizioni non cambiano molto. A chi serve una classifica del genere? Non è chiaro. Probabile che finiscano in una delle domande del gioco da tavolo Trivial Pursuit (che significa appunto “Ricerca del futile” o se preferite “Caccia alla banalità"). Forse i dati vengono venduti a compagnie assicurative, e questo sarebbe già un fatto più preoccupante. Chi dorme meno e peggio pagherà dei premi più alti? Non si sa. Sarebbe utile se venisse utilizzata per monitorare la connessione tra sonno e incidenti sul lavoro. Si sa per certo che il lunedì è storicamente e statisticamente il giorno delle settimana in cui si verificano il maggior numero di infortuni (il 23/24 per cento degli incidenti). Lo chiamano Monday Effect, o Effetto Lunedì, ma pare abbia più a che fare con la ripresa dei ritmi di lavoro e minore attenzione dopo la pausa del fine settimana, che con il sonno.