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 2026  maggio 21 Giovedì calendario

La storia della figlia segreta di Saddam che tormenta lo Yemen

La figlia segreta di Saddam Hussein, l’arroganza degli Houthi che la depredano e l’onore di una tribù del deserto che si impegna a difenderla in cambio di una ciocca di capelli. Sembra una fiaba araba, l’ultima variante delle “Mille e una notte”: siamo invece davanti a una vicenda che rischia di aprire un altro conflitto nel tormentato Yemen e trasformarsi in una diatriba internazionale.
Protagonista è una donna di 34 anni che proclama di essere Mira Saddam Hussein al-Majid, figlia del dittatore di Bagdad. Quando nel 2003 l’Iraq stava per essere attaccato dagli americani, il padre l’avrebbe mandata in Yemen e affidata alla protezione dell’allora presidente Ali Abdullah Saleh. Lì, per evitare di finire nel mirino di vendette, avrebbe ottenuto un’identità di copertura: Sumaya Al-Zubairi. Ovviamente, il rais iracheno non l’ha lasciata senza risorse e lei è cresciuta in uno splendido palazzo della parte alta della capitale Sanaa, con giardino e abbondanza di lussi.
Un esilio dorato interrotto dall’irruzione degli Houthi, la milizia fondamentalista sciita che ha preso il controllo del Paese. All’inizio dell’anno, i nuovi padroni si sono impossessati della residenza, di gioielli, soldi e anche – denuncia la donna – del passaporto diplomatico intestato al suo vero nome. Combattiva come il padre, la principessa irachena ha chiesto aiuto agli unici in grado di opporsi all’ingiustizia: si è rivolta a Hamad bin Fadgham Al-Hazmi, leader dei Bani Nawf che sono parte dei Dham, agguerrito e potente clan delle regioni settentrionali. E in base alle leggi tribali ha reso sacra la sua richiesta consegnando una ciocca dei lunghi capelli neri.
C’è un video che immortala la scena, girato in una tenda lastricata di tappeti pregiati. Riprende la presunta Mira Hussein in un elegante abito nero, con un’hijab decorato di paillettes sulla testa, mentre porge la ciocca al leader. L’uomo, con alla cinta il pugnale che sancisce il suo rango di sceicco e in mano un kalashnikov, promette solennemente di tutelare le ragioni della giovane.
Gli Houthi hanno replicato con una mossa tanto determinata quanto sbrigativa: un mese fa hanno arrestato la donna e il suo protettore. Un ulteriore sopruso che ha spinto l’intero clan alla Nakaf, la mobilitazione armata collettiva. I guerrieri si sono radunati in campi nel deserto, organizzando pattuglie sulle strade, pronti a marciare sulla capitale se i due non verranno liberati entro oggi.
La questione è rapidamente diventata un affare di Stato, perché mette in discussione la credibilità dei miliziani sciiti, accusandoli di essere predoni “senza onore e senza rispetto”. Il ministero dell’Interno è intervenuto con una campagna di propaganda. Le autorità insediate dagli Houthi sostengono che la donna mente: il test del Dna avrebbe acclarato che non ha niente di iracheno. Sarebbe in realtà Sumaya Ahmed Mohammed Issa Al-Zubairi, nata nel quartiere Hebra della capitale mentre la sua famiglia proviene dalla zona di Arhab. Per accertarlo gli esperti scientifici del Direttorato di polizia criminale avrebbero condotto test genetici su dieci tra fratelli e sorelle oltre che sui genitori: il vero padre è un saldatore, non il rais di Bagdad. Il ministero va oltre: dichiara che la donna si è sposata molte volte e ha preparato con cura la sua recita. E minaccia di punire severamente chiunque diffonda false informazioni.
Nel clima di assedio permanente degli Houthi, è stato fatto trapelare che i sauditi avrebbero contribuito alla messinscena, falsificando il video della consegna della ciocca. La risposta però è arrivata con un altro filmato, in cui la donna ribadisce di essere vittima dei soprusi: “Non rinuncerò ai miei diritti e alla mia discendenza familiare, anche se mi taglieranno la testa… Sono testarda come mio padre”.
La rivolta dei Dham non si placa. Ieri, alla vigilia della scadenza dell’ultimatum, i tg governativi hanno mostrato una colonna delle forze speciali che si dirigeva verso uno degli accampamenti tribali: non è chiaro se volevano affrontare i ribelli o sbarrare la strada per la capitale. Come molte fiabe, anche quella di Mira racconta una verità: la pressione degli Houthi per limitare l’autonomia dei clan, ancora forti soprattutto nelle regioni settentrionali. Questa volta però i miliziani sciiti devono fare i conti con l’ombra di Saddam Hussein, che resta una figura popolare nel mondo arabo perché viene considerato l’unico a essersi opposto all’imperialismo americano. E tanti in Yemen adesso invocano un’inchiesta indipendente per accertare l’identità della donna.