repubblica.it, 21 maggio 2026
Prove di guerra a Berlino: ecco il “patto per la protezione civile”
C’è anche un manichino dal polso fasciato. È appoggiato su una barella in attesa dei fotografi, che sciamano a dozzine da un banchetto all’altro per immortalare i sorridenti volontari della Protezione civile. Qualche metro più in là uno stand distribuisce depliant per le emergenze e su un tavolo sono appoggiati tonno e ceci in scatola, cetrioli in salamoia, sesamo o pane nero: cibo da bunker. È l’ora di pranzo e davanti alla stazione centrale di Berlino sono annunciati il ministro della Difesa Boris Pistorius (Spd) e il collega dell’Interno Alexander Dobrindt (Csu). Tema della convocazione di stampa e tv: il nuovo “Patto per la protezione civile”.
Il governo Merz intende preparare meglio i cittadini contro attentati, catastrofi naturali e soprattutto contro attacchi chimici, batteriologici, nucleari o militari. Il consiglio dei ministri ha varato 10 miliardi di euro per i prossimi tre anni per rafforzare la difesa civile, “un pilastro portante della nostra architettura per la sicurezza”, sintetizza Dobrindt. E la presenza del suo collega della Difesa è il segnale che “la difesa militare e quella civile devono essere fortemente intrecciate”. Il Patto ha l’obiettivo, in tempi di “minacce crescenti”, di tutelare i cittadini anche attraverso un coordinamento migliore tra governo, regioni e città. “Istituiremo un Comando di coordinamento per la difesa civile al ministero”, ha annunciato il responsabile dell’Interno. Avrà il compito di consultarsi con i governatori e i sindaci e con il ministero della Difesa. E per il responsabile della Difesa Pistorius è chiaro che “non esiste sicurezza militare contro le minacce esterne senza una protezione civile funzionante o una protezione della popolazione funzionante”.
Il piano prevede che le sirene, che “in questi decenni di pace sono state smontate”, ricorda Dobrindt, siano riattivate. Nelle scuole saranno introdotti corsi di protezione civile, 10mila brandine e 1000 veicoli in più saranno messi a disposizione per le emergenze, 50 città avranno a disposizione delle squadre mediche specializzate. E il governo punta a un miglioramento della app per le allerte della protezione civile, “Nina”: sarà arricchita degli eventuali rifugi e luoghi dove ripararsi in casi di attacchi.
Ma il punto dolente restano proprio i bunker e i rifugi. Che fine hanno fatto la mappatura e il piano ad hoc annunciati un anno fa? Pistorius ha ricordato che di recente è stato in Ucraina, dove le sirene e la corsa nei rifugi sono pane quotidiano. Ma del piano per i bunker, in Germania, non c’è ancora traccia. Dobrindt è stato criticato anche dal presidente dei Comuni tedeschi André Berghegger perché i sindaci “portano il peso principale delle crisi” ma “vengono coinvolti troppo poco nelle questioni che riguardano la tutela della popolazione civile”. Nel momento in cui si predispongono rifugi o si schermano le infrastrutture energetiche o si organizzano evacuazioni, “le decisioni non possono più passare sopra la testa dei Comuni”.