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 2026  maggio 21 Giovedì calendario

Israele e gli Usa vorrebbero Ahmadinejad alla guida dell’Iran

Tanto si può dire di Mahmoud Ahmadinejad ma non che non sia un camaleonte. Per diversi anni, ha incarnato il volto oscuro dell’Iran, il presidente che negava l’Olocausto e predicava la fine di Israele, rivendicava l’atomica e aizzava le masse popolari contro il nemico americano. Tramontato il suo potere, si è trasformato in una sorta di grillo parlante del governo, criticandolo anche in maniera esplicita e finendo ai margini del sistema ma senza perdere consensi.
L’ascesa da uomo del popolo
Modi spicci, retorica semplice e populista, giacche consunte in poliestere, al momento della sua ascesa al potere, a metà anni Duemila, Ahmadinejad rappresentava agli occhi degli iraniani meno abbienti un candidato della strada, vicino all’uomo comune, mentre incendiava il dibattito pubblico con discorso duri come mai prima contro il “nemico americano” e il satana Israele. Già sindaco di Teheran, fu eletto per la prima volta nel 2005 promettendo agli iraniani delusi dalla stagione riformista di Khatami il riscatto dei mostazafin, degli “ultimi”, con toni che anticipavano la nascita di una nuova destra populista e clericale.
La sua presidenza
Negazionista dell’Olocausto che definì una “leggenda”, la sua riconferma alle elezioni nel 2009 scatenò enormi proteste di piazza con l’accusa di brogli, dalle quali nacque il movimento conosciuto come Onda verde guidato da alcune personalità riformiste che all’epoca avevano ancora seguito in Iran. I leader furono allontanati dal sistema di potere e silenziati. Mousavi vive ancora oggi agli arresti domiciliari. La risposta degli apparati fu brutale, con migliaia di arresti e decine di vittime. Per molti iraniani la repressione dell’Onda verde rappresentò la fine delle speranze di cambiare il sistema dall’interno e la nascita una opposizione silenziosa nella società civile più radicale e meno incline al compromesso politico.
Certe posizioni oltranziste di Ahmadinejad contribuirono a isolare ulteriormente l’Iran, mentre la sua cerchia ristretta gestiva affari e interessi in Venezuela e alcuni dei suoi collaboratori iniziavano la carriera che li ha portato oggi al vertice del potere. Fu proprio durante la presidenza Ahmadinejad che l’attuale comandante dei Pasdaran, l’oltranzista Ahmed Vahidi, ricoprì i suoi primi incarichi di rilievo come ministro della Difesa. Anche dopo i suoi due mandati presidenziali, però, costruiti intorno al mito dell’industria nucleare iraniana e all’avvicinamento alla Russia, Ahmadinejad ha mantenuto una certa popolarità soprattutto tra le fasce meno abbienti della popolazione, ma è rimasto inviso tanto ai riformisti quanto all’establishment conservatore, allontanandosi anche da Khamenei.
Ai margini del sistema
Nel 2017, il Consiglio dei guardiani, sui cui la Guida aveva grossa influenza, bloccò il suo tentativo di tornare in politica candidandosi alla presidenza. Messo ai margini della vita politica, ha preso a usare molto i social, che lui stesso bannò durante la sua presidenza, per commentare fatti di attualità o rivolgersi a leader internazionali, in una sorta di seconda vita pop. Nel 2020 scrisse a Mohammed Bin Salman, l’erede al trono saudita, presentandosi come “Vostro fratello Mahmoud Ahmadinejad”, dopo averlo per anni criticato. Nella lettera, invocava una soluzione pacifica comune tra Iran e Arabia Saudita per la guerra nello Yemen.
Le lodi a Trump
Negli anni, ha scritto anche tre missive a Trump. Nel 2017, vergò 3.500 parole elogiando la campagna elettorale vincente del tycoon che aveva “descritto in modo veritiero il sistema politico e la struttura elettorale degli Stati Uniti come corrotti” e denunciò il “dominio” degli Stati Uniti sulle Nazioni Unite e negli affari internazionali che aveva portato a “insicurezza, guerra, divisione, uccisioni e sfollamento di intere nazioni”. Erano i giorni del muslim ban, e Ahmadinejad esortava Trump a “valorizzare il rispetto per la diversità di nazioni e razze” senza menzionare il programma nucleare.
Tempo dopo, intervenne sulle proteste di Black Lives Matter per criticare l’approccio violento della polizia americana e fu subissato di critiche da molti utenti che gli ricordavano le violenze e la repressione durante i suoi due mandati e l’uso della pena di morte. Da allora non è mai rientrato attivamente nella politica iraniana, ma i sondaggi hanno continuato ad attribuirgli un consenso quasi inscalfibile soprattutto tra le classi popolari. Fece scalpore una sua intervista del 2024 in cui raccontava il livello di infiltrazione a cui, a suo dire, era arrivata l’intelligence israeliana a Teheran: “I servizi segreti iraniani avevano creato un’unità per colpire gli agenti del Mossad in Iran. Tuttavia il capo di questa unità si è rivelato essere lui stesso un agente del Mossad, insieme ad altri 20 agenti”.