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 2026  maggio 21 Giovedì calendario

I motori degli aerei diventano centrali elettriche per l’Ia

C’è un Boeing 747 che non volerà mai più. I suoi quattro motori, ognuno capace di sviluppare una spinta pari a quella di centinaia di automobili, sono stati smontati, ripuliti, revisionati pezzo per pezzo. Poi rimontati, ma non su un’ala d’aereo. Su una piattaforma a terra, collegati a un generatore, pronti ad alimentare un data center per l’artificial intelligence da qualche parte nel Midwest americano. L’azienda che li ha trasformati si chiama ProEnergy. La turbina che ne è uscita produce 48 megawatt, abbastanza per 40 mila famiglie, o per migliaia di server che addestrano modelli di intelligenza artificiale.
L’economia delle turbine «aeroderivative»
Benvenuti nell’economia delle turbine «aeroderivative»: uno dei mercati più insoliti nati dall’incrocio tra la rivoluzione dell’Ai e la fame di energia elettrica dei data center. Che spuntano come funghi e che non possono contare sull’intermittenza delle energie rinnovabili, su semplici batterie e sull’affidabilità delle reti di trasmissione elettrica per avere la garanzia di restare in attività h24.
Turbine, liste di attesa fino a 7 anni
Ciò che sta accadendo da un paio d’anni a questa parte è che le turbine a gas industriali di nuova generazione – quelle “grandi” da 400-500 megawatt che i produttori come GE Vernova, Siemens Energy e Mitsubishi Heavy Industries (e Ansaldo Energia in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia) installano nelle centrali a ciclo combinato – hanno liste d’attesa che si misurano in anni. In qualche caso si arriva addirittura a sei, sette anni per un ordine nuovo. Ecco allora che in questo vuoto si è infilata un’idea vecchia di decenni ma tornata di stretta attualità: prendere un motore aeronautico, togliergli il grande fan anteriore che serve a produrre la spinta in volo, adattarlo per bruciare gas naturale invece di jet fuel e collegarlo a un generatore. Il risultato è una turbina più piccola delle sorelle industriali, molto meno efficiente sul piano termodinamico, ma pronta in tempi incomparabili. 
Il caso della ProEnergy (e non solo)
Qualche caso? La ProEnergy di cui sopra ci mette 72 ore a sostituire un componente guasto. L’impianto raggiunge la piena operatività in cinque minuti e sul fronte emissioni non supera un quarto della soglia imposta dall’Epa americana.
Un’altra azienda, la FTAI Aviation – che gestisce e fa manutenzione di motori aereonautici – a fine 2025 ha lanciato una divisione apposita per convertire i motori CFM56, il propulsore più prodotto nella storia dell’aviazione civile con oltre 22 mila esemplari montati su Boeing 737 e Airbus A320. Ogni conversione richiede 30-45 giorni. Ogni unità produce 25 megawatt. La capacità produttiva dichiarata supera le 100 unità all’anno.
Nello stesso periodo Boom Supersonic – la startup aerospaziale del Colorado impegnata nel rilancio dei voli civili con jet supersonici – ha annunciato “Superpower”: una turbina da 42 megawatt derivata dal suo motore Symphony, e progettata da zero per alimentare i data center Ai.
La «fame» di energia
Tutti quanti stanno rispondendo a una pressione quantificabile. A fine 2025, secondo un recente report della società di consulenza Wood Mackenzie, gli ordini globali di turbine a gas ammontavano a 110 gigawatt, contro una capacità produttiva mondiale stimata tra 60 e 70 gigawatt. I prezzi hanno raggiunto nuovi massimi storici: quasi il triplo rispetto al 2019.
Le turbine «aeroderivative» non sono una soluzione permanente. I loro stessi promotori le definiscono bridging power – ponti energetici per, appunto, cinque-sette anni, in attesa che nuove turbine vengano consegnate e che magari le reti di trasmissione elettrica vengano potenziate. Ma la “follia” (per tanti versi anche molto finanziaria) che sta caratterizzando soprattutto il mercato americano non si ferma dalla parte occidentale dell’Atlantico. Lo attraversa verso est per la pressione che mette su tutta la catena produttiva dei fornitori e si ripercuote in Europa e sugli altri mercati mondiali, più lenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale ma altrettanto sensibili alla sicurezza energetica e alla copertura integrale della domanda di energia elettrica che solare ed eolico ancora stentano a garantire. Il programma di coalizione tedesco, ad esempio, ha previsto entro il 2030 la costruzione di centrali a gas per 20 gigawatt e nei giorni scorsi Berlino ha finalizzato il lancio di un «mercato della capacità» finalizzato proprio alla sicurezza delle forniture elettriche.
Il portafoglio di Ansaldo Energia
Ecco, quindi, che anche il portafoglio ordini dell’italiana Ansaldo Energia, che ha quote di mercato a ridosso dei “big three” Ge, Siemens e Mitsubishi, «è fully booked fino a oltre il 2029», conferma l’executive vice president New Units, Stefano Gianatti. E neppure il caos seguito alla guerra Usa-Israele-Iran e al blocco di Hormuz sta avendo effetti particolari su questo boom al rialzo. Almeno per il momento: «Se il conflitto continua non si può escludere che il mercato mediorientale rallenti gli investimenti», aggiunge Gianatti. Per ora le due «crisi» non si toccano più di tanto. Ma sotto pressione i mercati possono prendere strade impreviste. E che un motore d’aereo che ha attraversato gli oceani finisca a terra per far girare i server dell’Ai ne è solo l’ultimo esempio.