Corriere della Sera, 21 maggio 2026
Unicredit, il muro di Commerz: «Con gli italiani meno ricavi»
UniCredit non ha partecipato all’assemblea di Commerzbank, ma ieri nell’assise non si è parlato d’altro che della banca italiana e dei suoi piani di scalata al secondo istituto di Germania.
Sul finire di marzo, UniCredit ha annunciato un’offerta pubblica di scambio sul 100% di Commerz che, partita il 5 maggio, si concluderà il 16 giugno. Nel frattempo, ha portato la sua quota potenziale in Commerz vicina al 41% attraverso una serie di strumenti finanziari derivati. Difficilmente, l’ops potrà spingere la banca guidata da Andrea Orcel molto oltre questa soglia. La proposta valorizza infatti Commerz circa due miliardi in meno rispetto alla sua attuale capitalizzazione di Borsa a Francoforte. «L’offerta non riflette il valore fondamentale di Commerzbank», ha sottolineato la ceo Bettina Orlopp durante l’assemblea, paventando un impatto di un miliardo patto negativo sui ricavi della banca tedesca superiore al miliardo in caso di combinazione con UniCredit.
La manager non è tuttavia contraria di principio all’operazione e ha ribadito l’apertura al dialogo con Orcel «a condizione che vi sia la chiara intenzione di offrire ai nostri soci un premio interessante e con un piano che tenga conto dei fattori di successo del nostro modello di business e della nostra strategia».
Più netta, invece, la contrarietà dei sindacati, del presidente di Commerz, Jens Weidmann, e del governo tedesco. Prima dell’assemblea, così, un gruppo di dipendenti di Commerzbank ha inscenato una protesta, esponendo cartelli con scritto «UniCredit va via» e «No alla fusione, no a Orcel». Slogan tradotti in argomentazione dall’ex governatore della Bundesbank Weidmann che ha così aperto i lavori dell’assise. «La nostra raccomandazione è chiara: non accettate l’offerta di UniCredit». Secondo il banchiere, «chi aderisce all’ops si espone a «rischi considerevoli», tra cui «l’elevata esposizione ai titoli di Stato italiani, una quota nettamente più elevata di asset in sofferenza e un’attività in Russia ancora significativa», ha rimarcato, criticando anche l’atteggiamento della banca italiana. «È evidente che l’operato di Unicredit, costantemente privo di coordinamento, e la sua ripetuta comunicazione fuorviante hanno compromesso in modo significativo le basi per una collaborazione costruttiva e basata sulla fiducia».
Parole che sembrano fare eco a quelle pronunciate qualche settimana fa dal cancelliere Friedrich Merz: «Non è questo il modo di trattare istituzioni come una banca tedesca». L’opposizione del governo di Berlino ha una valenza non solo politica ma anche finanziaria dal momento che la Repubblica federale detiene il 12% di Commerz e rischia di diventare un socio molto scomodo per UniCredit.
Che, per il momento, ha preferito rimanere silente e non ribattere alle accuse dei vertici di Commerz. Nei prossimi giorni la banca con sede in Piazza Gae Aulenti potrebbe dare una risposta, dettagliando in un documento i vantaggi che i soci di Commerz potrebbero trarre dal far parte di un gruppo bancario più grande e paneuropeo. L’impressione, però, è che UniCredit dovrà soprattutto vincere la resistenza culturale all’idea che un istituto italiano possa scalare la seconda banca di Germania. Un’ostilità tanto radicata da aver spinto Commerz a tagliare del 30% il bonus dell’ex ceo Manfred Knof per aver incontrato nel 2024 Orcel senza, a quanto pare, segnalarlo all’interno.