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 2026  maggio 21 Giovedì calendario

Maldive, recuperati gli ultimi 2 corpi

È finita. I corpi di tutti e cinque gli italiani morti nella grotta di Alimathà, nel più grave incidente subacqueo nella storia delle Maldive, sono stati recuperati. La professoressa Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, il biologo Federico Gualtieri, la ricercatrice Muriel Oddenino saranno presto a casa. Si spera entro il weekend, una volta concluso l’iter burocratico. Raggiungeranno, in patria, il compagno di sventura in quella grotta maledetta, l’istruttore Gianluca Benedetti, la cui salma è arrivata martedì in Italia.
Ora le famiglie potranno finalmente tentare di chiudere il cerchio del lutto, con il ritorno dei propri cari. E dopo tante ipotesi, polemiche e puntualizzazioni, entrerà nel vivo la fase dell’analisi investigativa, anche grazie al recupero di tutta l’attrezzatura dei cinque subacquei, dalle bombole alle GoPro, con le preziose immagini che potranno svelare cosa è davvero successo quel giovedì mattina a oltre 60 metri di profondità. La Procura di Roma, che ha aperto un’indagine per omicidio colposo, ha già disposto l’autopsia sul corpo di Benedetti.
Emergono con il contagocce nuovi dettagli su quanto scoperto in questi giorni. La professoressa Montefalcone, secondo fonti maldiviane, indossava una muta corta, non l’abbigliamento più adeguato per una immersione in grotta a profondità elevate. Il problema non sarebbero le temperature – ieri di 29° in superficie e di 26° in profondità – quanto le asperità presenti nella grotta stessa, che in alcuni punti si stringe in corridoi alti appena 1,5 metri.
Il team di speleosub finlandesi ha recuperato tutta l’attrezzatura tecnica dei sub italiani, sia quella indossata sia quella sparsa negli anfratti della grotta dove hanno perso la vita. Oggi, per la quarta volta, torneranno ad immergersi per «pulire», come si dice in gergo tecnico, l’area. Ovvero per eliminare ogni traccia del passaggio umano. Tutto il materiale trovato in mare è stato consegnato agli inquirenti, comprese le telecamere GoPro dei sommozzatori. Sarà fondamentale accertare se, come ipotizzato finora, i sub avevano semplici bombole ad aria di solito utilizzate per un «assetto ricreativo» e non con la miscela nitrix, che consente di rimanere in acqua più a lungo. Altrettanto importante sarà verificare la dotazione di torce e di un «filo di Arianna», che permette di ritrovare la via d’uscita. I sommozzatori avrebbero notato nella grotta pezzi di sagole, ossia delle cime di corda spezzate.
«La penetrazione in grotta prevede degli standard ben precisi e ci vogliono brevetti specifici», ha detto ieri al Corriere Orietta Stella, legale del tour operator Albatross Top Boat, marcando nuovamente le distanze dai clienti che erano a bordo della Duke of York. «Che io sappia nessuno dei cinque subacquei aveva una preparazione specifica per l’immersione in grotta né il brevetto di grotta, da non confondersi con quello di caverna. In ogni caso, questa immersione si pone al di fuori del programma autorizzato dall’Università di Genova e anche delle nostre capacità come tour operator, nel senso che non abbiamo a bordo l’attrezzatura adeguata».
In questo rimpallo di responsabilità, resta il dolore dei familiari e la necessità di trovare una risposta alla domanda chiave: cosa è successo là sotto. Nessuno, al momento, si vuole sbilanciare ufficialmente su quali potrebbero essere le cause della tragedia. Ma una pista sta emergendo con forza e a «microfoni spenti» viene ripetuta da varie fonti: i cinque sub italiani si sono persi nella grotta degli squali, hanno infilato un cunicolo senza uscita scambiandolo per il corridoio che li avrebbe riportati all’ingresso e, forse anche aggravati dall’inevitabile panico, hanno perso minuti preziosi, restando senza aria.
Non esistono mappe depositate della grotta di Devana Kandu. Il suo mistero è intatto anche se DAN Europe, la Fondazione che ha messo a disposizione la squadra di soccorritori, ha fatto sapere che il team di speleosub finlandesi «tenterà di documentare ulteriormente e mappare alcune sezioni della grotta, condividendo le informazioni raccolte con le autorità maldiviane». In modo che nessuno si possa più perdere in quei meandri.