Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 21 Giovedì calendario

Tra Xi e Putin il vertice dei sorrisi. Ma niente intesa sul nuovo gasdotto

Nella visita di due giorni di Vladimir Putin a Pechino sono mancati solo gli abbracci. Ma giusto perché non sono usanza in Estremo Oriente. Per il resto, sia lo zar, sia il presidente Xi Jinping si sono affrettati – mentre l’Ilyushin russo riprendeva il volo alla volta di Mosca – ad assicurare al mondo che il summit tra i due capi di Stato «è stato un successo assoluto».
Bambini in festa, fiori, guardia d’onore schierata e marziale, tanti sorrisi e strette di mano: la capitale cinese si è mostrata al suo meglio mentre le delegazioni dei due Paesi si scambiavano protocolli e firme sui dossier economici e strategici. Soltanto quello che Putin e Xi si sono detti nel privato della Grande Sala del popolo è rimasto riservato. Anche se sono trapelati due dei temi centrali: il rapporto con gli Stati Uniti di Trump, la posizione di Mosca e Pechino nei confronti dei due conflitti che «mettono in pericolo la stabilità mondiale»: Ucraina e Iran. Xi ha avvertito che il mondo rischia di regredire alla «legge della giungla» e ha indicato nel rapporto tra Cina e Russia una forza di stabilizzazione globale. La Casa Bianca, interpellata a tal proposito, ha fatto spallucce: Xi Jinping «mi aveva detto» che Putin sarebbe andato. E ancora: «Bene così. Io vado d’accordo con tutti e due», ha detto Donald Trump ieri. «Non so se la cerimonia» riservata a Putin sia stata bella «quanto la mia, penso che con noi hanno fatto meglio».
Sarà: ma la cordialità e l’intimità tra lo zar e il Nuovo Timoniere – almeno nelle immagini ufficiali – ha dato un’altra impressione rispetto alla pompa – impeccabile ma studiata – che ha circondato il leader americano. Certo è vero che, dal punto di vista economico, la Russia, per la Cina, non ha il valore degli Stati Uniti (e dell’Occidente tutto). Ciononostante, è bene rilevare che Pechino acquista la quota più significativa del petrolio che importa dalla Russia (20%), con un aumento del 35% registrato in questi primi mesi segnati dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da cui transita un terzo del petrolio e il 25 per cento del gas importati da Pechino. L’interscambio complessivo, che dal 2023 ha superato i 200 miliardi di dollari, si è fermato lo scorso anno a 240 miliardi. E all’interno di questo dato sono diminuite le esportazioni di Mosca e aumentate quelle di Pechino, soprattutto le componenti necessarie per la guerra in Ucraina.
Xi e Putin hanno firmato una dichiarazione congiunta sul «rafforzamento del coordinamento strategico onnicomprensivo» e concordato l’estensione del Trattato di buon vicinato e cooperazione tra i due Paesi. Nel complesso, i due leader hanno presenziato alla firma di 20 intese tra i rispettivi governi. Ma non è stato trovato l’accordo sulla costruzione del gasdotto Power of Siberia 2, che dovrebbe portare in Cina 50 miliardi di metri cubi di gas russo l’anno.
Putin e Xi hanno concluso la visita con una conversazione informale davanti a una tazza di tè, durata oltre un’ora e mezza. Con loro anche Sergei Lavrov.