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 2026  maggio 21 Giovedì calendario

Soldini, regista de «Le assaggiatrici»: «Il mio film lì? Ho i brividi, come Martone»

Non ne sapeva niente nessuno. Né Sorrentino, né Michieletto, né Soldini, né Martone. Invitati a loro insaputa al Festival del cinema italiano in Israele. Fuori. Come dice lo stesso titolo del film di Martone, che ha protestato pubblicamente. Ora parla Silvio Soldini, ignaro regista di Le assaggiatrici, su Hitler e le giovani che rischiavano la vita, cavie per il cibo a lui destinato, in programma a Haifa. «Ne avevo parlato al telefono con Mario. Sono allineato con lui. Sapere che mentre c’è gente ridotta alla fame a Gaza, ci sia una fila composta di gente in una sala a Tel Aviv, mette i brividi». Una dimenticanza? «Non credo proprio, è una scelta. Non so a chi si siano rivolti per avere i nostri film». Dice che la rassegna, cominciata ieri, «è organizzata dall’Istituto italiano di cultura, d’intesa con enti locali. Come se non succedesse nulla a Tel Aviv, è questo che fa venire i brividi. Purtroppo, ci si abitua a tutto». Voi registi avreste potuto opporvi? «Una volta finito, un film non è più in nostro possesso. Io posso esprimere il mio dissenso e finisce lì. Non so cosa sia successo con i distributori internazionali». Il fatto poi che il suo film, in Israele, sia ambientato sotto il nazismo... «Ma può anche essere una storia distopica, i nazisti in un futuro prossimo possono nascere da qualche parte del mondo. Il mio film, con i riflessi sul presente, su quello che stiamo vivendo, è un messaggio nella bottiglia. È stato venduto in 50 Paesi, in Italia ha avuto 500 mila spettatori, ha vinto tre David, ma il mio vero premio è stato il pubblico». Cosa pensa del caso Flotilla? «Un fatto molto grave. Se penso a quello che è diventato Israele col signor Netanyahu…» E cosa pensa della polemica che rimbalza da Cannes, dove il regista «rosso» Ken Loach ha detto di disapprovare ciò che sostiene Wim Wenders, che il cinema deve essere al di sopra della politica? «Sono d’accordo con Loach».