Avvenire, 20 maggio 2026
«Giustizia per i desaparecidos» Il grido tra gli stadi dei Mondiali
Il calcio di inizio dei Mondiali, l’11 giugno a Città del Messico, accenderà i riflettori dello stadio Azteca. Gli stessi che nel 1986 illuminarono la mano de Dios di Maradona.
Questa volta sono le famiglie dei desaparecidos a chiedere un po’ di luce. Secondo il Registro nazionale delle persone scomparse, in Messico si contano oltre 134mila desaparecidos, in gran parte spariti negli ultimi vent’anni, da quando il governo ha dichiarato guerra ai cartelli della droga.
A questi si aggiungono più di 70mila corpi non identificati e migliaia di fosse clandestine.
L’ultimo rapporto della Commissione interamericana per i diritti umani definisce il fenomeno delle sparizioni in Messico «generalizzato», sottolineando che «può colpire chiunque» e che spesso avviene con diversi livelli di complicità, tolleranza o appoggio statale.
Tra le principali vittime ci sono bambini reclutati dal crimine organizzato, donne vittime di tratta, migranti, giornalisti scomodi, difensori dei diritti umani e familiari colpiti proprio per aver cercato i propri cari scomparsi. Al resto ci pensa un’impunità strutturale: secondo le organizzazioni per i diritti umani, circa il 95% dei casi rimane irrisolto.
Mentre la Commissione interamericana offre assistenza tecnica allo Stato messicano, il governo della presidente Claudia Sheinbaum – pur riconoscendo pubblicamente la gravità della crisi – continua a difendere l’operato delle istituzioni.
Nemmeno l’ultimo intervento del Comitato Onu contro le sparizioni forzate ha modificato la posizione del governo. Il Comitato, che considera la situazione messicana potenzialmente riconducibile a crimini contro l’umanità, ha chiesto al Segretario generale delle Nazioni Unite di sottoporre con urgenza il caso all’Assemblea generale. Città del Messico ha respinto questa interpretazione e contestato il numero ufficiale dei desaparecidos. Intanto a Tlalpan, nel sud della capitale, dove Sheinbaum vinse le sue prime elezioni come sindaca nel 2015, le autorità ultimano i preparativi per accogliere migliaia di visitatori durante il torneo, mentre i familiari degli scomparsi organizzano proteste e marce di denuncia. Chissà che uno di quei riflettori non finisca per mostrare come il paese che il mondo vedrà vestito a festa continui in realtà a portare addosso i colori del lutto.