il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2026
Decreto Primo Maggio, ritorna l’emendamento "scudo" per le imprese
Il centrodestra ci riprova per la quarta volta: pure nel decreto Primo Maggio è stato presentato un emendamento per dare uno scudo alle imprese che sottopagano i dipendenti. La norma proposta farebbe scattare l’adeguamento degli stipendi solo dopo l’avvio della causa, senza arretrati.
La firma è di Forza Italia e Lega ed è un tentativo di riscrittura della norma già inserita in tre precedenti decreti e disegni di legge nell’ultimo anno. Gli ultimi due tentativi erano stati bloccati dal Quirinale per il rischio di incostituzionalità e per l’incoerenza della materia. Ora arriva con una nuova formulazione. Il succo è questo: immaginiamo un’impresa che, pur applicando il corretto contratto collettivo, paghi salari sotto soglia di povertà; in questo caso la “rideterminazione giudiziale della retribuzione” scatterebbe solo dopo la presentazione del ricorso del lavoratore. L’emendamento, questa volta, fissa anche un’altra condizione per beneficiare del salvacondotto: il contratto applicato deve avere “meccanismi di tutela del potere d’acquisto”. Si tratta di quegli strumenti che periodicamente prevedono un adeguamento all’inflazione. Naturalmente non è sufficiente a evitare che gli stipendi vadano sotto la soglia di povertà e quindi siano dichiarati contrari all’articolo 36 della Costituzione. Se parte con salari minimi molto bassi, il recupero dell’inflazione non li rende dignitosi e adeguati.
Bisogna ricordare che negli ultimi tre anni diverse inchieste, quasi tutte a Milano, hanno portato a commissariare imprese per via delle retribuzioni sotto la soglia di povertà. Nel 2023 il pm Paolo Storari ha disposto il controllo giudiziario di alcune imprese di vigilanza, perché il loro contratto – firmato dai maggiori sindacati – prevedeva paghe minime sotto i 5 euro. Negli ultimi mesi, lo stesso Storari ha preso analoghi provvedimenti contro Glovo e Deliveroo.
L’attivismo del centrodestra per salvare le imprese dal rischio di pronunce giudiziarie sgradite, che costringano ad alzare i salari e versare gli arretrati, è iniziato a luglio 2025, con l’emendamento Pogliese al decreto Ilva. Poi è stato ripresentato nella legge di Bilancio a dicembre e nel decreto Pnrr a gennaio. Per evitare un nuovo stop del Colle, la norma è stata scritta in modo un po’ diverso, ma cambia poco nella sostanza e nell’obiettivo: aiutare le imprese che sottopagano i dipendenti a evitare grossi guai. I deputati M5S Davide Aiello e Riccardo Tucci parlano di “misura che assesta un colpo ferale ai diritti dei lavoratori sottopagati”.