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 2026  maggio 20 Mercoledì calendario

Fine vita, partita riaperta in Senato.

Palazzo Madama, primo pomeriggio, riunione di maggioranza sul fine vita. Dentro, le perplessità di Lega e FdI. Davanti ai microfoni, all’uscita, concordia e rivendicazione: «È stata accolta la richiesta di Forza Italia», annuncia la presidente dei senatori azzurri Stefania Craxi. Ovvero: il centrodestra riavvia il cantiere sul fine vita. E rimette mano al disegno di legge messo a punto dal forzista Pierantonio Zanettin e dal meloniano Ignazio Zullo. Le commissioni Giustizia e Sanità del Senato martedì prossimo riapriranno il termine degli emendamenti. Il partito di Antonio Tajani intende presentare una modifica per coinvolgere almeno in parte il Ssn, escluso nel testo della destra. Un tentativo di avvicinare le opposizioni. L’idea, spiega Craxi, sarebbe quella di «affidare alla volontarietà e gratuità del medico generico» l’assistenza al suicidio assistito «anche intramoenia, in ospedali pubblici».
A porte chiuse, in realtà, il dibattito è vivace. Intorno alle 15, nella sala della commissione Sanità, il presidente meloniano Franco Zaffini ospita i capigruppo di centrodestra Lucio Malan, Massimiliano Romeo, Stefania Craxi, il relatore Zanettin, la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, il ministro ai rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e il viceministro di via Arenula Francesco Paolo Sisto. Zaffini è il primo a frenare lo slancio forzista: propone di lasciare il testo Zanettin-Zullo così com’è. «È il frutto del lavoro di sintesi fatto dalla maggioranza», fa notare: perché cambiare? Craxi lo spiega senza reticenze: «FI ha un nuovo capogruppo, ora questo tema è identitario». Effetto Marina Berlusconi. Le resistenze all’accelerazione vengono però anche dalla Lega. Dall’esterno si sente l’argomentazione di Romeo: «Avevo capito che l’idea fosse lasciarlo un po’ lì il testo». L’incertezza del capogruppo leghista è questa: «Serve un indirizzo dai leader, non possiamo decidere noi capigruppo». Dei leader, e dunque del governo. Che per ora si tiene fuori. Almeno formalmente.
È nota la freddezza di un pezzo di esecutivo. Non solo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. La stessa premier Giorgia Meloni in pubblico era stata netta: «Compito dello Stato non è favorire percorsi per suicidarsi». Nel corso della riunione il ministro Ciriani infatti rimane in silenzio; nessuna indicazione dall’alto. Craxi perora la causa: «Mi permetto di farvi notare che secondo i sondaggi circa il 90% degli italiani è a favore di una legge sul fine vita». Qualcosa a FI bisogna concedere, lo sanno gli alleati. Gli azzurri hanno fatto sapere che quando si arriverà all’esame in aula, i parlamentari avranno libertà di coscienza. Se non si sblocca il testo del centrodestra, il rischio è che arrivi al voto segreto il ddl del dem Alfredo Bazoli. Così prevederebbe il patto con le minoranze. Ecco quindi il compromesso: dopo sette mesi FI ottiene di far ripartire i lavori delle due commissioni. Sulle modifiche, però, un accordo non c’è.
Il testo Zanettin-Zullo difficilmente sarà pronto entro il 3 giugno, quando è prevista la discussione in aula: probabile il rinvio in commissione. Le opposizioni lo sanno e infatti prevale il sospetto. «Il timore è che riaprire agli emendamenti sia un escamotage per prendere tempo mentre incombe la fine della legislatura», commenta il dem Bazoli. «Nel centrodestra – aggiunge la 5S Mariolina Castellone – manca una sintesi». Concorda Ilaria Cucchi di Avs: «Allungano i tempi per non approvare nulla».