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 2026  maggio 20 Mercoledì calendario

Doppiatori e cantanti la brevettano contro l’IA

«Non ti scordar mai di me». Per anni Giusy Ferreri ha cantato uno dei tormentoni più riconoscibili della musica italiana. Ma proprio quella voce così graffiata, ruvida e caratteristica oggi potrebbe essere imitata alla perfezione dall’intelligenza artificiale, fino a diventare indistinguibile dall’originale. Per evitare questo rischio, la cantante ha registrato il proprio marchio vocale all’Euipo, l’European Union Intellectual Property Office. Una decisione che ha qualcosa di storico, perché è stata la prima cantante in Europa a depositare ufficialmente la sua voce come marchio sonoro. Anche se la prima al mondo è stata Taylor Swift.
Nel fascicolo compare un semplice file audio di pochi secondi in cui pronuncia il suo nome: «Sono Giusy Ferreri». Tanto basta per trasformare un timbro in un’identità giuridicamente protetta. «Ho sentito l’esigenza di farlo per tutelarmi», spiega. Dietro questa scelta non c’è una battaglia contro la tecnologia, ma la volontà di evitare che la propria identità artistica possa sfuggire di mano in un’epoca in cui i software di voice cloning riescono a ricostruire una voce partendo da campioni audio brevissimi.
Il marchio sonoro tutela proprio questo: non la canzone, già protetta dal diritto d’autore e dalla Siae, ma il suono unico che permette di capire immediatamente chi sta parlando o cantando. Negli ultimi due anni il tema della clonazione vocale è uscito dai laboratori ed è arrivato dentro l’industria musicale, il cinema e fino alle truffe online. Nel Regno Unito una ricerca diffusa da Starling Bank ha evidenziato come bastino pochi secondi di audio pubblicati sui social per creare imitazioni credibili da utilizzare in tentativi di frode telefonica. Negli Stati Uniti, invece, il dibattito si è acceso dopo diversi casi di deepfake vocali che hanno coinvolto artisti e celebrità, tra cui Scarlett Johansson, che accusò OpenAI di aver clonato la sua voce per l’assistente “Sky” di ChatGpt, dopo che lei aveva rifiutato di prestarla, riaccendendo il confronto sui limiti legali del voice cloning e sulla tutela dell’identità digitale.
«È sempre importante per un artista avere il pieno controllo di ciò che fa e di quello che dice», aggiunge Ferreri. Sempre più artisti italiani stanno così correndo a blindare legalmente la propria voce. Non solo cantanti però, ma anche doppiatori, speaker e interpreti, categorie particolarmente esposte in un mercato in cui la voce rappresenta insieme identità artistica e valore economico.
In Italia l’apripista è stato Luca Ward, storica voce italiana di attori come Russell Crowe, Keanu Reeves e Samuel L. Jackson. La stessa scelta è stata fatta anche da Massimo Corvo, voce italiana di Sylvester Stallone, Jean Reno e Vin Diesel.
Dietro questa corsa ai depositi europei c’è anche un vuoto normativo ancora aperto: oggi non esiste una disciplina specifica che regoli in modo dettagliato l’utilizzo delle voci pubblicate online per addestrare sistemi di intelligenza artificiale generativa. Per questo molti artisti stanno cercando protezione attraverso gli strumenti della proprietà intellettuale e della tutela dell’identità.
«Sapere che oggi con estrema facilità può sfuggire il controllo della propria identità artistica – spiega ancora Ferreri – mi ha portato a ritenere opportuno depositare il mio timbro vocale insieme al riconoscimento facciale». Per Ferreri il rischio non riguarda soltanto la musica, ma qualcosa di ancora più delicato. «È un modo per evitare eventuali confusioni che potrebbero presentarsi in futuro, soprattutto se oltre alle scelte artistiche anche il pensiero verbale può essere manipolato e travisato contro la propria volontà».
È in questo scenario che il marchio vocale sta diventando una nuova frontiera della tutela artistica. «Oggi sempre più artisti mi stanno chiamando per tutelare la voce come marchio – spiega l’avvocato Marco Mastracci, titolare dello studio Mpm Legal, il primo legale in Italia ad aver fatto registrare il marchio vocale a diversi artisti – La voce non è più soltanto identità artistica: è un vero patrimonio da proteggere. Registrare un marchio vocale – spiega Mastracci che di Ferreri, Corvo e Ward è il legale in questo ambito – significa difendere l’autenticità umana in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale può imitare tutto, ma non dovrebbe poter rubare l’identità».