corriere.it, 20 maggio 2026
La Ue valuta scorte strategiche di fertilizzanti
Dopo il gas, i microchip e le terre rare, Bruxelles si prepara a mettere in sicurezza anche il cibo. O meglio: ciò che rende possibile produrlo. Fertilizzanti, nutrienti agricoli, approvvigionamenti chimici. Materie che fino a pochi anni fa appartenevano alla geografia invisibile della globalizzazione e che oggi stanno entrando nel lessico della sicurezza strategica europea.
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha riportato al centro dello scenario un passaggio cruciale come lo Stretto di Hormuz, da cui transita una quota enorme del commercio energetico mondiale. Ma insieme a petrolio e gas passa anche una parte rilevante dei fertilizzanti destinati all’agricoltura globale. Un dettaglio tecnico solo in apparenza. Perché da quei prodotti dipendono raccolti, prezzi alimentari e stabilità sociale.
Per questo la Commissione europea sta valutando nuove forme di stoccaggio strategico dei fertilizzanti e persino acquisti comuni a livello europeo, sul modello già sperimentato durante la crisi energetica. L’obiettivo è evitare che una nuova impennata dei costi energetici o un’interruzione delle rotte commerciali finisca per trasferirsi direttamente sul prezzo del cibo.
Dietro le discussioni tecniche di Bruxelles si intravede però qualcosa di più profondo: il definitivo tramonto dell’idea che le catene globali di approvvigionamento siano sempre disponibili, efficienti e politicamente neutrali.
Fino a pochi anni fa i fertilizzanti erano considerati una semplice commodity agricola. Oggi vengono trattati sempre più come una risorsa strategica. La logica è la stessa che ha già trasformato semiconduttori, batterie e gas naturale in questioni di sicurezza nazionale: dipendere troppo dall’esterno è diventato un rischio geopolitico.
I prezzi spiegano bene la tensione. I fertilizzanti azotati, la cui produzione dipende fortemente dal gas, nelle ultime settimane hanno registrato aumenti molto superiori alla media dello scorso anno. Bruxelles teme soprattutto l’effetto ritardato: non tanto un’esplosione immediata dei prezzi alimentari, quanto una nuova ondata inflazionistica nei prossimi mesi, quando gli agricoltori avranno esaurito le scorte acquistate prima dell’escalation militare in Medio Oriente.
Il ricordo del 2022 pesa ancora. L’impennata dei costi energetici provocata dalla guerra in Ucraina aveva mostrato quanto rapidamente uno choc geopolitico possa propagarsi dall’energia fino agli scaffali dei supermercati. Pane, pasta, oli vegetali, mangimi: tutto aveva iniziato a rincarare nel giro di pochi mesi.
Ora Bruxelles vuole evitare di trovarsi di nuovo impreparata. Alcuni Paesi del Nord Europa si stanno già muovendo in questa direzione. La Finlandia mantiene da tempo riserve strategiche agricole insieme a carburanti e cereali. La Svezia ha annunciato nuovi stock di fertilizzanti e sementi nell’ambito della sua strategia di “difesa totale” dopo l’ingresso nella Nato.
L’Europa, insomma, sta lentamente entrando in una nuova fase storica: quella in cui anche l’agricoltura smette di essere soltanto mercato e torna a essere sicurezza. E nella nuova economia delle crisi permanenti, accumulare fertilizzanti rischia di diventare importante quanto accumulare gas.