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 2026  maggio 20 Mercoledì calendario

Morta la cagna di Putin

Si chiamava Yume, «sogno» in giapponese, ed era diventata uno degli animali più famosi della diplomazia mondiale. La cagnolina di razza Akita inu, donata nel 2012 a Vladimir Putin dalla prefettura giapponese da cui la razza prende il nome, è morta di vecchiaia lo scorso anno, ma la notizia è stata resa pubblica solo ora dal Cremlino. Yume avrebbe compiuto 14 anni ad aprile. 
Il cane era stato donato al leader russo come gesto di gratitudine dopo il terremoto e lo tsunami che devastarono il Giappone nordorientale nel 2011: Mosca aveva inviato squadre di soccorso e assistenza nelle aree colpite. 
Da allora Yume divenne una presenza simbolica nelle relazioni tra Russia e Giappone, comparendo accanto a Putin in diverse occasioni ufficiali.
L’immagine più celebre resta quella del 2014, quando Yume accolse l’allora premier giapponese Shinzo Abe nella residenza di Sochi. La cagna, bianca e imponente, entrò abbaiando nella stanza dell’incontro diplomatico mentre Putin sorrideva divertito. Abe raccontò poi in Parlamento di essersi avvicinato «con cautela» dopo che il presidente russo gli aveva confidato: «A volte morde». 
Dietro quell’animale c’era però anche un piccolo caso diplomatico. Nel 2016 Tokyo pensò di regalare a Putin un secondo Akita maschio come compagno per Yume, nel tentativo di ammorbidire il clima dei negoziati sulle isole Curili, contese tra i due Paesi dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma Mosca declinò l’offerta, ufficialmente per difficoltà legate alla quarantena e alla gestione degli animali. Per molti osservatori fu il segnale di rapporti già in raffreddamento. 
Con l’invasione dell’Ucraina e il gelo totale tra Russia e Giappone, Yume era sparita dalla scena pubblica. Negli ultimi anni in Giappone erano cresciute perfino le domande sulle sue condizioni di salute. A dicembre era morto anche Mir, il gatto siberiano che Putin aveva inviato nel 2013 al governatore di Akita come dono di ringraziamento reciproco. 
La storia di Yume aveva colpito molto i giapponesi anche per il valore simbolico della razza Akita, associata in Giappone alla lealtà assoluta grazie alla leggenda di Hachikō, il cane che continuò ad aspettare il padrone morto per quasi dieci anni davanti alla stazione di Shibuya. 
Per Putin, noto amante dei cani (spesso – come nel celeberrimo caso dell’incontro con una Merkel decisamente spaventata a Sochi, nel 2007), Yume era diventata anche uno strumento di immagine: il leader duro del Cremlino che accarezza un Akita giapponese nella neve. Un dettaglio apparentemente privato che, per anni, ha raccontato molto più di tanti comunicati ufficiali.