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 2026  maggio 20 Mercoledì calendario

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Titoli di testa «L’egoismo. È una caratteristica obbligatoria per chi vuole scalare gli Ottomila».
Vita Appassionato di sci e di montagna sin dalle elementari da ragazzo viene spedito dal padre Alfonso a fare il pastore sulle montagne di casa • A 19 anni ha deciso che il suo vero lavoro doveva essere la montagna e si è iscritto ai corsi di guida alpina e di maestro di sci. Per cinque anni è stato la più giovane guida alpina italiana • Dal 1989 è membro del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), ruolo che lo ha portato a specializzarsi come tecnico di elisoccorso presso la base operativa di Caiolo, consolidando così la sua esperienza nel soccorso • Nel 1995 è diventato Maestro di sci nella disciplina alpina • La sua carriera alpinistica vera e propria inizia nel 2001 quando sale la Parete nord Pizzo Tresero e scende con gli sci • L’anno successivo sale su 5 pareti nord in solitaria: Pizzo Tresero, Pedranzini, Dosegu, San Matteo, Cadini • Nel 2003 scala la Parete nord San Matteo • Il 2004 segna il suo esordio sui giganti himalayani: entra in contatto con Agostino Da Polenza in occasione della spedizione gemella all’Everest e al K2 per celebrare il cinquantennale dell’ascensione italiana alla seconda montagna della terra • In quell’occasione insieme a Karl Unterkircher ha conquistato la vetta dell’Everest (8.848 metri), che l’alpinista raggiunge dal versante nord • È il primo valtellinese in vetta, in compagnia di Tarcisio Bellò: ce l’hanno fatta usando l’ossigeno negli ultimi 500 metri • Nel 2005 e nel 2006 affronta lo Shisha Pangma. Sempre nel 2006 si misura col terzo ottomila, l’Annapurna I (8.091 m), e raggiunge la vetta il 12 ottobre con Marco Camandona • L’anno dopo prosegue la collezione di giganti sul Cho Oyu (8.201 m) che conquista il 5 maggio con una salita veloce campo base-cima-campo base in 26 ore, in compagnia di Silvio Mondinelli, che lui considera il suo grande maestro di Ottomila • A luglio è la volta del Broad Peak (8.047 m), montagna del Karakorum affrontata e vinta il 12 luglio insieme ad un nutrito gruppo di alpinisti tra cui Mondinelli, Angelo Giovanetti, Simone La Terra, Gerlinde Kaltenbrunner, Edurne Pasaban, Iván Vallejo • Nel maggio 2008 partecipa alla spedizione Share Everest 2008 durante la quale, insieme a Mondinelli e Michele Enzio, colloca sul Colle Sud dell’Everest a 8000 metri la stazione meteorologica più alta della Terra • «”Confortola è uno dei più entusiasti del nostro team – commenta Da Polenza – Quando stavamo partendo dal campo base dell’Everest, guardava verso la nostra stazione e ripeteva:  ’Abbiamo fatto qualcosa di grande, quella stazione rimarrà per tanti anni e renderà un servizio prezioso a tutti’”»[Brevini, Cds 03-08-08] • Nel luglio successivo parte per l’ascesa del K2, insieme al connazionale Roberto Manni. È la scalata che gli cambierà per sempre la vita • Il 1º agosto raggiunge la vetta, anche stavolta ha vinto. Invece il K2 si vendica: a causa del crollo di un seracco sul cosiddetto Collo di bottiglia è costretto a bivaccare una notte in una buca a 8400 metri con Gerard McDonnell e Meherban Karim • In quelle ore moriranno undici alpinisti tra i quali lo stesso compagno irlandese di Confortola • «Marco e “Jesus” (McDonnell, ndr) bivaccano per un’intera notte oltre quota 8mila a -30°: l’unico modo per sopravvivere è restare svegli. Marco, per farlo, inizia a cantare La montanara, la canzone che gli ha insegnato da piccolo il papà Alfonso [Ricci, Sole 31-07-18, nel decennale del disastro] • Lui, grazie all’aiuto di Pemba Gyalje sherpa sopraggiunto per salvarlo, riesce a raggiungere il campo IV e poi il campo base • «(…) avevano iniziato l’attacco finale alla montagna venerdì, intorno alle 2-3 di notte. Così hanno fatto anche il valtellinese Marco Confortola e il bresciano Roberto Manni, che ha rinunciato a 7900 metri. Gli altri hanno proseguito arrivando in vetta nel tardo pomeriggio. Alle otto di sera è stato l’alpinista olandese Wilco van Rooijen, in una telefonata al campo base, ad avvertire che Confortola stava per giungere in cima. Molti alpinisti erano già lassù, una ventina. E si era fatto molto tardi così alcuni hanno bivaccato in alta quota, altri hanno tentato la discesa al buio. Ma ecco l’inaspettato: un enorme seracco di ghiaccio ha spazzato via le corde fisse sul traverso e il “Collo di bottiglia”, il passaggio chiave, quello più complesso dell’ascesa al K2, difficilissimo da affrontare senza quelle corde. Confortola ha trascorso la notte in una buca scavata nella neve a 8.300 metri di quota e all’alba ha iniziato la discesa. (…)» [Spampani Cds] • «(…) tornato vivo dal K2 (…) Salvo per miracolo in quella che è stata una delle più grandi tragedie della montagna con le sue undici vittime. (…) ha subito l’amputazione di tutte le dita dei piedi a causa dei gravi congelamenti (…)» [Marro Cds 07-02-10]. Per le ferite sarà costretto a passare dallo scarpone numero 43 al numero 35 • Sulla drammatica esperienza del K2 Confortola ha scritto il memoir Giorni di Ghiaccio. Agosto 2008. La tragedia del K2, uscito nel 2009 e Ricominciare del 2011 • L’anno dopo un’altra tragedia ha coinvolto Confortola, sempre sull’Himalayia: «Trentacinque alpinisti sono stati travolti da una valanga. Si trovavano sul monte Manaslu, 8163 metri, in Nepal, ottava cima del mondo. I membri della spedizione, giunti da vari Paesi, nel momento dell’impatto della massa bianca in discesa erano addormentati nelle tende dell’accampamento numero tre a oltre 7.400 metri. Tra di loro l’alpinista italiano Alberto Magliano, una delle almeno 13 vittime delle quali sono stati ritrovati i corpi. Gli scalatori erano distribuiti in una ventina di tende, e con loro quattro italiani. Magliano, 66 anni, aveva iniziato a scalare seriamente montagne dopo i 45, ma si era fatto un nome anche tra professionisti celebri. È rimasto intrappolato dentro al giaciglio mentre volava in basso nella massa di neve per oltre 800 metri, probabilmente senza mai risalire in superficie. Secondo il racconto dei due sopravvissuti, Magliano dormiva assieme allo sherpa che accompagnava lui e gli altri connazionali, Silvio Mondinelli e Christian Gobbi, letteralmente scaraventati per centinaia di metri nella neve ma miracolosamente incolumi, così come il quarto italiano della spedizione, Marco Confortola» [Bultrini, Rep] • Nonostante il grande spavento, nel 2013 l’alpinista torna tra i giganti himalayani e conquista il Lhotse • Nel 2014 si ferma a 200 metri dalla vetta del Kangchenjunga. Il 23 maggio 2016 raggiunge la vetta del Makalu in compagnia del valdostano Marco Camandona, al suo nono ottomila • Il 20 maggio 2017 conquista la cima del suo decimo ottomila, il Dhaulagiri • La vetta del Dhaulagiri da parte di Confortola è confermata nell’Himalayan  Database e ha ottenuto la certificazione ufficiale • Notevole l’intervento di salvataggio, operato in quella occasione dallo stesso Confortola con i piloti trentini Piergiorgio Rosati e Michele Calovi, di alcuni alpinisti bloccati sul Dhaulagiri, effettuato con un elicottero il 22 maggio 2017, nonostante la stanchezza accumulata per la salita e successiva discesa al Campo Base • Nel 2018 affronta il Kangchenjunga (8.586 metri) ma rinuncia a poche centinaia di metri dalla cima per il troppo freddo • Nel  2019 partecipa a una spedizione sul Gasherbrum II (8.035 metri). Ne fanno parte Don Bowie, Sergi Mingote, Ali Durani e altri alpinisti polacchi. Marco raggiunge la vetta senza ossigeno il 18 luglio • Dal 20 al 22 luglio coordina dal campo base le operazioni di soccorso dell’alpinista Francesco Cassardo, caduto per 500 metri mentre scendeva dalla vetta del Gasherbrum • Tra un Ottomila e l’altro Confortola riesce anche a rilassarsi. 2021, l’esperienza di un’aurora boreale sulle Alpi: «”Avevo quasi raggiunto la cima, a 3.350 metri, ai piedi del canalone che porta in vetta, quando le prime luci dell’alba hanno squarciato il buio della notte, regalandomi uno spettacolo mai visto prima in trent’anni di ascensioni”. Marco Confortola, alpinista di Valfurva, il cacciatore di Ottomila, undici quelli già conquistati, ha colto l’attimo irripetibile: l’aurora boreale sul Gran Zebrù, massiccio del gruppo Ortles-Cevedale, al confine tra la Lombardia e il Trentino Alto Adige» [Gerosa, Rep 03-11-21] • Nel 2022 esplode il caso del Kangchenjunga: il valtellinese dichiara di aver raggiunto la vetta  a 8586 metri al terzo tentativo il 5 maggio • Sarebbe il suo 12° ottomila ma l’agenzia “Seven Summits” non conferma il raggiungimento di vetta da parte del proprio cliente e non lo menziona tra gli alpinisti che hanno raggiunto la cima in quel giorno. Anche lo sherpa che accompagnava l’alpinista conferma il mancato raggiungimento della vetta da parte del suo cliente • Lo stesso anno, sul Nanga Parbat (8.126 metri) rinuncia alla vetta a causa delle alte temperature e dell’alto rischio valanghe • Sul Nanga Parbat (8.126 metri) nel 2023, rinuncia alla vetta a causa delle condizioni meteo, come da lui stesso confermato • Due anni dopo sale in cima al Gasherbrum I (8080 metri) • Sempre nel 2025 «L’Himalayan DataBase annulla definitivamente la vetta del Kanchenjunga e certifica come “dubbie” altre 4 vette (Annapurna, Lhotse, Makalu e Dhaulagiri) in quanto l’alpinista non ha fornito prove in merito. Ora l’alpinista avrà 12 mesi per fornire prove e testimonianze certe e inconfutabili, in assenza delle quali, queste cime passeranno dallo stato “dubbie” ad “annullate”» [Gian Luca Gasca, Lo scarpone] • «”Marco Confortola non è tra i grandi alpinisti. Non lo seguo: quello che fa, o che dice di aver fatto, non mi interessa. Se io parlo di lui, lo accredito presso un’élite a cui non appartiene. Dico però che Simone Moro, che al contrario è un grande alpinista, ha ragione: se uno dichiara di aver raggiunto la vetta di un Ottomila, ha il dovere di esibire le prove. Se queste mancano, la presunta ascesa resta un fatto personale: per la storia dell’alpinismo non esiste”. Reinhold Messner, 81 anni tra un mese, è il simbolo mondiale dell’arrampicata libera, dello stile alpino e delle grandi ascese in Himalaya. È stato il primo, 39 anni fa, a salire sui 14 Ottomila del pianeta e a scalare l’Everest da solo e senza ossigeno. “Per me – racconta – la polemica sugli Ottomila contestati a Confortola non deve nemmeno esistere. Lui, sulle vette che dice di aver toccato, è andato in un modo privo di valore: come un turista, non da alpinista”» [Visetti, Rep] • «“Marco Confortola non ha scalato tutti i 14 Ottomila della terra. Ho prove e testimonianze per dimostrare la falsità della sua rivendicazione”. L’accusa durissima non viene da una persona qualunque. È Simone Moro, uno dei più celebri e forti alpinisti della comunità internazionale, a demolire le rivendicazioni del collega, che qualche giorno fa dalla vetta del Gasherbrum I ha rivendicato l’ascesa a tutti le quattordici vette sopra gli ottomila metri, e senza l’ausilio dell’ossigeno. Ma per Moro, intervistato da Repubblica, si tratta sostanzialmente di una truffa: “Le vette certe che ha raggiunto sono 8: ne mancano 6. La mia non è una guerra contro una persona, che nemmeno conosco. Sollecitato da decine di colleghi di tutto il mondo, parlo oggi perché tacendo ancora l’alpinismo italiano si coprirebbe di ridicolo. La montagna vera in questo caso è quella delle frottole: sfido Confortola a dimostrare il contrario e di essere vittima di un complotto da parte della comunità alpinistica internazionale”» [Huffpost] • Confortola ha risposto in molte sedi alle accuse definendole infondate e frutto di pregiudizi • Parallelamente alla sua attività alpinistica Confortola ha continuato a scrivere libri, dopo quelli sul dramma vissuto sul K2. Naturalmente il suo argomento preferito è stato quello della montagna e dei suoi insegnamenti • Ispirati alle vette anche i giochi da tavolo che l’alpinista ha coprodotto: La Sfida agli 8000 (2017), un gioco che porta i partecipanti sulle montagne più alte della Terra, mettendo alla prova le loro conoscenze e abilità nell’affrontare le sfide dell’alta quota; 8000 The Mountain Game (2020), un gioco educativo che mira a insegnare nozioni sull’ambiente montano, le aree protette e la sicurezza in montagna, offrendo al contempo un’esperienza di svago; Il Gioco del Parco (2023) ambientato nel Parco nazionale dello Stelvio, questo gioco sfida i partecipanti a dimostrare la loro conoscenza della storia, geografia, flora e fauna del parco, nonché dei comportamenti da tenere in montagna.
Amori Sull’argomento è riservatissimo: si sa soltanto che la moglie si chiama Silvia e che è anche una delle sue più ascoltate consigliere • «Amo i bambini, ma tra le spedizioni e il mestiere di guida alpina che mi costringe ad alzarmi tre mesi all’anno alle tre del mattino, ho finito per perdere l’unica persona che mi avrebbe potuto regalare questa gioia. È difficile ma spero ancora di innamorarmi» [intervistemadyur.it] • Ed è successo: successivamente l’alpinista ha avuto dalla moglie Silvia due figli: Raffaele e Giorgia.
Titoli di coda Come vedi il tuo futuro? «Lo vedo nella condivisione. Ho avuto la fortuna di vivere esperienze incredibili, grazie a molte persone come Agostino Da Polenza, che mi ha permesso di scalare il mio primo 8000. Voglio restituire ciò che ho ricevuto. Organizzare trekking, raccontare storie, condividere la mia passione per la montagna. Voglio portare questo messaggio anche in Nepal e Pakistan, dove ho in mente progetti di sensibilizzazione ambientale. L’educazione è fondamentale: dobbiamo insegnare ai bambini il rispetto per la natura partendo da cose semplicissime come evitare di buttare plastica sui sentieri”» [a Sara Sottocornola, Uomini e Sport]
 
T. P.