Corriere della Sera, 20 maggio 2026
Vita da ragazzi in periferia: uno su sette lascia la scuola
La personalità, le scelte, la vita intera di un individuo sono in qualche modo condizionate dalla realtà in cui nasce e cresce. Non solo l’ambiente strettamente familiare quindi, ma anche il contesto urbano e le possibilità che questo offre. Chi vive nelle aree più vulnerabili, nei quartieri più difficili delle grandi città, è inevitabilmente più a rischio di povertà e dispersione scolastica, così come usufruisce meno di servizi ricreativi e di aree verdi. La ricerca «I luoghi che contano» pubblicata da Save the Children, realtà che da oltre 100 anni lavora per garantire un futuro ai bambini, e condotta su oltre 2.100 studenti della terza media nei comuni capoluogo di 14 Città metropolitane (Milano, Roma, Torino, Venezia, Bologna, Genova, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Messina e Cagliari) evidenzia infatti differenze e opportunità non paragonabili tra bambini e adolescenti che vivono in aree di disagio urbano o periferiche e quelli che risiedono in zone centrali e magari benestanti.
Le priorità
«Sono 142 mila quelli che in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città, dove spesso sono costretti a confrontarsi con gravi disuguaglianze socioeconomiche e territoriali. Per questo – spiega Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children – abbiamo voluto dedicare “Impossibile 2026” al tema delle periferie. È proprio da questi luoghi che occorre partire per ridefinire le priorità politiche, perché un Paese in cui il destino di una bambina o di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un Paese che non investe sul proprio futuro».
In relazione alla formazione e all’istruzione, secondo una elaborazione Istat per Save the Children (riferita all’anno scolastico 2022-23) nelle zone più fragili il 15,4% degli studenti – una proporzione di circa uno a sette – ha abbandonato la scuola o ha ripetuto l’anno. Esattamente il doppio di quanto accade nelle aree metropolitane in cui la percentuale si attesta al 7,6. Il rischio di dispersione scolastica, una volta terminato il ciclo delle scuole secondarie di primo grado, è del 20,8% e più di un ragazzo o ragazza tra i 15 e i 29 anni non lavora e non studia. Vivendo spesso in condizioni di povertà relativa, al 16,7% è capitato di non avere il materiale scolastico a inizio anno, al 17,3 di non potersi permettere di partecipare a una gita scolastica. E il 36,5 (contro il 66,9 di altri quartieri) non crede che si iscriverà a un liceo, optando per istituti tecnici o professionali.
La fotografia
L’identikit della famiglia che vive in periferia delinea nuclei più numerosi, con un livello di istruzione basso dei genitori (appena il 19,1% delle madri e il 16,4 dei padri è laureato a fronte del 44,5 e del 36 in altri contesti cittadini). Gli amici assumono un ruolo fondamentale e i principali luoghi di aggregazione sono le piazze del quartiere (56,8%) a differenza di chi vive in zone meno fragili, che predilige invece le case (per il 64,3). Un giovane su due soffre lo stigma del quartiere e ritiene di essere giudicato dai suoi coetanei per questo. Cambia anche la percezione della sicurezza: 3 studenti su 4 (il 74,9%) si sente sicuro di vivere in un’area metropolitana, mentre il 59,8 è tranquillo nelle strade più periferiche. «Anche se segnato dalla povertà, il proprio quartiere per gli adolescenti è uno spazio ricco di senso e di legami, un luogo che conta», aggiunge Raffaela Milano, direttrice Ricerche di Save the Children. «Le loro richieste – prosegue – sono molto semplici: pulizia e decoro, luoghi dove trovarsi, servizi di trasporto, spazi per fare sport, musica e cultura, illuminazione pubblica e sicurezza. E maggior rispetto per il luogo in cui vivono».
Sulla base di quanto evidenziato dalla ricerca l’organizzazione, che lancerà anche una petizione per l’istituzione di presidi socio-educativi nelle aree più vulnerabili, presenterà domani (all’Acquario romano nella Capitale), nell’ambito di «Impossibile 2026, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza» le sue proposte per interventi, mirati al contrasto delle disuguaglianze e rafforzamento, sul territorio, di servizi dedicati.