Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 20 Mercoledì calendario

Recuperati i corpi di 2 sub italiani

Li hanno portati fuori dal buio in meno di tre ore. Tanto è durata l’operazione recupero con cui i tre speleosub finlandesi, coadiuvati dai sommozzatori maldiviani, hanno recuperato ieri i corpi di Monica Montefalcone, 51 anni, professoressa di Ecologia marina all’Università di Genova, e del biologo Federico Gualtieri, 31. Oggi, condizioni meteo e di mare permettendo, la missione riprenderà per tirare fuori dalla seconda camera, o terzo segmento, della grotta di Alimathà le ultime due italiane rimaste imprigionate laggiù, nella parte più remota di quell’oscuro sistema di anfratti: Giorgia Sommacal, figlia ventiduenne della docente, e la ricercatrice trentunenne Muriel Oddenino. «Stiamo facendo la nostra parte per riportarli tutti a casa», ha fatto sapere, tramite un comunicato, il capo del team di soccorso, Sami Paakkarinen.
Erano da poco passate le 13 ora locale (le 10 in Italia) quando è cominciato un gran movimento di navi d’appoggio intorno al Dhoni, la tipica barca di legno maldiviana, da cui si erano tuffati Paakkarinen e compagni. Poco dopo, le teste dei sub hanno cominciato a riemergere con la consapevolezza di aver chiuso il cerchio del lutto per familiari e amici di Monica e Federico. Missione compiuta, in una sorta di corsa a staffetta in cui i tre sub finlandesi hanno portato i corpi da 60 metri di profondità a 30 e i sommozzatori maldiviani da 30 metri alla superficie. La squadra ha utilizzato attrezzature tecniche avanzate, tra cui potenti scooter subacquei e «rebreather», un sofisticato autorespiratore.
Secondo quanto riportato su X dall’account Maldives Security Desk, fonte non ufficiale ma bene informata, all’interno del sistema di grotte i soccorritori hanno recuperato e quindi consegnato alla polizia l’attrezzatura tecnica dei sub italiani, tra cui le telecamere GoPro che potranno forse chiarire le cause della tragedia. Ad esempio, qual è stato il percorso seguito dai cinque italiani, quali erano le condizioni di visibilità, che forza avevano le correnti, quali ostacoli hanno incontrato.
Sono molteplici le ipotesi che si susseguono da giorni, più o meno credibili. Probabilmente soltanto alla fine dell’indagine si potrà capire cosa è successo quel maledetto giovedì mattina, a sessanta metri di profondità sotto il mare. Ma c’è una pista che sta prendendo forza negli ambienti investigativi. Ed è la spiegazione più semplice: si sono persi e hanno finito l’aria.
I cinque italiani probabilmente non avevano piena consapevolezza della conformazione della grotta, di cui non esistono mappe depositate o ufficiali. E per interesse scientifico hanno provato ad addentrarsi senza rendersi conto del pericolo. Superata la prima camera, la grotta diventa completamente buia, c’è un corridoio stretto e lungo circa 30 metri, poi si apre la seconda grande camera, buia e piena di corridoi e cunicoli senza uscita. È facile entrare nel corridoio sbagliato, una trappola.
Ancora circolano, però, tante altre e svariate ipotesi. Come quella del presidente della Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, Alfonso Bolognini, secondo cui i cinque sub sarebbero stati vittime dell’«effetto Venturi»: ovvero risucchiati all’interno della grotta da una fortissima corrente provocata dalla particolare conformazione del sito subacqueo caratterizzato da un’entrata e un’uscita. Ipotesi però categoricamente smentita al Corriere sia dalla ceo di Dan Europe, Laura Marroni («Non si è mai parlato di risucchi o forti correnti e non è stata vista nessuna uscita»), sia da Shafraz Naeem, il sommozzatore maldiviano che detiene il record di immersioni nella grotta di Alimathà. «Non mi sono mai avventurato nella terza camera, ma non ho mai sentito parlare di un’uscita. E poi dove porterebbe quell’uscita», commenta Naeem.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e gli inquirenti stanno organizzando l’esecuzione delle autopsie che verranno effettuate non appena le salme dei cinque sub rientreranno in Italia. Anche l’esame autoptico potrebbe spiegare cosa è avvenuto nella grotta. In primo luogo, potrebbe confermare o smentire l’ipotesi che i sub siano morti a causa di un avvelenamento da gas presente nelle bombole. Agli atti del procedimento finirà anche tutto il materiale tecnico che le autorità maldiviane hanno posto sotto sequestro, come bombole, attrezzature, telecamere GoPro e il computer che registra modalità, tempi e profondità di immersione. E nei prossimi giorni saranno ascoltati i testimoni, perlopiù giovani, presenti a bordo della Duke of York, l’imbarcazione utilizzata dal gruppo per l’escursione.
Ieri mattina è stata rimpatriata la salma di Gianluca Benedetti, capobarca e istruttore di sub. È stato il suo legale, presente in questi giorni a Malé, a confermare che i corpi estratti oggi erano quelli di Gualtieri e di Montefalcone. «Ora la famiglia ha un corpo su cui piangere», ha commentato l’avvocato Antonello Riccio.