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 2026  maggio 20 Mercoledì calendario

El Koudri, per il pm non è terrorismo

Salim ha una patologia psichiatrica, ma non è incapace di intendere e volere. E non lo era neanche sabato, quando si è lanciato a folle velocità sulla gente nella centralissima via Emilia. Queste le conclusioni della gip Donatella Pianezzi, contenute nell’ordinanza con la quale ha convalidato il fermo in carcere del 31enne di origini marocchine nato e residente in Italia. «Se è vero – si legge nell’ordinanza— che dalla documentazione sanitaria El Koudri sarebbe affetto da un disturbo schizoide, non vi sono allo stato elementi per ritenere che il gesto da lui compiuto sia conseguenza di tale patologia, né che lo stesso fosse incapace di intendere e volere al momento della commissione del fatto».
Considerazioni apparentemente in contraddizione con la successiva prescrizione della stessa gip che ritiene «sia comunque opportuno disporre un periodo di osservazione psichiatrica». In effetti il disturbo schizoide della personalità non comporta un totale vizio di mente. E dunque Salim era in sé quando ha falciato e ferito gravemente otto persone. lo era anche dopo che con la sua auto si è schiantato contro la vetrina di un negozio. «Subito dopo ha infatti tentato di rimettere in moto la Citroën C3». Forse per travolgere altre persone o magari solo per darsi alla fuga. Non riuscendoci è poi scappato a piedi, ma armato di coltello con il quale ha ferito un’altra persona prima di essere immobilizzato da alcuni passanti.
Nonostante quel coltello l’avesse portato da casa, non gli è stata comunque contestata l’aggravante della premeditazione. Escluse anche quelle dell’odio razziale e della finalità terroristica. Almeno allo stato degli atti. La Squadra mobile di Modena, guidata da Mario Paternoster, ieri ha cominciato a passare al setaccio i device sequestrati nell’abitazione del 31enne: 5 telefonini, 4 pc, vari hard disk e pendrive. Cellulari e supporti informatici, anche datati, che Salim conservava gelosamente e che potrebbero raccontare cosa lo abbia spinto a cercare di uccidere decine di persone. Escluso che possa essersi radicalizzato, gli inquirenti vogliono invece verificare se nelle sue frequentazioni su social o chat abbia fatto accesso a contenuti a sfondo razziale che abbiano fatto da innesco per la sua mente fragile. Nel motivare le esigenze cautelari la gip evidenzia le «capacità criminali» di Salim. «Se la lasciato libero – scrive – potrebbe reiterare condotte violente nei confronti di un numero indeterminato e indeterminabile di soggetti, anche in contesti diversi dalla città di Modena». Ma anche di un concreto pericolo che possa scappare in Marocco, dove la sua famiglia ha molti parenti.
Ieri, durante l’interrogatorio di garanzia, il 31enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha fornito subito la password del suo cellulare. Gli inquirenti gli hanno mostrato anche tutta la ricostruzione del tragitto che ha percorso da casa sua, a Ravarino, fino alla via Emilia. Una ricostruzione dalla quale si vede chiaramente che è partito da casa e ha puntato dritto verso il centro di Modena. Deciso a uccidere quante più persone possibile.
Per ricostruire tutta la sua storia clinica ieri la polizia ha ascoltato le due psichiatre che lo avevano seguito nel centro di salute mentale di Castelfranco Emilia. Intanto dalla cronaca di questi giorni emergono tante storie di solidarietà e coraggio. Come quella di Hossei Iqbal, il giovane del Bangladesh che assieme ad altri ha rincorso e immobilizzato Salim. Come regalo per il suo gesto chiede di potersi riunire con la famiglia che vive nel Paese d’origine. Micaela, 24 anni, invece cerca con ostinazione «l’angelo» che l’ha spinta prima che venisse travolta dall’auto in corsa sulla via Emilia.