Corriere della Sera, 20 maggio 2026
In Senato tensione tra i capigruppo per il riarmo
L’invito a riconsiderare l’impegno a incrementare la spesa per la difesa, e poi una repentina retromarcia. Ieri, nell’aula del Senato, per un paio d’ore, è psicodramma dentro la maggioranza di centrodestra. I sospetti puntano tutti sulla Lega. E le opposizioni colpiscono: «Figuraccia colossale», «il governo riscrive i documenti ai gruppi parlamentari», «che succede tra la premier e i suoi vice?».
A Palazzo Madama si discute di sicurezza energetica, argomento caldo, al centro della delicata trattativa, in ambito europeo, dopo la lettera che Giorgia Meloni ha inviato alla presidente della Ue Ursula von der Leyen per chiedere che le risorse per far fronte alla crisi non siano calcolate nel Patto di stabilità. In Aula si vota la mozione delle opposizioni che, unite (la prima firma è della senatrice Dolores Bevilacqua del M5S), chiedono di riconsiderare l’impegno a innalzare la spesa militare al 5 per cento del Pil. Un impegno, sollecitato vigorosamente da Donald Trump e assunto da Meloni al vertice Nato dell’Aia un anno fa. All’ora di pranzo la presidente di turno, Mariolina Castellone (M5S), annuncia una mozione della maggioranza – quasi una risposta alle forze di minoranza – sottoscritta dai capigruppo di Lega, Massimiliano Romeo, Forza Italia, Stefania Craxi, Fratelli d’Italia, Lucio Malan, e Noi moderati, Michaela Biancofiore: in un testo, incentrato sulle misure per la sicurezza energetica, compare l’articolo 8 che affronta proprio il nodo della spesa militare. I capigruppo chiedono al governo di «mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato», di «rivedere gli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali». Di rivedere, insomma, quell’impegno solennemente assunto dal governo. Il punto 8, «non è concordato», filtra. Il governo è irritato dall’iniziativa. Così, dopo un confronto del ministro della Difesa Guido Crosetto con la presidente del Consiglio, viene cancellato: i riferimenti alla spesa militare spariscono. La mozione viene approvata con 75 sì, 58 no.
Nel frattempo, però, il caso politico è esploso. «Il governo Meloni è ormai allo sbando – sentenzia la segretaria del Pd, Elly Schlein – nemmeno un anno fa, la premier in Parlamento ha spiegato quanto fosse necessario aumentare la spesa militare al 5% del Pil, solo per obbedire alle richieste di Trump. Un impegno irrealistico e pericoloso, come denunciamo da tempo. Ora se ne accorge la maggioranza ma il governo impone la retromarcia. Continuano a litigare tra loro, tirando a campare». Anche Giuseppe Conte, leader del M5S, picchia duro: «Il governo è a pezzi, ha perso la bussola e la pur minima credibilità. I capigruppo di maggioranza stavano per far fare una figuraccia al loro governo, sconfessandolo sul riarmo, e si sono dovuti rimangiare tutto». Parla di «prova di ambiguità del centrodestra», Marco Lombardo di Azione e di «ennesima dimostrazione di subalternità a Trump», Peppe De Cristofaro di Avs.
In transatlantico, tra i senatori di maggioranza, c’è agitazione. Il leghista Romeo, sul quale punta il sospetto di aver assunto l’iniziativa di inserire le spese per la difesa nella mozione, getta acqua sul fuoco. «Era una iniziativa di tutto il centrodestra. Poi ci siamo accorti che non era il caso di discutere di un tema così delicato, rispetto al quale le sensibilità sono differenti anche nel governo con Crosetto che è per la Difesa, Giorgetti che invoca prudenza nei conti e Meloni che sta giocando una partita importante in Europa. E abbiamo rinviato ad altra sede». Il leghista ribalta i sospetti: «La mozione è stata scritta da FI». La capogruppo degli azzurri, Craxi, invita a «non fare un caso della retromarcia», perché, conferma, «semplicemente non era questa la sede» per parlare di difesa. Poi difende l’autonomia dei gruppi dalla ventilata ingerenza del governo: «La valutazione è stata fatta in Parlamento». Intanto rimbalza la notizia che gli Usa ridurranno le forze a disposizione della Nato durante le crisi.
In serata un nuovo incidente, questa volta sulla mozione sull’agricoltura, affidata ai leghisti. Il governo, precisamente il ministero degli Esteri retto dal forzista Tajani, chiede la riformulazione del testo: una ritorsione, dicono in maggioranza, per il tentato blitz del Carroccio sul riarmo. Ieri Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo Ecr al Parlamento europeo, ha incontrato von der Leyen per perorare la richiesta di Meloni di estendere le deroghe al Patto di stabilità anche al settore energia: «Si è manifestata un’apertura alle esigenze rappresentate dal governo italiano. Vedremo come maturerà la discussione all’interno del Consiglio Europeo».