Il Messaggero, 19 maggio 2026
Interessamento del Mic per il Teatro delle Vittorie
Potrebbe esserci un lieto fine nella storia della vendita, da parte della Rai, di uno dei suoi luoghi più iconici, quel Teatro delle Vittorie da dove Mina, Raffaella Carrà, Corrado, Walter Chiari, Lelio Luttazzi – solo per citarne alcuni – sono entrati nelle case di milioni di italiani. A cinque giorni dalla scadenza della manifestazione d’interesse per l’acquisto, fissata per venerdì 22 maggio, ieri il Ministero della Cultura ha comunicato il proprio interessamento sia per il Teatro delle Vittorie sia per un altro degli altri quattordici immobili che viale Mazzini ha deciso di vendere, Palazzo Labia a Venezia, sede della Rai del Veneto, sontuoso edificio barocco che ospita il ciclo di affreschi di Giambattista Tiepolo.
L’obiettivo, si legge in una nota del dicastero guidato da Alessandro Giuli, è quello di «valutare percorsi di valorizzazione culturale dei due immobili di particolare rilievo storico e artistico». Tradotto: il Teatro delle Vittorie e Palazzo Labia potrebbero diventare dei musei. Il “Delle”, in particolar modo, potrebbe anche mantenere la sua funzione di teatro. Era stato proprio Fiorello il 29 aprile scorso, dopo l’appello lanciato dalle pagine del Messaggero da Renzo Arbore, a invocare l’intervento del ministro Giuli, in una puntata della Pennicanza su Rai Radio2, ricordando come sul teatro ci fosse il vincolo delle Belle Arti e che di conseguenza fosse richiesta l’autorizzazione alla vendita da parte del Ministero della Cultura (lo Stato ha il diritto di prelazione da esercitarsi entro 60 giorni).
«Abbiamo avuto un’idea, potrebbe comprarlo lo Stato e darlo in concessione alla Rai: costa poco, che cosa sono per lo Stato 14 milioni?», aveva detto Fiorello in un messaggio vocale inviato proprio a Giuli. La risposta era arrivata in diretta: «Eccellentissimo Fiorello, posso assicurare che faremo tutto il possibile. Ora conteremo i pochi “piccioli” a disposizione del Ministero della Cultura e parleremo con la Rai». Fiorello aveva rilanciato: «A noi piacerebbe anche un teatro per farci i varietà intitolato a Pippo Baudo». A sostenere l’idea del museo, sempre alla Pennicanza, sono stati in queste settimane Amadeus e Vincenzo Mollica. «Dico sempre che se ce l’avessero gli americani un posto così, quello sarebbe un museo», il commento di Amadeus, che al Delle Vittorie era legatissimo, prima del passaggio al Nove (lì condusse dal 2017 al 2023 i Soliti Ignoti e tra il 2023 e il 2024 Affari Tuoi).
E lo storico giornalista del Tg1: «È un pezzo di storia della cultura e dello spettacolo del nostro paese. Mi piacerebbe che al suo posto nascesse un grande museo del varietà Rai». La Rai ha più volte sottolineato come la vendita del Delle Vittorie, di Palazzo Labia e degli altri quattordici edifici (c’è anche il centro di produzione di Corso Sempione a Milano, progettato nel 1939 dall’architetto Gio Ponti) che rientrano nel piano immobiliare approvato dal Cda nel 2023, sia una scelta dolorosa ma necessaria per «guardare al futuro»: «L’obiettivo della Rai non è quello di cancellare la propria storia, ma di declinarla al futuro, razionalizzando al meglio le proprie strutture, investendo in profondi cambiamenti». Già nel 2024, un anno dopo l’approvazione del piano immobiliare, l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano si era esposto su Palazzo Labia: «In caso di vendita, il ministero è pronto a valutare l’esercizio del diritto di prelazione».
Anche di fronte alle polemiche di chi ha mostrato perplessità in merito alla scelta dell’azienda di vendere un pezzo della propria storia – ieri proprio fuori Palazzo Labia a Venezia più di 200 manifestanti hanno raccolto l’appello dell’Usigrai e dei Cdr Rai contro la dismissione del patrimonio immobiliare e per la difesa del servizio pubblico radiotelevisivo – la Rai non ha fatto passi indietro, ma ha annunciato la massima collaborazione: «Se il ministero della Cultura o altri enti vorranno acquisirlo, la Rai metterà a disposizione materiali, scenografie, teche».
Esulta la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia (in quota M5S), che la scorsa settimana ha fatto un sopralluogo al teatro di via Col di Lana a Roma: «La difesa del patrimonio degli italiani deve essere un interesse comune e non può conoscere steccati politici». Il Ministero della Cultura ieri ha comunicato che nell’ambito delle attività istituzionali e in occasione della visita alla Biennale di Venezia, il 21 maggio è previsto un sopralluogo del ministro presso la sede di Palazzo Labia.