La Stampa, 19 maggio 2026
L’Iraq arresta uno dei capi delle milizie filo-sciite
Le forze di sicurezza irachene hanno arrestato Mohammed Baqir al-Saadi, esponente legato a una formazione armata filo-iraniana attiva in Iraq, Kataib Hezbollah. L’arresto è avvenuto sul territorio iracheno nelle ultime ore, secondo quanto riferito da fonti della sicurezza.Una decisione che però potrebbe accendere le tensioni tra i gruppi armati sciiti, alleati dell’Iran, e il governo di Baghdad, che pure li progressivamente integrati nelle forze di sicurezza nazionale. La guerra tra Iran e Stati Uniti ha però visto queste milizie, in particolare Kataib Hezbollah, impegnate a fianco dei Pasdaran in attacchi contro le basi militari americane nel Paese.
Il fermo è stato eseguito nel corso di un’operazione delle autorità irachene, dopo attività di monitoraggio e raccolta di informazioni. Non sono stati diffusi dettagli sul luogo preciso né sulle modalità dell’intervento.
Fonti vicine al dossier riferiscono che l’operazione si inserisce nel quadro dei contatti in corso tra Baghdad e Washington sul tema delle milizie armate presenti nel Paese e sulla gestione della sicurezza interna. Nei rapporti tra Iraq e Stati Uniti è in corso una cooperazione su figure considerate sensibili nell’area delle formazioni filo-iraniane attive sul territorio iracheno.
Secondo le stesse fonti, gli Stati Uniti avrebbero richiesto informazioni sul caso e non si esclude che possa arrivare una richiesta di trasferimento del fermato. Al momento non risulta alcuna decisione ufficiale da parte delle autorità irachene su una eventuale estradizione o consegna agli Stati Uniti. Il governo iracheno ha confermato l’arresto, senza fornire ulteriori dettagli sulle accuse contestate né su eventuali richieste arrivate da Washington. Le autorità di Baghdad hanno riferito che il caso è ora in carico agli organi giudiziari competenti.
Al-Saadi è indicato come vicino a una delle formazioni armate filo-iraniane presenti in Iraq. Questi gruppi operano in diversi settori del Paese e restano un elemento centrale nei rapporti tra le autorità irachene e gli Stati Uniti, anche sul piano della sicurezza interna e della stabilità politica.
Negli ultimi mesi i contatti tra Baghdad e Washington si sono intensificati sul tema del controllo delle milizie e sulla gestione delle figure considerate rilevanti all’interno di queste strutture. In questo contesto, il caso di al-Saadi viene seguito attraverso canali di cooperazione bilaterale tra i due Paesi.
Fonti vicine al dossier riferiscono che l’attenzione degli Stati Uniti sul fermo sarebbe legata al ruolo del detenuto all’interno del circuito delle formazioni armate attive in Iraq. Non sono stati forniti dettagli ufficiali sulle eventuali accuse o su procedimenti giudiziari avviati a suo carico.
Le autorità irachene non hanno confermato richieste formali di estradizione o trasferimento da parte americana, limitandosi a riferire dell’arresto e dell’avvio delle procedure interne di verifica. L’arresto sembra però anche un gesto di riavvicinamento tra Baghdad e Washington. Il governo iracheno dipende dagli introiti delle esportazioni del petrolio, che dal 2003 sono di fatto controllati dagli Usa, attraverso una banca di New York collegata alla Federal Reserve. Donald Trump ha bloccato un trasferimento di 500 milioni dollari al culmine delle tensioni durante la guerra con l’Iran, quando le milizie compivano attacchi quotidiani sulle basi americane.
Al momento il dossier resta aperto e nelle prossime ore sono attese ulteriori informazioni sullo status giuridico di al-Saadi e su eventuali sviluppi legati a una possibile richiesta di consegna o collaborazione da parte degli Stati Uniti.