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 2026  maggio 19 Martedì calendario

La professoressa Vitellaro Zuccarello ha lasciato tutto alla Statale di Milano

Le chiavi di due case piene di vita. Le tovaglie ricamate piegate nei cassetti. I libri. Le pellicce. I quadri appesi alle pareti. E poi i microscopi, le lezioni, gli appunti presi a mano per non sbagliare niente. Alla fine Laura Vitellaro Zuccarello ha lasciato tutto lì dove aveva passato un’intera esistenza: alla Statale di Milano. Non una parte. Tutto. Erede universale.
La professoressa, scomparsa nel settembre 2025, considerava l’ateneo la sua casa. I colleghi la sua famiglia. Si parla di milioni di patrimonio, tra investimenti e due grandi appartamenti confinanti a Città Studi. «Ha regalato alla sua università l’incondizionata fiducia per il futuro», sintetizza il notaio Annarita Zingaropoli, che ne ha raccolto le volontà. «La signora è arrivata da me molto consapevole del valore del gesto che stava compiendo – sorride —. Si vedeva che si era informata benissimo in materia successoria, faceva domande giuridiche precise e mi teneva testa». Era già in pensione e abitava in una delle due case che ha lasciato, l’altra l’aveva ereditata dal fratello. «Le interessava che il suo patrimonio fosse utile a qualcuno per qualcosa, ripeteva sempre questa frase».
Dentro quella decisione, osserva il notaio, «ci sono insieme l’amore di una donna per il proprio lavoro, la volontà di non disperdere i valori della sua famiglia ma anche una fiducia oggi sempre più rara in una istituzione, in questo caso l’università». Tanto che la professoressa non ha nemmeno imposto vincoli di destinazione: l’ateneo potrà utilizzare le somme per qualunque progetto. La scena è quasi da un’altra epoca. Una professoressa in pensione che prende appunti mentre discute del proprio testamento. Nessun discorso monumentale. «Era molto concentrata a fare la cosa giusta – continua il notaio —. Appuntava tutto ciò che le dicevo, con educazione e garbo. E mi ha colpito l’umiltà: la storia insegna che le persone migliori non ostentano mai».
Di Laura Vitellaro Zuccarello, fuori dalla Statale, si sa pochissimo. Nessun necrologio sui giornali. Nessuna grande rete familiare emersa pubblicamente dopo la morte. Restano invece decine di ricordi dentro il dipartimento di Bioscienze. «Si muoveva veloce in via Celoria, era dedita alla didattica e al lavoro», racconta Graziella Cappelletti, professoressa di Human Anatomy. «Con gli studenti aveva la dote di saper ascoltare e indirizzare: in tantissimi chiedevano di fare la tesi con lei». Si occupava di sistema nervoso e collaborava anche con l’Istituto Negri e il Besta. Passava ore al microscopio. «Ed era felice se riusciva a trasmettere quella passione agli studenti».
Poi il ricordo più personale. «Non si curava dei centri di potere. Era venuta a un seminario in cui parlavo e non ero ancora nessuno. Ma lei si avvicinò per farmi i complimenti, dandomi una iniezione di autostima che non ho dimenticato più». Nel 2015, quando andò in pensione, chiamò proprio Cappelletti. «Mi propose: “Perché non prende lei il mio corso?”». Come se anche il sapere, prima ancora delle case e del patrimonio, fosse qualcosa da affidare a qualcuno perché continuasse a camminare. La rettrice della Statale, Marina Brambilla, parla di «grande generosità e fortissimo senso di appartenenza» e promette che l’ateneo «avrà cura di ricordare e fare ricordare il suo gesto».