corriere.it, 19 maggio 2026
La migliore scuola del mondo? È in Libano
La scuola migliore del mondo sta in Libano. Si chiama Alsama Project: Alsama in arabo vuol dire cielo, e ci vuole una enorme passione per il futuro per guardare il cielo mentre piovono bombe e pensare che un giorno il mondo sarà migliore.
È una scuola per rifugiati. Sono rifugiati gli studenti ma lo sono anche gli insegnanti. Ha reinventato il curriculum scolastico: accoglie ragazzi che non sanno leggere e scrivere e in sei anni li prepara per l’università. Alsama Project è un miracolo e lo hanno fatto due donne: Meike Ziervogel, una scrittrice di origine tedesca; e Kadria Hussein, siriana, rifugiata nel campo di Chatila con i suoi cinque figli, la persona che la scuola l’ha voluta con tutte le sue forze.
C’è lei al tavolo dei dieci finalisti del Global School Prize 2026, il più importante riconoscimento del mondo per l’istruzione, mentre sul palco si preparano ad annunciare il vincitore. Siamo al World Education Forum che si tiene presso il Queen Elizabeth II Centre, un modernissimo centro congressi dalle cui finestre puoi vedere la Torre di Londra e il Parlamento. In sala ministri dell’Istruzione di tutto il mondo, insegnanti ed operatori.
scuola libano
C’è anche Salvatore Giuliano, preside del Majorana di Brindisi, uno dei dieci finalisti e vincitore assoluto nella categoria intelligenza artificiale. Per chi conosce la storia del Majorana questo traguardo non è una sorpresa: da quindici anni questo istituto di Brindisi è una fucina di innovazioni per rendere la scuola più appassionante per gli studenti. Il progetto per cui hanno vinto è formidabile: nel momento in cui tutti dicono che la tecnologia va espulsa dalle scuole – a causa dei danni provocati dai social -; e lamentano il fatto che gli studenti si facciano fare i compiti dai chatbot; al Majorana hanno sviluppato un modello che assegna una intelligenza artificiale ad ogni studente che non si sostituisce ai ragazzi ma funziona come un tutor. Ripete loro la lezione del giorno, mostra i concetti chiave tramite video e mappe concettuali, predispone questionari per accertare la comprensione effettiva e in base alle risposte, spiega di nuovo i concetti più ostici. Un progetto pazzesco che a Londra ha riscosso un’attenzione globale”.
“È un progetto open source, tutti possono adottarlo e credo che molte scuole nel mondo lo faranno” mi spiega Giuliano poco prima della proclamazione del vincitore. “Vincerà il Libano” mi dice subito per chiarire le sue aspettative: “Stanno facendo qualcosa di epico in una situazione difficilissima”. Non è il momento di scherzare su quanto sia difficile fare innovazione in Italia. La premiazione sta per cominciare e in sala c’è una grande emozione. Parte il video introduttivo: “Cosa rende speciale una scuola? Non certo le sue mura ma il suo spirito”.
scuola libano
Salvatore Giuliano, preside del Majorana
Dietro questa formidabile macchina organizzativa c’è un filantropo di origini indiane basato a Dubai che aveva già creato il “Global Teacher Prize” e poi il “Global Student Prize”: si chiama Sunny Varkey.
Quando era piccolo i genitori insegnavano inglese agli arabi di Dubai, poi hanno aperto una loro scuola, Our Own English High School; nel 2000, a 43 anni, Sunny ha fondato la Global Education Management System, una società di consulenza sulla formazione, che oggi gestisce una delle più grandi reti globali di scuole private nel mondo; nel 2010 il lancio della Fondazione che ha adottato uno slogan che qui a Londra ripetono tutti: “Whatever is the question, education is the answer”, qualunque sia la tua domanda la risposta è nell’istruzione, nella scuola.
Lo ripete anche Stefania Giannini, ex ministra dell’Istruzione di qualche anno fa, la quale dopo un importante passaggio all’Unesco, ha scelto di dedicare tutto il suo tempo a questi argomenti ed è nella giuria del Global School Prize. In realtà mi accoglie esclamando “Education, education education!”, uno degli slogan resi celebri da Tony Blair quando era premier; e solo dopo aggiunge “Whatever is the question, education is the answer”. Un modo per ricordare che questa mattina, questa premiazione, vengono da lontano: sono più di trent’anni che ci diciamo che la scuola è l’istituzione più importante, quella senza la quale non c’è futuro, ma poi ce ne dimentichiamo.
La proclamazione del vincitore del 2026 è affidata a Richard Curtis, che nel Regno Unito è una celebrità: regista e sceneggiatore, ha inventato il personaggio di Mr Bean, e firmato film pluripremiati come Bridget Jones e Love Actually. È uno che sa come usare bene le parole.
Dice subito, a scanso di equivoci: “Questa cerimonia è molto più importante di quella degli Oscar” e non sembra affatto una esagerazione anche se domani sui giornali non ci sarà lo stesso spazio. E poi: “Mai come in questo tempo abbiamo bisogno di buone scuole”.
Ricorda la sua prima formidabile scuola, “una Montessori” e gli italiani in sala avvertono una fitta di dispiacere per come il nostro paese ha accantonato troppo in fretta il metodo di una formidabile educatrice, Maria Montessori. E poi annuncia il vincitore, precisando che “oggi non ci sono sconfitti qui dentro”. Quando Curtis scandisce “Alsama Project” la sala esplode in un applauso infinito. Guardo Salvatore Giuliano: è commosso e applaude con gratitudine.
Premiata a Londra la «scuola miglioare del mondo»: è in Libano ed è fatta tutta da rifugiati
Kadria sale sul palco, legge il discorso che aveva preparato, ringrazia e dice che con i soldi del premio, 500 mila dollari, apriranno una sede, la quinta, anche in Siria. Poco dopo nel foyer la fanno interagire con un robot umanoide: lei ride, scherza, è felice. Mi racconta che qualche anno fa l’Italia l’aveva accolta come rifugiata. Poteva lasciare il Libano: “Mi aspettavano a Villa San Giovanni, ma in quel momento ho capito che non potevo lasciare i miei ragazzi”. Era il 2020: è allora che è davvero iniziata l’avventura di Alsama Project.
Chiedo a Meike Ziervogel quanto sia pericoloso tenere aperta una scuola così sotto le bombe: “Lo è”, mi dice, “ma mi ricordo il giorno in cui la guerra è iniziata. Gli studenti ci hanno implorato, vi prego non chiudete mai questa scuola, ci hanno detto. Quel giorno ho smesso di chiedermi se sto facendo la cosa giusta nella vita”.