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 2026  maggio 19 Martedì calendario

Binoche e le 600 firme contro la destra. Caso politico nel cinema francese

Il gruppo Canal Plus è di gran lunga il maggiore finanziatore del cinema francese (480 milioni di euro fino al 2027, 100 film prodotti ogni anno su 200) ma è anche parte dell’impero mediatico di Vincent Bolloré, l’uomo d’affari sempre più schierato all’estrema destra. Lo scontro scoppiato a Cannes tra la piattaforma e 600 tra attori, registi e produttori, segna un momento di crisi di tutta la società francese.
Domenica mattina, al «brunch dei produttori», il capo di Canal Plus, Maxime Saada, da anni stretto collaboratore di Bolloré, è sbottato: «Non lavoreremo più con quelli che hanno firmato la petizione contro di noi». Quindi una messa al bando, tra gli altri, delle attrici Juliette Binoche e Adèle Haenel, e dei registi Raymond Depardon e Arthur Harari, quest’ultimo in concorso con «L’inconnue». Qualche giorno prima, i 600 avevano pubblicato su Libération un testo intitolato «Zapper Bolloré», un invito a cambiare canale e a liberarsi del miliardario che, secondo i detrattori, è sempre più impegnato a dare una linea politica di estrema destra al suo impero mediatico.
Da mesi Bolloré è accusato di lavorare per la vittoria del Rassemblement national, o comunque delle idee di estrema destra, alle prossime presidenziali della primavera del 2027. La rete all news CNews, la radio Europe 1, il settimanale Journal du Dimanche e anche la prestigiosa casa editrice Grasset, dopo la cacciata dello storico direttore Olivier Nora, sono considerate strumenti del potere politico di Bolloré, che tramite il gruppo Canal Plus è entrato al 34% nel capitale delle sale Ugc, con la prospettiva di arrivare al 100% entro il 2028. Canal Plus, di proprietà di Bolloré, finanzia film che poi verranno distribuiti sulla sua piattaforma tv, e nei cinema Ugc, a loro volta di proprietà del miliardario.
«Bolloré sarà presto in grado di controllare l’intera filiera produttiva dei film, dal finanziamento alla diffusione sul piccolo e sul grande schermo – scrivono Binoche e gli altri nella petizione —. Dietro la facciata dell’uomo d’affari, il miliardario non nasconde di portare avanti un progetto di civiltà reazionario e di estrema destra, attraverso i suoi canali televisivi come CNews e le sue case editrici». E ancora: «Lasciando il cinema francese nelle mani di un magnate di estrema destra, rischiamo non solo una uniformizzazione dei film, ma anche un controllo fascista sull’immaginario collettivo».
Di fronte a questo attacco, Bolloré non ha reagito ma lo ha fatto per lui Saada, il suo uomo a Canal Plus: «Ho vissuto questa petizione come un’ingiustizia nei confronti delle équipe di Canal Plus, che si impegnano a difendere l’indipendenza di Canal Plus e tutta la varietà delle sue scelte». La giornata di sole sulla Croisette è diventata l’occasione per una polemica che rischia di danneggiare un cinema francese che peraltro appare in salute, capace di offrire film d’autore ma anche grossi successi popolari.
«Se alcuni arrivano a definire Canal Plus “cripto-fascista”, allora non posso accettare di collaborare con loro. Non è accettabile che non vi sia alcun rispetto per il lavoro della nostra squadra». La reazione altrettanto dura di Saada è stata considerata la prova che i sospetti erano fondati. Il collettivo dei 600 ha replicato ancora alla Afp chiedendosi: «Possiamo credere all’indipendenza rispetto al miliardario, se è ormai ufficialmente impossibile esprimersi contro di lui?».
Cerca di abbassare i toni Gaëtan Bruel presidente del Cnc, l’organismo pubblico che regola il settore cinematografico, a sua volta tradizionalmente accusato di avere un occhio di riguardo per temi e autori di sinistra. «A Cannes, quest’anno, 13 dei 22 film in concorso provengono da Canal Plus – ha detto ieri Bruel —. Rispetto i firmatari dell’appello, ma non mi ritrovo nei fatti che denunciano».