Corriere della Sera, 19 maggio 2026
Salone dei super record: quota 254 mila presenze
Salone del Libro da record, oltre le già rosee previsioni del giorno di apertura: sono 254 mila le presenze di questa edizione, contro le 231 mila dello scorso anno (222 mila nel 2024). Il titolo «Il mondo salvato dai ragazzini» metteva il focus sui più giovani e loro hanno contraccambiato: quasi la metà (48%) dei visitatori è sotto i 35 anni; il 25% sotto i 25. Grande festa alla conferenza stampa di chiusura con tutta la grande squadra, un centinaio di persone, chiamata sul palco. «Il Salone che avevamo sognato è arrivato. Non si era mai vista un’edizione senza polemiche – dice Benini —. Abbiamo permesso a tutti i visitatori, ai lettori, a noi che lo realizziamo, lo proteggiamo da intemperie di tutti i generi, di vedere che è un posto speciale, felice». L’amministratore delegato Piero Crocenzi snocciola i dati: il romance pop up ha registrato 6.500 visitatori, con 30 mila copie di libri firmati; il programma ha animato 36 sale incontri; il 40% degli appuntamenti ha registrato il tutto esaurito, quasi raddoppiato rispetto a quello della passata edizione.
Anche le scuole fanno record: quasi 35 mila le presenze tra studenti e docenti, 25% in più, il numero più alto mai registrato. Molti si sono visti anche ieri, nel giorno di chiusura: 1.200 provenienti da istituti superiori di tutta Italia, in mattinata, hanno riempito lo spazio più grande del Lingotto, l’Auditorium Agnelli, per l’evento finale di «Un libro tante Scuole», progetto di lettura condivisa che si propone di coinvolgere tanti studenti con un unico grande romanzo. Compito di quest’anno la (ri)lettura di Leggere Lolita a Teheran (Adelphi) della scrittrice iraniana esule Azar Nafisi: 345 le classi che hanno partecipato, 148 i progetti pubblicati sul Book Club. A disposizione i ragazzi avevano 7 mila copie del libro, in un’edizione speciale corredata da un’introduzione di Chiara Valerio; una serie di contenuti podcast; accesso alle lezioni di scrittori e giornalisti. Loro hanno fatto il resto. Ieri lo ha presentato Barbara Stefanelli, condirettrice del «Corriere della Sera», che alla rivoluzione delle ragazze iraniane ha dedicato il suo libro Love Harder (Solferino). «Hanno fatto un lavoro davvero molto creativo che spazia da scritti a podcast, da cortometraggi a fumetti, illustrazioni – spiega Stefanelli —. Un esito che in fondo dà ragione a quell’idea di Nafisi che esista una Repubblica dall’immaginazione dove si può entrare con la consapevolezza che, come dice lei, più conoscenza hai, più potere avrai». Leggere è una forma di resistenza, soprattutto in luoghi come la Repubblica islamica «dove molte libertà che per noi sono assodate non lo sono affatto». Della Repubblica dell’immaginazione Nafisi parla in un video inviato da New York in cui ricorda i suoi legami culturali con l’Italia, nutriti dal padre fin dall’infanzia. I film di Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini (ma anche di Ciccio e Franco), le letture di Ovidio («il mio preferito»), Dante. E poi Il nome della rosa di Umberto Eco, Il barone rampante di Italo Calvino tradotto in persiano, Pinocchio che, dice, «mi ha insegnato che per essere umani abbiamo bisogno di connetterci con gli altri. Quell’Italia basata sulla curiosità, sull’empatia è diventata parte della mia Repubblica dell’immaginazione».
Perché Leggere Lolita a vent’anni dalla sua pubblicazione è ancora rilevante? «Vivere in un regime totalitario, come la Repubblica Islamica – dice Nafisi – significa non solo lottare per i propri diritti politici ma per i diritti essenziali. Ogni sistema totalitario ha lo stesso atteggiamento verso le idee e l’immaginazione: vuole distruggerle. Quando vai a una fiera del libro come questa, quando entri in una biblioteca, in una libreria nessuno ti chiede quali sono le tue idee politiche, nessuno ti dice che non puoi entrare per il tuo genere, la tua religione, la tua etnia. Per 48 anni le donne iraniane hanno lottato per i loro diritti. In Leggere Lolita a Teheran volevo mostrare come queste ragazze, attraverso la letteratura hanno ricostruito quelle identità che il regime aveva tolto loro».
Barbara Stefanelli sottolinea ai ragazzi come le percentuali degli studenti iscritti all’università in Iran siano le stesse dell’Italia ma il controllo del potere è totale: «Si parte dai corpi per arrivare alla mente, alle idee». Sul palco ha presentato alcune delle interpretazioni più originali del libro di Nafisi: c’è chi ha realizzato un podcast con le studentesse che impersonano le sette ragazze di Leggere Lolita a Teheran mentre un’altra le intervista sul rapporto con la scrittura, con la censura, con l’amore. Altri si sono fotografati trasformando le immagini in fumetto sul modello di Persepolis di Marjane Satrapi. C’è chi ha realizzato un cortometraggio dove la protagonista strappa i fogli delle modifiche al suo romanzo che il potere le chiede di fare. Ne è uscita una riflessione profonda e originale su questioni fondamentali come libertà di espressione, censura, rivoluzione e repressione. Perché per salvare il mondo bisogna prima capirlo.
Il Salone del Libro 2026 si chiude in festa: «Oggi è il giorno dei risultati, ma per noi è anche il primo giorno per organizzare il prossimo Salone» dice il presidente Silvio Viale. Al Lingotto ci si ritrova dal 13 al 17 maggio 2027, la Regione ospite è il Lazio, la letteratura ospite è quella catalana.