Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 19 Martedì calendario

Prevenire? Meglio che bruciare

Il 2025 è stato un anno nero per gli incendi boschivi in Italia: 1600 con 890 chilometri quadrati andati in fumo. La stragrande maggioranza delle cause sono colpose, frutto di sottovalutazioni dei rischi da parte delle persone. I pericoli sono amplificati dai cambiamenti climatici e ad essere polverizzate finiscono proprio le piante che «sequestrano» l’anidride carbonica. Il 2026 non è iniziato bene – alcuni giorni fa è bruciato il monte Faeta tra Lucca e Pisa – e l’estate si preannuncia incandescente. Ma le forze in campo per prevenire e affrontare le emergenze sono dispiegate: ogni Regione ha il suo piano antincendio e a livello nazionale, sotto la regia e il coordinamento del dipartimento della Protezione civile e il contributo prezioso del volontariato, c’è sempre più collaborazione per intervenire tempestivamente. Anche attraverso i «gemellaggi», una modalità di integrazione dei piani regionali dell’antincendio boschivo che prevede l’intervento di squadre di volontari provenienti da fuori regione che si inseriscono per potenziare i meccanismi ordinari delle Regioni, agendo al fianco dei Vigili del Fuoco e delle strutture che si occupano di antincendio boschivo.
Mauro Casinghini è direttore dell’ufficio Volontariato, Formazione e Assistenza del dipartimento della Protezione civile, già direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile della Regione Abruzzo e lui stesso Dos (Direttore delle operazioni di spegnimento). «Il ministero della Protezione civile – spiega – emana degli indirizzi preparativi per uniformare a livello regionale la lotta attiva e la prevenzione». La lotta agli incendi boschivi nasce prima. «Con la formazione degli operativi – aggiunge Casinghini – e la certificazione della loro idoneità fisica. È un’attività che inizia con molto anticipo e si affianca alla redazione dei piani regionali antincendio, il filo rosso che individua per ogni regione le aree di maggior rischio. Confrontandoli con l’anno precedente diventano un modello dinamico di riferimento». Il modello organizzativo previsto dalle campagne antincendio delle regioni comporta lo schieramento di presidi fondamentali per aumentare la velocità delle segnalazioni e l’efficacia degli interventi.
«La guerra stagionale – dice ancora Casinghini – la vinciamo quando siamo più rapidi nell’intervenire su un fuoco che ancora non è diventato incendio. Nel 2025 grazie ai gemellaggi portati avanti dal dipartimento sono state impiegate, solo da parte dei volontari di rinforzo, 2500 giornate uomo per il pronto intervento». Per ogni giornata al datore di lavoro viene indennizzata l’assenza del volontario di Protezione civile partito per intervenire. E a intervenire sono molte organizzazioni di Protezione civile attive anche nell’antincendio. Il volontario non è chiamato solo a domarli, ma anche a prevenirli e a bonificare le aree. Come racconta Alessandro Benini, responsabile nazionale di Protezione civile di Anpas. «Di inverno – dice – siamo reperibili per la chiamata e ci occupiamo di formazione e addestramento. Quando arriva la primavera e ci avviciniamo all’estate iniziamo anche con la manutenzione, in accordo con i Comuni, dei sentieri boschivi perché gli incendi devono essere raggiungibili». Quando inizia la stagione partono anche i servizi di pattugliamento e tutti i giorni ci sono squadre che girano per le zone a rischio e fanno attività di osservazione per un intervento precoce. E anche dopo il contenimento di un incendio, i volontari aiutano a bonificare.
Il volontariato è cruciale anche nei territori che subiscono più incendi. Come la Sicilia, in cima alle classifiche delle aree bruciate che sta cercando di limitare i danni con il digitale. In Sicilia è attivo il progetto Prodigi che prevede la formazione digitale ed è nato con l’obiettivo di rafforzare le competenze tecnologiche e organizzative del volontariato nelle emergenze. Il progetto è finanziato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica digitale e vede come capofila Anpas Sicilia, con il coinvolgimento di Misericordie Sicilia, associazione nazionale Vigili del Fuoco in Congedo – Coordinamento Sicilia e del dipartimento della Protezione Civile della Regione Siciliana come partner. Obiettivo formare 600 volontari attraverso percorsi differenziati per livello di competenze digitali e operative. Per 45 di loro a giugno partirà un percorso avanzato che prevede l’uso di droni in emergenza. Uno degli aspetti più innovativi del progetto è lo sviluppo della piattaforma digitale Neptune. «Prodigi nasce dall’esigenza di migliorare la capacità di risposta alle emergenze in un territorio complesso come quello siciliano – spiega Serena La Corte, coordinatrice del progetto –. L’obiettivo è costruire una rete di volontariato sempre più preparata, connessa e capace di affrontare le emergenze attraverso competenze nuove».