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 2026  maggio 19 Martedì calendario

Intervista al Divino Otelma

Non le basterebbe prevedere i numeri al lotto o scovare il Gratta e Vinci milionario, incassare a ripetizione e vivere come un pascià?
«Ci è proibito, va contro la nostra deontologia».
Il Divino Otelma (è uno, ma da sempre si dà del noi), Primo Teurgo della Chiesa dei Viventi (la sua), presidente degli occultisti italiani, nonché «fonte di vita e di salvezza» (dice) si offende. «Un mago non può usare i poteri a proprio favore, solo per altri». Genovese, Marco Amleto (letto al contrario: Otelma) Belelli, 77 anni e quasi cinquanta di veggente carriera e ospitate tv. «In certune occasioni offriamo una tabella di numeri armonici alla data di nascita».
Bontà vostra.
«Alcuni hanno vinto, ma a noi non hanno dato nulla».

Vai a fare del bene. Com’era da piccolo?
«I miei genitori mi chiamarono Amleto, poi li convinsero ad aggiungere Marco: “Altrimenti lo prenderanno in giro”. Non mi interessavano gli altri bambini, mi tediavano, li giudicavo estremamente banali. A 9 anni già avevo letto l’Iside svelata, testo assai complesso di teosofia».
Giocava a pallone?
«Quando proprio qualcuno insisteva. Un paio di volte mi portarono allo stadio, mi annoiai. Non capivo quelle masse urlanti, mi parevano poveri dementi. Avrei trovato più divertenti i giochi gladiatori dell’antica Roma».
Che sognava di fare?
«Le attività manuali erano da escludere. E nemmeno occupazioni destinate alla subordinazione, al cartellino, che considero forme schiavistiche. Dopo la laurea in Scienze politiche a pieni voti all’università di Genova, fui invitato da due banche. Andai a dare un’occhiata, fu deprimente, persone tristi».
La politica invece la appassionò già al liceo.
«Diventai fiduciario della Giovane Italia, vicina al Msi. Feci iscrivere anche il figlio di Augusto Pedullà, allora sindaco di Genova, sinistra democristiana. Il padre mi supplicò di annullare la tessera. Quindi passai alla Dc, sempre a destra, con Scelba e Lucifredi. Nel 1975 entrai nel giro Radicale. Con Pannella ebbi vivaci discussioni. Ammiravo la sua eloquenza, la capacità di ammaliare le masse. Un gigante tra i nani».
Negli anni, racconta, avrebbe preso sette lauree.
«Certo. Scienze politiche, Storia, Scienze storiche e religiose – triennale e specialistica – Antropologia culturale, Filosofia, Lettere moderne e spettacolo, sul mio sito ci sono le foto dei diplomi».
E con tutti questi titoli non poteva fare, che so, il dirigente, il professore?
«Mai. Forse avrei potuto avviare una carriera diplomatica, ma si sa che vengono privilegiati i figli di pezzi grossi. Quanto ai politici, essi sono una classe di degenerati e ignoranti. Abbiamo un ministro della Cultura che era sprovvisto di laurea».
Nel 1977 cominciò a fare il mago. Tipo Silvan?
«Silvan è un prestigiatore, divertente, però non ha alcun potere divinatorio».
E invece lei?
«La crassa ignoranza del popolo. Pochi sanno che l’etimo di mago viene dal greco e sta per sapiente. Pensano a quel cialtrone di Do Nascimento. Noi abbiamo una missione da portare avanti: recare la felicità e indicare la via della salvezza in questa vita e in quelle che verranno».
Hai capito. E come si svolge la sua opera?
«In due settori. Previsioni per singoli o globali. Come quando, unico, ho anticipato la vittoria di Trump. La sciagura del Covid. E più di recente la vittoria del No al referendum sulla Giustizia, per colpa di omuncoli insignificanti e di baraccone impresentabili. E so già quale sarà il futuro politico di Giorgia Meloni».
Lo sveli anche a noi.
«Se non farà esattamente ciò che diremo, perderà le elezioni».
Prenderà subito nota.
«Deve decollare Nordio in gran fretta. Tagliare la testa e via. Poi basta con questa storia dei centri per migranti in Albania, una stupidaggine. Piuttosto chiuda i porti, come Salvini. Se farà così, potrà vincere anche senza cambiare la legge elettorale. Altrimenti perderà lo stesso».
Costo di un consulto?
«Telefonico o postale 100 euro più spese di spedizione. Dal vivo il prezzo sale. C’è un tariffario, è tutto trasparente, ho la partita Iva. Tra i miei assistiti annovero politici e parlamentari di ogni partito, sotto elezioni scatta la frenesia. E industriali, commercianti, casalinghe».
E poi ci sono gli eventi pubblici. (Sul catalogo l’ospitata di Otelma si articola in: Presenza Semplice, Notabile, Magna, Immaginifica, Somma e Somma Variegata, qualunque cosa ciò voglia dire).«Ci rechiamo in discoteche, a feste della nonna, di Halloween, ai matrimoni».
Paga le tasse?
«Certo. Da quando la Corte di Cassazione nel 1986 riconobbe che noi occultisti svolgiamo un’azione meritoria suppletiva delle carenze della medicina ufficiale. A quel punto, come liberi professionisti, paghiamo l’obolo al commercialista».
Sa che per i più lei è un simpatico ciarlatano?
«Non ci risulta. Ci stimano, ci vogliono bene».
Sostiene di guarire i malanni.
«Noi non guariamo tutte le malattie. Ma quando a Odiens eseguii due volte il rituale taumaturgico in tv arrivarono centinaia di lettere con annunci di guarigione. Antonio Ricci lo sa benissimo. Una signora siciliana si liberò all’istante dell’artrosi cervicale. Berlusconi ci costrinse a smettere. Anche i Re di Francia imponevano le mani per guarire gli scrofolosi».
Se ha un acciacco, va dal medico?
«Quasi mai. Ne abbiamo uno, non lo utilizziamo. Siamo autosufficienti, abbiamo nostre tecniche di autorigenerazione».
Eppure quando all’Isola dei Famosi del 2019 cadde e batté la testa si fece portare di corsa in ospedale.
«C’era una lacerazione sulla fronte che ci procurò nove punti di sutura, sanguinavo, il rituale non era possibile».
Il Divino crede in Dio?
«Se intendiamo un ente supremo che sovrasta l’individualità, sì. Le religioni sono una via per accedere alla Verità, certe più, altre meno».
A messa ci va?
«In alcune occasioni, come in ricorrenza della scomparsa di nostra madre».
Crede nella reincarnazione.
«Una vita è troppo breve per potersi realizzare, capire se stessi e il senso dell’esistenza».
Racconta di essere stato un sacerdote di Atlantide. Allora dovrebbe ricordare dove si trova.
«Ma certo. È Santorini».
In questa vita si è sposato due volte.
«A 37 anni, a Udaipur, con una indiana. A 44 con una brasiliana, in Italia, con cerimonia privata non religiosa».
E com’è andata?
«Bene, finché è durata. Poi le unioni si sono dissolte di comune accordo».
Si è innamorato spesso?
«Una cinquantina di volte. Adesso ho al massimo qualche vagheggiamento».

Si dichiara bisessuale.
«Sempre stato, è la normalità in tutto il mondo, già nella civiltà greco-romana».

Ospite da Giuseppe Cruciani a Radio 24, spesso esegue il rito della potenza sessuale. Ha riscontri positivi?
«Innumerevoli. Ma funziona se chi partecipa lo fa in modo serio, da solo, senza ridacchiare, senza fumare, altrimenti è inutile».

Amici ne ha?
«Ho un assistente da 13 anni, Federico, che è certamente un amico e con cui riusciamo a parlare».
Otelma si sente solo?
«Sì, è un problema che hanno tutti gli umani, però invece di piangerci addosso proviamo a dare un senso al tempo che ci resta».
Teme la morte?
«Non siamo solo carne, la morte non esiste. Quando ho perso mia madre chiedevo disperatamente un segnale. Un giorno mi è apparsa, giovane, in fondo al letto. Sorrideva, tutta luce. Riposa accanto a me sul lato sinistro».