Corriere della Sera, 19 maggio 2026
OpenAI, i giudici bocciano Musk
Tre settimane di dibattimento senza esclusione di colpi: Elon Musk contro Sam Altman, accusato dal capo di Tesla e SpaceX di averlo truffato usando i milioni da lui messi nell’OpenAI fondata nel 2015 come azienda filantropica per trasformare la società in una macchina per fare profitti, legata a Microsoft. Sviluppando l’Intelligenza artificiale a tappe forzate, senza farsi scrupoli.
Musk, Altman e molti testimoni alla sbarra. Scambio di accuse feroci, pubblicazione di documenti interni, email e sms imbarazzanti: squarci sulle meschinità dei condottieri delle imprese che hanno sviluppato le tecnologie più innovative, e forse più potenti, oggi a disposizione dell’umanità.
Poi ieri, con sorprendente rapidità, i nove giurati del tribunale di Oakland, in California, hanno trovato l’accordo: Sam Altman non colpevole. Non perché non abbia fatto cose riprovevoli, ma perché Elon Musk si è svegliato tardi, a termini della prescrizione già scaduti. Avrebbe dovuto denunciare Altman entro i tre anni successivi dal momento in cui è venuto a sapere dei comportamenti a suo avviso fraudolenti. Ma si è rivolto al tribunale solo nell’agosto del 2024 mentre gli avvocati di Altman sono riusciti a dimostrare che Musk sapeva almeno dal gennaio 2021, forse prima.
Nell’accogliere immediatamente la decisione della giuria, la giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha anche detto di ritenere improbabile una seconda fase del procedimento basata su altre accuse: violazione delle norme antitrust.
Umanamente questo processo è stata una spietata autopsia di un’amicizia nata 11 anni fa tra i due sotto il segno di un progetto filantropico, probabilmente utopico. Un rapporto finito nel fango del rancore e del conflitto tra interessi contrapposti. Musk ha potuto dimostrare che OpenAI era nata come un laboratorio non profit con un impegno statutario che Altman ha violato, tanto che proprio per questo verrà successivamente cacciato dal suo stesso consiglio d’amministrazione con un golpe, poi rientrato. Nel processo quella vicenda è tornata alla ribalta e cinque testimoni hanno dato del bugiardo ad Altman sotto giuramento.
Ma anche Musk ne esce male e non solo perché ha perso la causa: accusato non solo di aver sempre saputo che OpenAI doveva diventare un’impresa commerciale, ma di aver tentato lui stesso di inglobarla, fondendola dentro la sua Tesla. E sospettato di aver usato la sua storia sentimentale con Shivon Zilis, membro del board di OpenAI che poi diventerà madre di alcuni dei suoi figli, come informatrice dall’interno dell’azienda.
Ma questa sentenza ha soprattutto rilevanti conseguenze economiche e finanziarie: dopo uno stallo dovuto all’incertezza circa l’esito del processo, Microsoft può riprendere la sua cooperazione sempre più stretta con OpenAI. La quale, liberata dal fardello giudiziario, può ora andare in Borsa, rischiando di fare almeno parzialmente ombra alla gigantesca offerta pubblica d’acquisto, la più imponente di tutta la storia del capitalismo mondiale, che Elon Musk sta per lanciare: si parla di una quotazione di SpaceX al Nasdaq già tra meno di un mese, il 12 giugno, con l’obiettivo di darle un valore di ben 1.750 miliardi di dollari (una cifra pari ai due terzi del Pil dell’Italia). Musk subisce una sconfitta bruciante (i suoi avvocati già parlano di appello) ma non è l’unico perdente. Anche se sono rimasti dietro le quinte, gli altri concorrenti di OpenAI nei modelli di Intelligenza artificiale, soprattutto Anthropic e Google, sono delusi: avesse vinto Musk che chiedeva di imporre alla società di Altman di estromettere il suo capoazienda e di cambiare radicalmente rotta, avrebbero beneficiato della semiparalisi del loro principale avversario.