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 2026  maggio 19 Martedì calendario

Quasi 120 rappresentanze americane senza ambasciatori

Fino a poco tempo fa, Erik Holmgren era un diplomatico americano di carriera, che guidava il desk per la diplomazia energetica in Medio Oriente, parte dell’Ufficio per le risorse energetiche del dipartimento di Stato. Ma nei mesi scorsi, tutti i funzionari che lavoravano sotto di lui sono stati licenziati e la struttura eliminata. Eppure – ha spiegato alla Cnn Holmgren, nel frattempo dimessosi – il lavoro della sua unità sarebbe stato prezioso nella crisi con l’Iran: «Stavamo appunto lavorando a come rendere più difficile per Teheran esportare petrolio e avremmo dato i giusti avvertimenti sulla necessità di gestire lo Stretto di Hormuz», il collo di bottiglia ora bloccato dalla Repubblica islamica con conseguenze devastanti per il mondo intero, dai prezzi alle stelle del greggio ai fertilizzanti che non raggiungono più regioni critiche del pianeta.
Benvenuti nella «diplomazia senza diplomatici», che è la nuova cifra dell’amministrazione Trump. Iniziate nel luglio scorso, le cosiddette Reductions in Force (RIFs) ordinate da Marco Rubio hanno portato ai licenziamenti di centinaia di diplomatici e di più di altri mille funzionari. Ufficialmente tesa a eliminare esuberi e inefficienze, in realtà, secondo l’American foreign service association, l’azione sta depotenziando lo State department, ostacolando la capacità degli Stati Uniti di esercitare la propria influenza globale e perseguire le loro priorità in politica estera per molti anni a venire. «Gli storici del futuro guarderanno a questo periodo come a un grave errore che gli Usa si sono imposti da soli», dice John Bass che fu ambasciatore in Afghanistan e Turchia.
Ma l’espressione più grave della «diplomazia senza diplomatici» voluta da Donald Trump è il declassamento di fatto delle sedi all’estero: sono attualmente 119 su 195 le rappresentanze americane nel mondo dove non c’è un ambasciatore nominato dalla Casa Bianca e confermato dal Senato, situazione senza precedenti nell’ultimo secolo.
Con il Medio Oriente in fiamme, dall’Iran al Libano, Washington non ha un plenipotenziario in Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Iraq e Kuwait. Non va meglio in Africa dove sono prive di guida 37 su 51 ambasciate. Quanto all’Europa centro-orientale, l’America non ha ambasciatori nel pieno dei loro poteri né a Mosca né a Kiev, dove Trump si affida soprattutto ai due inviati speciali per le missioni di pace, Steve Witkoff e Jared Kushner, la coppia che i russi hanno ribattezzato «Witkoff e Zyatkoff», perché nella lingua di Pushkin «zyat» sta per genero, Kushner appunto.
Naturalmente a mandare avanti la baracca ci sono gli «incaricati d’affari», funzionari esperti e capaci che tuttavia non hanno l’autorità e il peso, ma soprattutto l’accesso al governo ospite di un ambasciatore a pieno titolo. Che Trump sia lento a nominarli e che in Senato la minoranza democratica spesso ostacoli il processo di ratifica non sono le sole cause dell’inaudito tasso di vacanza. Anche Rubio ci ha messo lo zampino, lo scorso dicembre, richiamando d’un colpo 30 ambasciatori di carriera dalle loro sedi.
Sul fondo però è una questione di scelta: Trump vuole in giro per il mondo solo gente fidata e pronta a fare quello che dice lui, senza offrire punti di vista alternativi. «Invece – spiega Bass – è precisamente quel tipo di conoscenza che in passato ha impedito alle varie amministrazioni di commettere errori ancora più grandi».
Di più, per le missioni delicate Trump usa esclusivamente inviati speciali, fedelissimi e multi-task: oltre a Witkoff e Kushner, che gestiscono i negoziati su Ucraina, Gaza e Iran, anche Tom Barrack, ambasciatore in Turchia e inviato per la Siria, o Sergio Gor, ambasciatore in India e inviato per l’Asia Centrale. L’effetto della «diplomazia senza diplomatici», secondo Tom Shannon che ha servito sia sotto Obama che sotto il primo Trump, «è di limitare la politica estera dell’amministrazione, riducendone l’abilità di rispondere alle crisi e comunicare effettivamente con i più alti livelli dei governi stranieri».