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 2026  maggio 19 Martedì calendario

Merz conferma la linea del rigore

«È importante, e lo è per me personalmente, che non ci siano indebitamenti eccessivi in Europa», dice il cancelliere Friedrich Merz. Berlino non commenta la scelta dell’Italia di chiedere una deroga a Bruxelles ai vincoli del Patto di Stabilità per fronteggiare le bollette dell’energia e il caro benzina, come è stato fatto per il riarmo. D’altronde, la questione riguarda formalmente i rapporti tra Roma e la Commissione: non certo con Berlino. Però per chi sperava in un approccio più morbido di Merz – a chi s’illude che la Germania dopo aver aperto i cordoni della borsa in casa sia disponibile a fare altrettanto in Europa – ieri pomeriggio il cancelliere, ricevendo il premier bulgaro Rumen Radev, ha riproposto la più classica risposta tedesca. «L’indebitamento già oggi minaccia la sovranità in alcuni casi e frena la competitività. Alcuni Paesi spendono più per i tassi che per la difesa. In una situazione del genere in Europa non dobbiamo arrivare».
Non fa nomi, non punta il dito, però da settimane Merz ha fatto sapere che non vuole gli eurobond né fare eccezioni. Più che all’Italia sembrava alludere ai francesi. Merz è allievo di Wolfgang Schäuble – e se ha cambiato la politica nazionale non ha rinnegato i principi della disciplina fiscale. Berlino ha sì creato un fondo di difesa di 780 miliardi, ma può permetterselo perché il suo debito nel 2025 era al 63%: questa è la tesi.
Ad Aachen nella laudatio per Mario Draghi, Merz è stato chiaro. E sul nuovo bilancio comunitario ha spiegato che la Ue deve ridefinire le priorità non aumentarlo: «Alcuni ora credono che potremmo evitare questo compito doloroso assumendo nuovo debito europeo. La Germania non può seguire quella strada per ragioni costituzionali».
Per quanto riguarda l’Italia, i portavoce del governo tedesco su espressa richiesta non hanno voluto commentare. I contatti tra i due premier nell’ultimo anno sono stati frequenti e diretti; però non basta ad aggirare la roccia della «disciplina» tedesca. La Germania la pensa come l’Olanda, il cui ministro delle Finanze Eelco Heinen aveva detto che «non può essere che ogni volta che c’è uno choc la risposta sia» chiedere «più debito e più flessibilità nelle regole».
D’altro lato, Berlino ha bisogno di misure sull’energia per i suoi cittadini così come l’Italia. In entrambi i Paesi il costo è superiore alla media Ue e la Germania ha un’industria energivora (per di più in crisi). Gli aiuti messi a disposizione non bastano e il bavarese Markus Söder ha detto domenica, riguardo allo sconto sulla benzina, che «qualcos’altro forse si potrà fare».
C’è poi un secondo problema interno. L’estrema destra AfD sta salendo alle stelle, in diversi sondaggi è 5 punti sopra la Cdu. E l’AfD è contro qualsiasi aiuto ai Paesi del Sud: al riguardo è quella dei professori antieuro di quand’è nata. Già accusa Merz di essere uno spendaccione e di rovinare le finanze pubbliche, figurarsi se dovesse aprire ai Paesi indebitati. E questo crea tensione. Non vuol dire che il cancelliere non voglia esaminare altri strumenti in mano alla Ue (eccedenze di bilancio, resti in centinaia di miliardi dei fondi del Covid, perfino forse aiuti di Stato): purché non si immagini che sia pronto ad abbandonare il rigore.