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 2026  maggio 19 Martedì calendario

Meloni chiede a Bruxelles il via libera a una spesa da 5 a 9 miliardi

Nelle interlocuzioni che il governo italiano sta avendo con la Commissione europea, in questi giorni, sono state già state scoperte alcune carte. Giorgia Meloni ha scritto una lettera formale a Ursula von der Leyen per chiedere che la clausola che protegge gli investimenti nel settore della difesa, e che può arrivare all’1,5% del Pil, venga allargata anche al sostegno del settore energetico. Ma nella lettera ovviamente non c’è scritto quanto realmente l’Italia sta chiedendo a Bruxelles.
Nel confronto ufficioso che ha preceduto la lettera invece sono state già fatte alcune cifre, e la forchetta su cui si muove la richiesta di Palazzo Chigi è quella di un’oscillazione minima dello 0,2% del Pil e massima dello 0,4%. In sostanza Roma sta chiedendo a Bruxelles di poter spendere da 4,5 sino a 9 miliardi di euro. Visto che dall’inizio della crisi abbiamo già impiegato più di 2 miliardi, significa chiedere un alleggerimento delle regole fiscali attuali che consenta al governo di intervenire quasi sino alla fine dell’anno.
La forchetta indicata dal governo è flessibile proprio perché nessuno conosce il punto di caduta finale della crisi, ma nello stesso tempo è abbastanza ampia da coprire, se fosse accolta, almeno sino ad altri circa 8 mesi di aiuti al settore degli autotrasportatori o (cosa più difficile) direttamente ai consumatori con interventi ulteriori sulle accise sulla benzina, o ancora con misure per alleggerire la bolletta elettrica del Paese.
Qualche Paese si è anche lamentato, le richieste dell’Italia sembrano «un mezzo ricatto» hanno osservato i diplomatici di altri Stati, riferendosi alla possibilità, ventilata nella lettera di Meloni, che il governo rinunci ai fondi del progetto Safe. Ma al di là delle scaramucce e dei giudizi il vero scoglio resta Berlino. Basti pensare che il governo tedesco non ha preso prestiti per il programma militare Safe, finanziato sul mercato con soldi raccolti dalla Commissione, il cui debito gode della tripla A, semplicemente perché è in grado da solo di finanziarsi sul mercato a tassi addirittura inferiori a quelli della stessa Commissione. E nel nostro governo nessuno si fa illusioni, nemmeno chi segue la vicenda da vicino: «Senza il consenso di Berlino la partita è quasi impossibile».
Ma il pressing dell’Italia è a tutto campo. Della lettera inviata da Meloni ne parleranno oggi a Strasburgo, a margine della plenaria del Parlamento Ue, Nicola Procaccini e Ursula von der Leyen. È la seconda volta che la presidente del Commissione vede il copresidente del gruppo Ecr in un bilaterale per allargare così il perimetro del confronto con i partiti considerati non ostili. Procaccini fino a ieri sera ha messo a punto la linea con la premier italiana. Dentro FdI c’è chi è convinto che ci siano ancora margini di trattativa, seppure molto stretti. Addirittura c’è chi agita la possibilità di una minoranza di blocco sul Safe, capeggiata dall’Italia in Consiglio europeo, per il quale manca un ultimo voto dei leader dei 27. Sicuramente si tratta di una strategia negoziale, visto che il governo – e dunque anche il partito di Meloni – continua a giocare su più tavoli. Intanto c’è attesa per le previsioni economiche in programma giovedì a Bruxelles. I collaboratori della premier non si fanno illusioni: «Ci aspettiamo un peggioramento, ma non sarà drammatico». Ieri Meloni ne ha parlato con i leader di maggioranza in un vertice lampo a Palazzo Chigi. Dove poi, sempre sul fronte energetico, ha ricevuto anche la visita di Carlo Calenda. Il leader di Azione ha presentato alla premier una proposta sull’energia e un’altra sull’industria. Aprendo alla possibilità di sostenere in Parlamento la legge delega sul nucleare.