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 2026  maggio 19 Martedì calendario

Deficit ed energia, spiraglio Ue

La Commissione europea si esprime sempre con cautela ma non è di chiusura il segnale che sta dando all’Italia, dopo la richiesta della premier Giorgia Meloni di estendere all’energia la clausola nazionale di salvaguardia del patto di Stabilità per le spese in difesa. Bruxelles è in modalità ascolto. La Commissione ha detto che von der Leyen risponderà il «più velocemente possibile: stiamo monitorando la situazione (dei prezzi dell’energia, ndr) e siamo pronti a usare la flessibilità esistente» nel quadro delle regole Ue di bilancio.
Molto dipende da come la situazione evolverà. Giovedì la Commissione presenterà le previsioni macroeconomiche di primavera e quella sarà una prima cartina di tornasole perché certificherà un rallentamento della crescita causata dallo choc energetico innescato dalla guerra in Medio Oriente. Fondamentale, però, è anche la percezione generale degli altri Stati membri. L’ipotesi di allargare all’energia la clausola di salvaguardia nazionale per le spese in difesa era stata sollevata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti all’Eurogruppo e all’Ecofin del 5-6 maggio scorsi e in quella circostanza gli altri ministri, salvo alcune eccezioni, non avevano dimostrato grande interesse, se non addirittura opposizione come il ministro olandese delle Finanze Eelco Heinen che aveva detto che «non può essere che ogni volta che c’è uno choc la risposta sia» chiedere «più debito e più flessibilità nelle regole». La Spagna, invece, aveva chiesto flessibilità per aumentare gli investimenti nella transizione verde. Ma la situazione si sta aggravando con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato. Dunque è possibile che alcuni Stati stiano riconsiderando la loro posizione. Si capirà forse venerdì all’Eurogruppo informale che si terrà a Cipro, seguito il giorno successivo dall’Ecofin.
Intanto la Commissione, attraverso un portavoce, ha ribadito che per quanto riguarda la flessibilità fiscale in materia energetica, «in questa fase, l’attenzione è rivolta a sfruttare pienamente i consistenti finanziamenti dell’Ue già disponibili». È la linea che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva esposto in aprile nella conferenza stampa al termine del summit Ue a Cipro: «Sono stati messi a disposizione per investimenti energetici circa 300 miliardi di euro – aveva detto – attraverso strumenti quali NextGenerationEU, i fondi della politica di coesione e il Fondo per la modernizzazione, con circa 95 miliardi ancora da utilizzare». Dunque per ora «l’obiettivo principale» è garantire che gli Stati usino i fondi disponibili. La Commissione sta anche lavorando per mobilitare gli investimenti privati. Inoltre l’esecutivo comunitario ha ricordato di avere reso più flessibile il quadro relativo agli aiuti di Stato per sostenere gli investimenti nel contesto degli alti prezzi dell’energia. Tuttavia i Paesi ad alto debito pubblico, come l’Italia, ne possono fare un uso limitato a causa dello scarso spazio fiscale a disposizione. È una situazione di cui il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha consapevolezza. Per quanto riguarda la flessibilità fiscale, Dombrovskis in conferenza stampa all’Eurogruppo aveva sottolineato che «gli Stati dispongono oggi di margini fiscali limitati a causa degli elevati livelli di deficit e debito, di un contesto caratterizzato da tassi di interesse più elevati e dell’urgente necessità di ulteriori spese per la difesa». Ma questo poi si era tradotto nell’invito ai Paesi ad adottare «misure di sostegno temporanee e mirate, così da limitare i costi fiscali, e che non aumentino la domanda aggregata di energia».
Per il momento l’Italia non ha ancora attivato la clausola di salvaguardia per la difesa che consente uno scostamento annuo fino all’1,5% del Pil. Lo hanno già fatto 16 Paesi Ue. Secondo il Documento di finanza pubblica 2025 la spesa dell’Italia in rapporto al Pil salirebbe dello 0,15% all’anno nel 2026 e nel 2027 e dello 0,2% nel 2028. Il ministro Giorgetti aveva quantificato lo 0,15% in 3,7 miliardi.