Corriere della Sera, 19 maggio 2026
El Koudri: le indagini sulle cure interrotte
«Vorrei chiedere scusa, ma per la gravità di quel che ha fatto mio figlio non trovo le parole giuste, né in arabo né in italiano. È difficile anche chiedere scusa, provo solo tantissima vergogna». Il papà di Salim El Koudri è laureato in letteratura araba, anche se in Italia fa l’operaio metalmeccanico. Lui e la moglie da sabato pomeriggio sono «annichiliti dalla vergogna».
Delle loro parole ieri si è fatto portavoce il legale di fiducia, Fausto Gianelli. «Mio figlio è ancora vivo anche se non lo riconosco più – ha detto la madre di Salim—, ma quelle persone hanno la vita rovinata ed è tutta colpa sua. Io non so dove abbiamo sbagliato». Due genitori «devastati e increduli», dice il legale «ma perfettamente consapevoli della gravità di quel che è accaduto». Anche per questo hanno deciso di lasciare la loro casa di Ravarino, mentre il padre non se la sente di tornare a lavorare.
L’avvocato Gianelli ieri è andato in carcere a Modena e per la prima volta ha parlato con Salim. Al termine dell’incontro il 31enne ha chiesto delle sigarette, una bibbia e di poter parlare con un sacerdote. Per il resto, stando a quanto riferisce il legale, non ricorderebbe nemmeno ciò che è avvenuto. «Sabato – ha detto – ho preso un coltello da cucina, sono uscito di casa e sapevo che quel giorno sarei morto, ma non suicida». «L’ho trovato in stato confusionale – aggiunge –. La dinamica di quel che è accaduto gliel’ho dovuta spiegare io e lui ascoltava come se fosse successo ad un altro». E dopo che il legale gli ha riepilogato tutto lui ha detto di ricordare solo di essere salito in auto «e che andavo sempre più forte». Una persona che si è mostrata completamente annebbiata. «Ma alla fine mi ha detto: “se è per questo che sono finito in carcere, allora me lo merito”». Per Gianelli «è evidente che ha un grave disagio psichiatrico, per questo è assolutamente necessaria una perizia».
Il tema della salute mentale di Koudri è uno degli aspetti che intende approfondire anche l’inchiesta della Procura di Modena. La Squadra Mobile, che coordina le indagini, ha già acquisito le cartelle cliniche sugli accessi al centro di salute mentale di Castelfranco Emilia. Tra oggi e domani sentirà anche le due psichiatre che avevano seguito Salim fino al 2024, quando aveva smesso di curarsi. È normale, si chiedono gli inquirenti, che un soggetto con una patologia psichiatrica ufficialmente diagnosticata, che ha già fatto accesso ad un centro di salute mentale, scompaia dai radar per tutto questo tempo?
Una mancata attenzione che, a detta dell’avvocato Giannelli, non si può attribuire alla famiglia. «I genitori non sapevano né che era andato in quel centro, né che avesse interrotto la cura. Lui mi ha raccontato che ci era andato spontaneamente dopo un periodo che stava male e si sentiva perseguitato dal diavolo». Mentre i genitori «riferiscono di averlo visto pian piano diventare sempre più solitario e taciturno, ma non immaginavano potesse essere un pericolo. Pensavano solo alla frustrazione, da laureato, di non trovare lavoro».
Salim è attualmente indagato per strage e lesioni, ma non si può escludere che gli venga contestata anche l’aggravante dell’odio razziale. Tutto dipende dalle indagini in corso. Pur avendo un disturbo di natura psichiatrica non è certo una persona totalmente incapace di intendere e volere. Per questo da oggi verranno attentamente esaminati i device che aveva in casa: 5 telefoni, 4 pc, due hard disk, un tablet, varie chiavette usb e delle password per le criptovalute. La polizia vuole capire se frequentasse chat che veicolano messaggi di odio razziale, che potrebbero aver fatto da innesco su una persona fragile. Scartate come infondate invece alcune segnalazioni arrivate alla polizia. Quella di una donna che ha raccontato di aver sentito due islamici che annunciavano «un grande spettacolo», o un signore che ha detto di aver visto Salim girare in un’altra zona di Modena prima di puntare su via Emilia perché c’erano più persone in strada.
Per questa mattina è previsto l’interrogatorio di garanzia di El Koudri. Il suo avvocato vorrebbe che rispondesse a tutte le domande. «Noi dobbiamo e vogliamo collaborare – afferma Gianelli – anche se temo che lui non sia in grado di rispondere in modo logico e intellegibile».