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 2026  maggio 18 Lunedì calendario

Il Tamigi ora è (parzialmente) balneabile. E in Italia?

Il Tamigi è balneabile. Quel fiume londinese che per decenni è stato definito un “imbarazzo nazionale” e che negli anni Cinquanta era stato dichiarato biologicamente morto ha ora il suo primo tratto ufficialmente designato per il nuoto. Si tratta dell’Ham & Kingston, nel sudovest di Londra. Lontano dal Big Ben, certo, ma pur sempre Tamigi. A ottenerlo sono stati i nuotatori locali, i “Teddington Bluetits” e il gruppo “Ham and Kingston Bathers”, che da anni si tuffavano lì e chiedevano che l’Environment Agency li prendesse sul serio. Alla fine, il 90 per cento dei partecipanti alla consultazione pubblica ha appoggiato la designazione. Record assoluto di consensi per un sito balneare inglese.
Una decisione che non arriva per caso. Nel 2025, a Parigi, la qualifica di balneazione era stata ottenuta dalla Senna dopo un secolo esatto di divieti. Un percorso ventennale di bonifiche e depurazione, accelerato dall’urgenza olimpica del 2024: tre aree attrezzate, gratuite, sorvegliate, con controlli rigorosi sulla qualità dell’acqua. Risultato? la Senna è diventata un’infrastruttura ecologica e sociale, come la chiama il movimento internazionale “Swimmable Cities”, che dal luglio 2024 conta 183 organizzazioni in 96 città e 34 Paesi e che punta a portare il nuoto urbano dove oggi c’è solo divieto.
L’inseguimento dell’Europa
Il modello ha già funzionato a Zurigo, dove ci si tuffa nel Limmat in pieno centro storico. Ad Amburgo, con piattaforme galleggianti sui canali. A Copenaghen, con vere piscine nel porto cittadino. A Monaco, dove l’Isar è stato trasformato in un corridoio ecologico balneabile con spiagge e sentieri. E ora tocca a chi è rimasto indietro. In Italia i chilometri di acque interne ufficialmente balneabili sono 675. Un dato che sembra incoraggiante, finché non si guarda dove si trovano: laghi alpini, torrenti montani, tratti fluviali in mezzo alla campagna. Nelle grandi città, il conto rasenta lo zero. Solo progetti. Gli unici casi di acque interne con tratti ufficialmente monitorati e balneabili sono quasi tutti lacustri (Lago di Garda, lago Maggiore, qualche lago minore) o fluviali in zone rurali e montane lontane dai centri urbani (come alcuni tratti del Po in Piemonte, o piccoli corsi d’acqua in Trentino).
2031, il Tevere come negli anni Cinquanta
A Roma, il sindaco Roberto Gualtieri l’anno scorso ha annunciato un tavolo tecnico per valutare la balneabilità del Tevere in collaborazione con Arpa, Regione Lazio e ministeri competenti. Una commissione scientifica si è subito messa al lavoro per affrontare le criticità, a partire dall’inquinamento dell’Aniene, affluente non esattamente immacolato. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere il Tevere pulito e balneabile entro il 2031: data che coincide con la fine di un eventuale secondo mandato. Per quanto la strada sia lunga, l’ambizione del modello Parigi è manifesta e per una volta Roma non sembrerebbe partire in ritardo per mancanza di visione.
C’è poi il laghetto dell’Eur, lo specchio d’acqua che dal 1942 simboleggia il quartiere dell’Esposizione Universale. Un progetto da 7,9 milioni di euro iniziato nel 2024 punta a renderlo balneabile a partire dal 2028. Non si tratterà però di balneazione libera. A precisarlo è l’amministratore delegato di Eur SpA, Claudio Carserà: il lago sarà infatti riservato a competizioni sportive internazionali di altissimo profilo. Qualcuno ha già pensato alle Olimpiadi del 2040, qualora Roma decidesse di candidarsi. Sogni leciti, mentre intanto i romani resteranno a guardare i nuotatori professionisti dall’argine.
Milano e i Navigli: il bagno è vietato, ma si studia
Già nel 2018 il comune di Milano aveva rilanciato lo studio sulla riapertura dei Navigli, con approfondimenti soprattutto sulle implicazioni ambientali. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di vasche delimitate da reti galleggianti nella Darsena, come soluzione provvisoria per consentire bagni controllati in aree specifiche.
Per ora, però, il Consorzio Est Ticino Villoresi è lapidario: nei Navigli è vietato fare il bagno. Qualità dell’acqua e conformazione del fondo rendono impraticabile qualsiasi uso ricreativo diretto. Nel frattempo, chi vuole bagnarsi in acqua davvero certificata può andare all’Idroscalo. Il bacino milanese, alimentato da acque sorgive, è monitorato da ASL, ARPA e dal Centro Ricerche CAP, che ne attestano la qualità. In estate, il bagno è consentito in un’area circoscritta e sorvegliata da bagnini e sommozzatori, con possibilità anche di fare attività di canoa, kayak, cable wakeboard e dragon boat.
Il Po aspetta e intanto arrivano i battelli elettrici
Torino ha un passato glorioso sul fronte della sensibilità fluviale. Nel 2011 aveva aderito alla campagna europea “Big Jump” con tuffi simbolici nel Po. Mentre nel 2014 aveva sperimentato una “Spiaggia dei Murazzi”, poi naufragata prima di decollare. Oggi si guarda avanti con “Let’s Po”, un progetto di riqualificazione delle rive, battelli elettrici e un futuro River Center sotto le arcate del fiume, pensato come centro pubblico di conoscenza e innovazione. In parallelo, Arpa Piemonte lavora a sistemi di monitoraggio avanzato per valutare la possibilità di usi ricreativi nel medio-lungo termine. Traduzione: prima si capisce com’è l’acqua, poi si decide se tuffarsi.
Arno bene comune
Mentre a Firenze, il progetto “River Urban Beach” lungo l’Arno aveva funzionato fino al 2018. Poi il silenzio. A maggio 2025 i lavori per una nuova passerella ciclopedonale tra Compiobbi e Vallina sono stati il primo passo per ragionare un giorno sulla fruizione delle sponde. Nel frattempo, chi già lavora sull’Arno (dai gestori di Sup al rafting, fino all’Arno Boat) chiede a gran voce un tavolo di confronto con Palazzo Vecchio per scrivere insieme le regole della convivenza sul fiume. «L’Arno è un bene comune», dice chi ci lavora da anni. La governance del fiume è divisa tra municipio e Genio Civile in un groviglio burocratico che scoraggerebbe anche il più paziente degli amministratori.
L’eccezione: il Trebbia, bellissimo e (tecnicamente) vietato
In Emilia-Romagna c’è un fiume che d’estate non ha bisogno di progetti pilota né di commissioni scientifiche. È il Trebbia, nel Piacentino, da anni una delle mete balneari più frequentate del Nord Italia, con famiglie, turisti e gitanti che affollano le sue sponde di ghiaia dal primo caldo. Le sue acque limpide e i paesaggi suggestivi fanno spesso dimenticare le insidie reali: correnti forti e variabili, fondali irregolari e improvvisi salti di profondità. Il problema è che nella Regione i fiumi non sono generalmente considerati acque balneabili e quindi sottoposti a controlli per la sicurezza dei bagnanti. Le conseguenze si vedono ogni estate: solo in un recente biennio si sono registrati cinque decessi in due mesi, tanto da spingere le autorità sanitarie a diffondere volantini informativi in quattro lingue. Insomma, l’acqua c’è, così come i progetti. Nel frattempo, gli italiani si tuffano lo stesso, anche senza il permesso di entrarci.