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 2026  maggio 18 Lunedì calendario

Potenza, 12 arresti per sfruttamento del lavoro e caporalato

Turni estenuanti di 10 e 12 ore di lavoro giornaliere, paghe irrisorie, minacce, alloggi fatiscenti. Sono queste le condizioni in cui sono stati trovati dai carabinieri di Potenza decine di lavoratori agricoli stagionali migranti impiegati prevalentemente nei campi e negli allevamenti della Basilicata. Dodici le misure cautelari emesse nei confronti di persone italiane e indiane, di cui due in carcere, cinque agli arresti domiciliari e cinque soggetti a obbligo e divieto di dimora. Una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con l’aggravante della transnazionalità.
Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza e svolte dai carabinieri del capoluogo e per la tutela del lavoro di Napoli, sono partite da un’ispezione per il rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro eseguita nell’agosto 2023 in un’azienda agricola di Grumento Nova, nel Potentino, durante la quale sarebbe stato accertato l’impiego, in condizioni di grave sfruttamento, di numerosi braccianti agricoli migranti. La soggezione dei lavoratori nei confronti dei caporali, secondo la Dda di Potenza, non era solo fisica ma anche psicologia ed economica: continuamente ricattati di dovere onorare il debito contratto con l’organizzazione previa la perdita del permesso di soggiorno.
Le indagini successive, frutto di un’analisi incrociata di dati amministrativi, flussi migratori e riscontri sul campo, hanno poi evidenziato una rete criminale attiva con base nel territorio lucano ma con diramazioni anche a Salerno, Piacenza, Lecco e India. Un fenomeno criminale quindi ben più radicato e strutturato, caratterizzato da una gestione verticistica e da una ramificazione internazionale. II meccanismo era il seguente: prima gli intermediari all’estero selezionavano i lavoratori, spesso giovani vulnerabili e in condizioni di bisogno, inducendoli a versare somme variabili tra gli 8.500 e i 13.000 euro per ottenere il visto. Successivamente, arrivati in Italia, venivano resi in schiavitù e privati di ogni libertà per estinguere il debito iniziale, finanziato dalle famiglie d’origine.
Decine le pratiche gestire gestite contemporaneamente, utilizzando illegalmente le disposizioni connesse ai cosiddetti decreti flussi, coordinando i tempi di ingresso con le esigenze stagionali dei datori di lavoro complici. Coinvolte anche altre aziende agricole definite “compiacenti”, che presentavano domande di assunzione per i lavoratori stagionali dietro compensi illeciti stimati tra i 3.500 e i 4.000 euro per ogni singola pratica. Dal procuratore della Dda di Potenza, Camillo Falvo, un appello ai lavoratori e agli imprenditori agricoli a “denunciare” qualsiasi forma di abuso e sfruttamento.