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 2026  maggio 18 Lunedì calendario

Gli Stati Uniti accusano Cuba: “Vuole attaccare Guantanamo”

Sono ore decisive a l’Avana. A pochi giorni dallo storico atterraggio del direttore della Cia John Ratcliffe con un aereo ufficiale all’aeroporto José Marti, appaiono più chiare le carte del gioco. La posta è alta: a Cuba è stato chiesto di recidere i legami con Cina e Russia. Le rassicurazioni date dai negoziatori non hanno convinto Washington. E se davvero questo mercoledì, come anticipato da molti media, un procuratore della Florida incriminerà Raúl Castro, salterà la trattativa. Lo scenario estremo, evocato dentro e fuori l’isola, è quello del conflitto armato.
Che l’escalation è arrivata a un punto critico lo dimostrano le ultime rivelazioni di Axios. L’agenzia stampa Usa ha ricevuto informazioni secondo cui l’esercito cubano avrebbe acquistato trecento droni e starebbe discutendo le ipotesi di un attacco alla base americana di Guantanamo, alle imbarcazioni militari statunitensi al largo della Florida e addirittura a Key West. «Queste informazioni di intelligence potrebbero diventare un pretesto per un’azione militare degli Stati Uniti», ammette la stessa Axios.
È però importante ripercorrere le tappe degli ultimi giorni per capire come questa settimana sarà decisiva. È mercoledì e Donald Trump è in viaggio verso la Cina. Dalla Casa Bianca spicca un’offerta: 100 milioni di dollari di aiuti umanitari per l’isola in cambio di riforme; passano le ore e risponde il presidente Miguel Díaz-Canel: «Gli aiuti non troveranno né opposizione né mancanza di gratitudine». È giovedì, primo di due giorni di un blackout generale che stringe in una morsa letale tutta l’isola: nei frigoriferi marcisce il cibo rimasto, la gente non può cucinare, non si può lavare, Cuba è paralizzata, manca tutto; e il ministro dell’energia annuncia la fine dell’ultima goccia di carburante. Per strada scoppiano le proteste.
È la notte tra giovedì e venerdì in Italia quando all’aeroporto dell’Avana atterra un aereo bianco e azzurro come quello presidenziale e la scritta United State of America. Una scena senza precedenti negli ultimi decenni, destinata a diventare icona del momento critico. La delegazione di Ratcliffe nelle foto ha i volti oscurati. Tra quella cubana spicca Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote prediletto e guardia del corpo di Raúl, detto “el Cangrejo” per quella malformazione alla nascita che gli ha dato sei dita e l’eterna protezione del nonno.
Nell’incontro i cubani erano chiamati a documentare di non essere una minaccia esistenziale per gli Usa. Sul tavolo c’erano anche gli aiuti. Ma qualcosa va storto. Ratcliffe accusa Cuba di ospitare stazioni di spionaggio russe e cinesi che minacciano gli interessi americani nella regione. Poche ore dopo alcuni media americani ricevono una fuga di notizie dalla Florida: un procuratore si prepara a incriminare Raúl Castro, ancora ritenuto il tessitore occulto delle sorti dell’isola. L’episodio dell’incriminazione è emblematico. Molti cubani in esilio in Florida incarnati da Marco Rubio sono pronti a festeggiare. Si tratta dell’abbattimento nel 1996 di due voli dei cosiddetti “Hermanos del Rescate” un’organizzazione di esuli – accusata dai cubani di essere legata alla Cia – che tra le altre cose lanciava volantini anticastristi sull’isola. Tra i media e gli account su X dei dissidenti il tema diventa virale, e la parola d’ordine è: “20 maggio”, mercoledì. La data in cui Cuba festeggia l’indipendenza.
Cuba ha interi musei dedicati ai tentativi falliti della Cia di rovesciare il regime. L’ex capo dell’intelligence cubana Fabian Escalante ha scritto un libro sui “634 modi di uccidere Fidel”, che è stato un best seller anche negli Usa. Ma un’incriminazione contro Raúl che compie 95 anni il prossimo mese significherebbe la rottura di ogni trattativa, e nella peggiore delle ipotesi, il conflitto.
Per la Cnn, che all’Avana ha mantenuto un ufficio, «nell’isola fervono i preparativi per fronteggiare l’invasione». Circolari vengono diramate con l’ordine di prepararsi al peggio. La dottrina della Difesa di Cuba si basa sul concetto di “guerra di tutto il popolo”, e si articola su quattro pilastri: mobilitazione dell’intera popolazione, guerriglia, difesa territoriale decentralizzata, resistenza prolungata contro l’invasione.
Da giorni la tv trasmette immagini delle esercitazioni dei cittadini per difendere strada per strada l’isola, si vedono muovere antichi armamenti sovietici, spesso più vecchi dei soldati che li operano. Alcuni invocano lo scenario Vietnam.