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 2026  maggio 18 Lunedì calendario

Voto Usa, la sfida dei collegi

Invece della pace e della «nuova età dell’oro» promesse da Donald Trump, gli americani stanno avendo la guerra e, tra dazi ed «effetto Hormuz», un aumento dei prezzi che peggiora il loro tenore di vita. I salari nel frattempo sono in leggera flessione, con l’America rurale, grande serbatoio di voti della destra, alle corde (difficile trovare manodopera per i raccolti con l’Ice in giro), la Cina che compra meno soia e cereali e l’impennata del prezzo di carburanti e fertilizzanti.
Per i repubblicani è allarme rosso: i sondaggi danno la riconquista della Camera da parte dei democratici per quasi certa, mentre alla sinistra potrebbe riuscire anche l’impresa, che sembrava proibitiva, di tornare maggioranza al Senato.
Trump verso il disastro elettorale? Non così in fretta: la Casa Bianca sta mettendo in campo varie mosse per tentare di influire sull’esito del voto ridisegnando i collegi elettorali in modo più favorevole alla destra, cambiando le regole per l’ammissione dei cittadini alle urne e studiando anche interventi diretti: mettere agenti dell’Ice intorno ai seggi – cosa che potrebbe indurre chi ha la pelle nera od olivastra a restare a casa per non rischiare di finire in qualche retata – o sequestrare le macchine elettroniche del voto nei collegi dove destra e sinistra sono testa a testa.
Il «gerrymandering»
Mentre gli interventi sui seggi, se ci saranno, li vedremo solo nei giorni del voto, sulla modifica delle circoscrizioni e il cambio delle regole la battaglia è in corso da mesi. E nei giorni scorsi, grazie anche a due interventi della Corte Suprema favorevoli alla destra, sono passate ridefinizioni dei distretti che, stando agli analisti, daranno alla destra una decina di collegi sicuri in più.
La scintilla di questa nuova battaglia è partita dal Texas già l’anno scorso. Il gerrymandering – il partito al potere in uno Stato che ridisegna la mappa dei collegi elettorali a suo favore – è una piaga antica della politica americana (primo caso nel 1812). I tentativi di cambiare i confini vengono fatti ogni dieci anni: il censimento degli americani giustifica modifiche presentate come un adeguamento alla nuova distribuzione della popolazione. Tentativi fatti tanto dai repubblicani quanto dai democratici, anche se la destra, più spregiudicata, ha guadagnato di più.
Stavolta Trump ha chiesto ai suoi di cambiare le mappe senza giustificazioni demografiche (il prossimo censimento è tra 5 anni).
Texas vs California
Il Texas si è mosso subito (5 seggi sicuri in più per i repubblicani). La California, a guida democratica, ha reagito con un intervento uguale e contrario: 5 collegi in più per la sinistra. Ma Trump ha spinto altri Stati a guida repubblicana a fare altrettanto mentre i democratici hanno trovato maggiori difficoltà.
Guai grossi, per loro, nelle ultime due settimane: la Corte Suprema a maggioranza conservatrice dapprima ha indebolito il Voting Rights Act, la legge che tutela il voto delle minoranze di colore: a differenza di quanto fatto finora, niente vincoli di rappresentanza delle comunità nere e ispaniche nel ridisegnare i collegi. Via libera a un guadagno di seggi repubblicani in Louisiana, mentre ora, grazie a questa sentenza, si muovono altri Stati del Sud a guida repubblicana, dall’Alabama al Tennessee.
Il caso Virginia
I democratici avevano parzialmente recuperato modificando la mappa della Virginia a loro favore: ma questo intervento, confermato anche da un referendum popolare, è stato bocciato dalla Corte Suprema dello Stato che l’ha giudicato incostituzionale. I democratici hanno fatto ricorso alla Corte Suprema federale, ma nei giorni scorsi i giudici costituzionali di Washington l’hanno respinto.
Fiumi di dollari
Fino a qualche settimana fa sembrava che, visti i tempi tecnici di attuazione, queste modifiche fossero destinate a pesare più sulle presidenziali del 2028 che sul voto di midterm del prossimo 3 novembre. Ora, invece, l’accelerazione impressa dalla Casa Bianca viene giudicata in grado di spostare una decina di seggi a favore della destra. I democratici restano favoriti, ma le mappe sono ancora in movimento e Trump è attivissimo: i fiancheggiatori di Maga Inc mettono a sua disposizione un fondo elettorale di una consistenza senza precedenti per un voto di metà mandato (350 milioni di dollari) mentre lui preme anche per cambiare le regole «nazionalizzando il voto» e introducendo, col Save America Act, vincoli più severi sui documenti coi quali i cittadini si devono presentare alle urne.
Su questi ultimi due fronti non dovrebbe spuntarla: la Costituzione attribuisce la gestione delle elezioni esclusivamente ai singoli Stati (e anche quelli repubblicani sono gelosi della loro autonomia). Non è previsto alcun ruolo per il governo federale. Quanto al Save America Act, i repubblicani non hanno i numeri: al Senato la legge richiede una maggioranza qualificata di 60 senatori su 100. Trump ha chiesto di cambiare le regole ma gli stessi senatori repubblicani si sono opposti per non creare un precedente pericoloso. Ora la Casa Bianca tenterà di inserire le misure di questo disegno di legge in un altro provvedimento, quello sull’edilizia residenziale, che, avendo carattere economico, non richiede la maggioranza qualificata: una battaglia, anche regolamentare, tutta da giocare.