Corriere della Sera, 18 maggio 2026
Il governo all’Europa: la deroga del Patto va estesa all’energia
Il governo chiede ufficialmente all’Ue una deroga al patto di Stabilità per fare fronte al caro energia. La premier Giorgia Meloni ha deciso di scrivere una lettera alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sollecitando la possibilità di deviare dai vincoli sui conti pubblici in ragione delle «circostanze eccezionali» innescate dalla corsa dei beni energetici. «L’Italia ritiene necessario – scrive Meloni— estendere temporaneamente il campo di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per le spese di difesa, anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica».
La clausola evocata dalla premier è quella che consente agli Stati membri di procedere in deroga alle regole di bilancio Ue. Un meccanismo, secondo il governo italiano, ormai indispensabile stante il contesto di rincari del petrolio e del gas causati dalla guerra nel Golfo. La premier, già alla fine del mese scorso, in occasione del vertice di Cipro con i 27 leader dell’Ue, non aveva fatto mistero di puntare a uno scostamento di bilancio per finanziare le spese dell’energia. Ma ieri in tarda serata un portavoce Ue ha ribadito ancora una volta che l’orientamento della Commissione non prevede deroghe. «La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni», hanno spiegato dalla Commissione. Un argomento che rischia di generare tensioni tra Roma e Bruxelles: nella lettera, la presidente del Consiglio esplicita il rischio che l’Italia non attivi il programma Safe per le spese in ambito difesa (nei giorni scorsi il ministro della Difesa Crosetto ha sollecitato il titolare del Tesoro Giorgetti per il via ai prestiti europei). Un capitolo di investimenti, classificato da Bruxelles come cruciale nel rafforzamento strategico della Ue, che la lettera di Meloni sembra rimettere in ballo. «Lo straordinario incremento dei costi energetici rappresenta una circostanza eccezionale, al di fuori del controllo degli Stati membri, con pesanti ripercussioni sulle finanze pubbliche. Non possiamo – osserva la premier – giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l’Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale».
La flessibilità chiesta dal governo dovrebbe permettere di deviare dai vincoli di spesa con un margine analogo a quello per le spese della difesa, ossia fino a un massimo dell’1,5% del prodotto interno lordo (in particolare, per la difesa all’Italia sono destinati 14,9 miliardi di euro). La missiva sebbene rassicuri Bruxelles che «l’Italia continuerà a fare la propria parte per rafforzare la sicurezza e la difesa europea», specifica che «la sicurezza dell’Europa non si misura soltanto nella capacità militare. Si misura anche nella possibilità per le imprese di continuare a produrre, per le famiglie di sostenere i costi energetici, per gli Stati di garantire stabilità economica e sociale». La stabilità economica, finora fattore chiave dell’azione di governo, rischia di finire sotto pressione a causa del drastico aumento della bolletta energetica (il governo spende già un miliardo al mese per calmierare le accise) con effetti su inflazione e rendimenti dei titoli di Stato. Lo scenario che aveva contraddistinto l’avvio della legislatura, con lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, potrebbe insomma tornare a contrassegnarne la conclusione.