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 2026  maggio 18 Lunedì calendario

La vita ai limiti di El Koudri

Da alcuni mesi, ogni giorno, varcava la soglia della tabaccheria attigua all’American Bar, proprio di fronte alla caserma dei carabinieri. Si avvicinava al banco e chiedeva sempre un gratta e vinci da un euro e un pacchetto di sigarini da tre euro. «Ogni volta la stessa scena», racconta il titolare della tabaccheria, Roberto Veronesi. «È stato da sempre un tipo strano, ma ultimamente era peggiorato e si era fatto anche particolarmente molesto – aggiunge —. Qualche settima fa si era persino spogliato e, a torso nudo, pretendeva di entrare nel locale. Le mie dipendenti orami avevano il panico quando lo vedevano arrivare. Aveva anche degli scatti d’ira e all’improvviso andava via sbattendo con forza la porta».
Basta girare l’angolo, entrare nel bar gestito da una giovane donna cinese, per raccogliere altri particolari che completano il quadro. «Si vedeva subito che era un po’ fuori di testa – racconta —. Mi chiedeva sempre un caffè macchiato, poi si sedeva in un angolo e restava per ore da solo. Non parlava con nessuno e restava lì a smanettare col telefonino. Non l’ho mai visto in compagnia di qualche amico. Un solitario totale».
Scampoli della quotidianità di Salim El Koudri a Ravarino, il paesino a mezz’ora di strada da Modena dove viveva da alcuni anni con i genitori. Seimila anime nel verde della Pianura padana. La sua casa è quasi a ridosso della campagna. Il cancello del condominio si apre su una corte comune, immersa in un’oasi di verde e silenzio.
Sabato pomeriggio Salim è partito proprio da qui con la sua Citroen C3 grigia, trasformata in un’arma da lanciare sulla folla. Deciso a fare una strage. Raccontano i vicini che da un po’ di tempo lui e quell’auto erano diventati una cosa sola. L’aveva trasformata nel suo microcosmo dove, è facile immaginare, rimuginava risentimento e rabbia, per ragioni che ancora restano tutte da decifrare.
«Lo vedevo entrare ed uscire da casa quasi sempre a bordo dell’auto – racconta Heddi Haj, origini tunisine, che abita di fronte —. Lui all’interno, sempre solitario, taciturno, rabbuiato. Mai una volta che accennasse un semplice saluto». Ma l’istantanea più aggiornata su ciò che si agitava nella mente di Salim sta tutta nel racconto di Giuseppe Leggio, che abita nella casa di fianco a quella dell’investitore. «È sempre stato un tipo molto taciturno, ma ultimamente si vedeva che era molto cambiato: aveva qualcosa dentro che lo agitava». Come se accumulasse rabbia e dovesse esplodere da un momento all’altro.
«Non salutava più nessuno, era nervosissimo – aggiunge Leggio—. In continuazione usciva con l’auto, poi tornava indietro e due minuti dopo usciva ancora. Era sempre esagitato e poi c’è un altro particolare che ho notato: stava perennemente al telefono, urlando in continuazione con qualcuno all’altro capo».
Testimonianze concordanti su un solitario, con un pregresso di cure psichiatriche, che covava qualcosa dentro. Resta da capire quale sia stato il detonatore che, all’improvviso, lo ha fatto esplodere tanto da voler commettere una strage nel cuore di Modena. Sicuramente soffriva dopo essere rimasto senza il suo lavoro, seppure saltuario, di magazziniere. Lui che aveva una laurea triennale in Economia.
Il disagio mentale potrebbe spiegare tutto, ma si dovrà ancora scavare su cosa faceva nelle sue giornate sempre uguali e con chi parlava spesso al telefono. Al momento, invece, non c’è nulla che faccia ipotizzare una sua radicalizzazione. Nessun rapporto con la pur nutrita comunità islamica che con Ravarino ha avuto rapporti non sempre facili. Poco distante da dove abitava Samil c’è l’ex cinema Cristallo, acquistato nel 2025 dall’associazione islamica «Alwahda». Qui lo scorso febbraio vennero trovati dei finti ordigni esplosivi. Una sorta di avvertimento dopo che si era sparsa la voce che l’ex cinema poteva essere trasformato in una moschea. «Sarà solo un centro culturale – spiega il presidente dell’associazione Abdelmajid Abouelala —, in ogni caso questo ragazzo non ha mai fatto parte della nostra associazione. Non so neanche che faccia abbia. Conosco invece il padre che fino ad alcuni anni fa frequentava l’associazione. Un gran lavoratore, persona perbene». Fa l’operaio in un’azienda di Nonantola. I vicini descrivono lui e la moglie come persone tranquille: «Nulla a che vedere col carattere del figlio». Chi li ha visti dice che ora appaiono disorientati e increduli. «L’altra sera hanno caricato l’auto e sono andati via». Chissà dove. Magari dalla figlia, di tre anni più piccola di Samil, che è sposata e pare sia andata ad abitare fuori Ravarino.