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 2026  maggio 17 Domenica calendario

Usa, debito alto e tassi in salita. Gli ostacoli per Warsh

L’era di Kevin Warsh alla Federal Reserve (manca solo il giuramento) inizia subito con la grana del debito americano (oltre 39mila miliardi di dollari) e del suo deficit da 2mila dollari (il 5,8% del Pil contro una media quinquennale del 3,8%), due montagne destinate soltanto a crescere. Il segnale di allarme arriva dai Treasury, i titoli di Stato americani indispensabili per finanziare l’aumento del deficit. Il rendimento del titolo trentennale ha fatto un salto di oltre 10 punti base nell’ultima seduta di Borsa della settimana, fino al 5,11%. E questo non vuol dire soltanto centrare i livelli più alti da maggio 2025. Il T-bond trentennale ha guadagnato il 10% in soli tre mesi. Per il decennale, il principale benchmark per il costo del debito statunitense e anche quello che influenza di più i mutui ipotecari, l’impennata di venerdì scorso è stata di 11 punti base, fino al 4,57% (+14% il guadagno a tre mesi). Mentre il titolo a 2 anni, termometro della politica monetaria, ha superato il 4% con l’aumento degli ultimi tre mesi arrivato al 20%. Certo, la spinta arriva dai timori sull’inflazione che deve ancora arrivare che ha travolto un po’ tutti i titoli governativi in giro per il mondo, ma rendimenti così “caldi”, oltre a toccare nel vivo le un punto di vulnerabilità di Trump, mette in seria difficoltà anche Warsh.
Il nuovo presidente della Fed avrà certamente grandi difficoltà a tagliare i tassi, una rotta sulla quale The Donald ha tagliato mesi di promette agli americani. Anzi, i mercati scommettono sul primo rialzo a gennaio. Ma con i rendimenti dei Treasury già alle stelle, Warsh avrà grandi difficoltà anche a portare avanti la sua strategia alternativa per la Banca centrale. La sua tesi, ben illustrata in un’intervista alla Hoover Institution a luglio 2025, è che la Fed, ha fatto scelte sbagliate, andando anche oltre il suo ruolo, per reagire all’inflazione post-pandemia. A partire dall’aver gonfiato il bilancio dell’istituto a quasi 9 trilioni di dollari acquistando titoli di Stato e mutui cartolarizzati su scala industriale, e alimentando liquidità artificiale nel sistema. Di qui, la strada maestra indicata per tornare a politica più convenzionale, meno invasiva sui mercati: prima si sgonfia il bilancio e poi si possono tagliare i tassi in modo credibile (a patto che ci siano le condizioni per farlo). Lì dove sgonfiare il bilancio significa di fatto avviare un “Quantitative Tightening” (restringimento quantitativo, ndr), un’operazione attraverso la quale la Fed smette di reinvestire i titoli in scadenza, oppure li vende. Con il risultato di produrre più titoli sul mercato, prezzi dei bond in calo, e rendimenti in rialzo. Un colpo secco per i costi di famiglie e imprese.
IL NODO
Peccato che il piano di Warsh di ridurre “l’impronta” della Fed sul mercato e stringere il bilancio (con meno T-bond) si scontri del tutto anche l’aumento del debito americano e con un’impennata dei T-bond che promette di far lievitare ulteriormente i costi delle prossime emissioni (questa settimana il Tesoro ha già venduto 25 miliardi in bond a 30 anni al 5% per la prima volta dal 2007).
Un bilancio della Fed più piccolo non farebbe che peggiorare le cose: rischia di far scattare i rendimenti ancora più alto. Uno scenario ipotizzabile anche nell’eventualità (remota) che il governatore decida di tagliare i tassi di interesse.
IL PRECEDENTE
Un assaggio di quello che potrebbe accadere lo si è avuto già a gennaio. È bastata la notizia della nomina di Warsh a far salire il rendimento del Treasury decennale al 4,26% mentre i mercati prezzavano contemporaneamente due-tre tagli ai tassi brevi nell’anno. I mercati si sono mossi in anticipo mostrando tutta la contraddizione del momento. Certo, Warsh difenderà al massimo l’indipendenza della Fed, nonostante le note aspettative di Trump sul nuovo governatore. Ma è evidente che, oltre a leggere i dati sull’inflazione e a dover tenere conto di un Pil che fa più fatica con tassi più alti, non potrà ignorare l’argine del debito Usa. L’ultima stima del Congressional Budget Office (Cbo) dice che il governo Usa ha versato quasi 530 miliardi di interessi sul debito tra ottobre 2025, inizio dell’anno fiscale, e marzo 2026: oltre 88 miliardi al mese. Ma soprattutto, si tratta di 33 miliardi in più di interessi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il primo appuntamento con Warsh è a metà giugno.