ilfattoquotidiano.it, 17 maggio 2026
Il fattore evangelico in Spagna e la “teologia della prosperità”
Paolo Gerbaudo, i latinos evangelici stanno ridisegnando tradizione e cultura in Spagna?
Sì. In tre decenni sono decuplicati e oggi rappresentano circa il 2% della popolazione. L’immigrazione in Spagna arriva sostanzialmente da Nordafrica – soprattutto Marocco e Senegal – e America Latina, che è vicina culturalmente e linguisticamente, ma in questi ultimi anni è anche portatrice di fenomeni non facilmente assimilabili, come quello delle chiese evangeliche e pentecostali. I centri religiosi evangelici sono aumentati del 40% negli ultimi 15 anni, e sono quasi mille in tutta la Spagna. Un fenomeno visibile nelle strade, specie a Madrid e Barcellona.
Gli spagnoli, in particolare i cattolici, come percepiscono questo cambiamento?
La Spagna è un Paese di fede cattolica, però con bassa partecipazione al culto, con chiese sempre più vuote e crisi vocazionale. In questo contesto gli evangelici, al contrario, riescono a mobilitare, anche grazie alla spettacolarizzazione delle funzioni che organizzano. Ricordiamo quella allo Stadio Metropolitano, dove erano in 35mila. Propongono una pratica diversa rispetto a quella della tradizione cattolica, fatta di eventi di piazza, maxi-raduni, e un’imprenditorializzazione del processo religioso. Una modalità che sta creando uno choc culturale.
Oltre a questo, c’è anche l’aspetto politico, vista la vicinanza di questi movimenti alle destre.
Come è successo in altri paesi latinoamericani, queste chiese diventano un veicolo per rafforzare i conservatori, complice la combinazione con uno spiccato individualismo economico e conservatorismo sociale. Quest’ultimo aspetto è sì presente ma diverso nella chiesa cattolica, perché include un certo solidarismo economico. Nelle chiese evangeliche invece questo valore si sposa con la “teologia della prosperità”, in cui fare i soldi è una benedizione di Dio, una dimostrazione di merito e predestinazione. Chi invece è povero deve redimersi per i propri peccati. Un concetto esplosivo per la società spagnola, perché c’è il rischio che la regolarizzazione degli immigrati voluta da Sanchez – peraltro criticatissima dalla destra, specialmente da Vox – nel lungo periodo ingrossi il bacino dei conservatori e non quello della sinistra. E questo in buona parte grazie al potere organizzativo dei centri religiosi evangelici.
Di fatto, l’affidamento ai pastori è anche politico, oltre che spirituale. È noto il caso della pastora evangelica colombiana Yadira Maestre, che ha sostenuto anche Isabel Díaz Ayuso in campagna elettorale nel 2023, indirizzando esplicitamente i suoi seguaci verso la governatrice che è esponente di punta dei popolari. E ricordiamo che gli ispanici a Madrid rappresentano l’8% dell’elettorato, e il 4% a livello nazionale.
È la stessa cosa che accade negli Stati Uniti, dove gli evangelici sono i più fanatici sostenitori di Donald Trump. Ricordiamo anche la scena dei pastori che pregano col presidente nello Studio Ovale quasi come se fosse Gesù Cristo, mettendogli le mani sulle spalle. Diversi studi mostrano come, oltre al sostegno dichiarato di alcuni leader religiosi, l’impatto maggiore sui fedeli sia riconducibile al lavorio invisibile di queste chiese rispetto alla teologia della prosperità, che semina una condizione culturale che poi svolta naturalmente a destra per affinità valoriale. In sostanza, la loro visione del mondo è coerente con una politica conservatrice.
A fine maggio Madrid ospiterà il megaevento col predicatore Franklin Graham, che su Trump e lo stato di Israele esprime posizioni diametralmente opposte rispetto a Sanchez.
Mi sembra in perfetta continuità con l’evangelismo statunitense, dove il sionismo è diventato elemento di fede. Come sostengono politici Usa vicini alle chiese evangeliche, essere a favore dello Stato di Israele rientra nei doveri di chi si dice cristiano. Aldilà di questo appuntamento, dove andranno in decine di migliaia, la presenza degli evangelici è ormai palpabile in Spagna, dove fanno proselitismo anche in metropolitana. I video sono virali sui social, coi passeggeri spagnoli visibilmente infastiditi. Per i pastori evangelici predicare sui trasporti pubblici è normale in America Latina, dal Messico al Guatemala, ma non lo è in Spagna. E sono modalità che cozzano anche col cattolicesimo culturale, cioè quello più diffuso dei non praticanti e con poca partecipazione effettiva, che però mantengono una certa aderenza valoriale e di costume alla chiesa cattolica. Gli evangelici invece rappresentano una chiesa molto più piccola, settaria e aggressiva nel suo proselitismo e assai più espansiva nelle sue performance, che includono i mega eventi.
Dalle affinità valoriali con la destra conservatrice, emerge anche il paradosso sul tema dell’immigrazione. Le chiese evangeliche dei latinos sposano i valori dei conservatori che però hanno da sempre sponsorizzato misure restrittive sull’immigrazione.
Sì. Ricordiamo anche che tra i migranti c’è anche chi ha un profilo sociale intermedio, e mi riferisco a chi poteva permettersi di andare via dall’America Latina e da paesi come il Venezuela. Ad esempio a Madrid c’è stato un grandissimo afflusso di capitali da vari paesi dell’America Latina, in particolare Venezuela, Messico e Colombia, con l’arrivo di molte persone che appartengono alla classe media o medio-alta. C’è anche questa componente che certamente va ad accrescere il voto di destra. Poi ci sono le chiese evangeliche, che si radicano tra i poveri e i lavoratori e creano una sorta di alleanza con gli imprenditori.
C’è chi parla di un disorientamento culturale che potrebbe fare dirottare anche gli spagnoli su Vox.
L’estrema destra si presta in maniera flessibile a qualsiasi disorientamento. Vox si è tradizionalmente appellato ai valori tradizionalisti cattolici, ma con la Chiesa di Roma non ha un buon rapporto. Recentemente Papa Leone ha anche redarguito i vescovi rispetto alla minaccia dell’estremismo di destra, in un chiaro riferimento a Vox. E proprio per questo Abascal potrebbe fare leva sull’ispanità: una chiave usata dalla destra per mobilitare i consensi dei latinos, precisando che sì, sono stranieri, ma condividono le stesse radici culturali. Del resto anche Trump è riuscito a pescare nel voto dei latinos. C’è sempre una parte degli immigrati che vota apparentemente contro i propri interessi, ma è così che si autolegittimano come parte della popolazione nativa. Il paradosso è che questa sanatoria possa “servire” più alla destra che a Sanchez. È stata voluta da Podemos, che ha sempre spinto per i diritti degli immigrati, per privare gli imprenditori della leva del ricatto contro chi diritti non ne ha.
Peraltro l’immigrazione ha spinto la forte crescita economica e demografica della Spagna.
Sì, nessuno in Europa è allo stesso passo. In realtà succede spesso che i benefici di politiche progressiste a favore di classi svantaggiate non vadano alla sinistra. Anzi, chi ha goduto dei provvedimenti, invece di essere animato da gratitudine verso i benefattori, a volte sceglie la destra. È anche il caso della Bolsa Família di Lula in Brasile che ha aiutato economicamente gli abitanti della favelas creando però una classe di micro imprenditori, ex poveri, che ora guarda a destra perché i loro interessi coincidono di più con la proposta programmatica dei conservatori.