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 2026  maggio 17 Domenica calendario

Intervista ad Aurora Quattrocchi

La sera prima della conquista del David. “Stavo benissimo, felice di partecipare. E avevo deciso di portare la mia stupenda nipote per permetterle di vivere la festa: si è fatta la foto con tutti gli attori e i cantanti”.
Bene.
Però il David me lo sarei aspettata due anni fa per il film di Martone (Nostalgia).
Ci è rimasta male.
Un pochino; (pausa, poi prende vigore) sono una persona che è vissuta in allegria con la propria vita, nonostante alcune buche durissime.
E…?
L’entusiasmo per la mia signora vita non me lo toglie nessuno; (pausa, la voce diventa ancora più calda) con il tempo ho capito che sono così.
Quest’anno è andata meglio.
Con il David in mano ho pensato a mio figlio esultante; comunque mia nipote contenta.
Anche lei.
Certo! E quando c’è da sculettare un po’ mica mi risparmio.
(Aurora Quattrocchi è un’artista. Non a parole, nei fatti. Sperimenta su di sé, si è lanciata nella vita e continua a cercare la contaminazione, l’esperienza, il diverso, l’essenza o l’essenziale “quando viaggio vivo con un euro al giorno”. I filtri, gli ostacoli, i pregiudizi, le paure sono fuori dal suo contesto. E basta guardare i suoi ringraziamenti quando ha ricevuto il David come migliore attrice protagonista: ha urlato, sorriso, attaccato, rivendicato. In purezza)
È una bella donna.
Lo sono stata veramente, lo sapevo e me ne sono compiaciuta: ha rappresentato un’ulteriore possibilità nella mia vita.
Capito, quando.
Già da adolescente e rappresenta un momento di autostima; (ripete e scandisce ridendo “autostima”) ma venivo fuori da situazioni laceranti.
Quali?
Con mia sorella Rili siamo rimaste orfanelle di madre quando avevo cinque anni, lei tre, e costrette ad abbandonare Spoleto: i nostri parenti sono arrivati dalla Sicilia per portarci a Palermo.
Lo ricorda bene?
Mica tanto, non per l’età troppo piccola, più per una sorta di cortocircuito: all’improvviso non vidi più né mamma, né la casa, né gli amichetti; per questo è stato un piacere scoprire che venivo guardata.
Hanno cercato di farla vergognare della bellezza?
Può essere, ma ero talmente ben messa da non importarmi. Non potevano fermarmi; (pausa, ci pensa) forse qualche occhio invidioso c’era.
Quando ha capito che sarebbe diventata attrice?
Avevo atteggiamenti incredibili: quando uscirono le macchine per le foto-tessera, amavo entrarci, inserire la moneta, mettermi in posa, ritirare gli scatti e inviarli a Cinecittà.
A chi?
Tutti, da Ettore Scola a Federico Fellini con un bigliettino con su scritto: ‘Sono attrice e anche bellina. Perché non mi fate recitare?’.
Risultato?
Nessuno, ma non c’era alcuna volontà razionale, era solo un giochetto; forse con il passare degli anni tutto quello che ho seminato ha generato qualcosa.
Il primo film è del 1989: Mery per sempre.
Avevo 40 e passa anni.
Ha dichiarato: quel film non mi piace.
All’inizio, solo perché ero sprovveduta, non capivo nulla e, soprattutto, non mi era piaciuto rivedermi.
Poi?
Ringraziando Dio, ci sono state belle critiche e a poco a poco ho capito.
Prima del cinema?
Impegnata con il teatro.
E il teatro, come?
Ci sono arrivata perché cercavo dei compagnucci di gioco; quelli che mi stavano vicino non li sopportavo.
Che avevano?
Vengo da una famiglia super borghese, inquadrati e potenti, e tutti impegnati a insegnarmi le loro regoline. Quelle regoline non le ho mai amate. Eppure dovevo frequentare i figli degli amici di questi parenti.
Si annoiava.
Di più! Mi sentivo sempre fuori luogo, fuori moda e non capivo cosa ci stavo a fare.
La trattavano da strana.
Un po’ sì. E tutto quello che dicevo, o combinavo, poi veniva riferito. E pure sbagliando.
Cosa?
Quello che dicevo o combinavo se lo traducevano nel loro cervello in maniera errata, secondo i loro parametri; (alza di un tono) la mia prima gioventù l’ho passata negli anni Sessanta.
E…?
Iniziavano a esserci tanti bei capelloni.
E lei?
Abitavo in una zona di Palermo dove passavano questi tipi meravigliosi con i cani. Li incontravo e mi incuriosivano.
Li ha seguiti.
Almeno uno che scendeva in un locale chiamato ‘Bunker’: lì si riunivano i giornalisti de L’Ora, anche loro fantastici, poi artisti…
Si interessava di politica?
A quel tempo non capivo molto, sapevo solo che mi stavano strette le cosette propinate dentro la famiglia e non solo; sono stati gli amici conosciuti lì a permettermi di riflettere.
Anche sulla mafia.
C’era, era evidente. Anche se non se ne parlava.
In quegli anni come si manteneva?
Assunta al Municipio di Palermo.
Ruolo?
Quello che si fa al Municipio; fino a vent’anni stavo economicamente bene, ero convinta di poter andare avanti da agiata. Poi papà è morto e qualcosa dovevo combinare e con un concorso è arrivato il posto fisso.
Perfetto.
Ho lavorato 20 o 22 anni, il minimo per andare in pensione.
Allora è pensionata.
Sì, sì, sì. Pochi, ma buoni.
Municipio e teatro.
Lavoravo fino alle due, uscivo e raggiungevo il Piccolo di Palermo.
Bell’impegno.
Nel frattempo ho partorito due figli.
Che energia.
Ne avevo e qualcosa è rimasta pure oggi.
Il salto di qualità.
Non so com’è arrivato, forse accettando tutti gli impegni; è stato importante il film di Crialese (Nuovomondo del 2006). Però sono stata attiva.
In che senso?
Torno da un viaggio in Messico e scopro che Marco Tullio Giordana avrebbe girato I cento passi. Lì ho un’intuizione straordinaria e mi dico ‘sarà un grande successo’. Ne parlo con gli altri teatranti, ma tutti ripetono: ‘Hanno chiuso il cast’. A quel punto mi sono presentata a Cinisi, dalla troupe.
E lì?
Gli ho spiegato che dovevo far parte del film, altrimenti avrei perso il piacere del mio viaggio in Messico. E proprio Marco Tullio, con una voce meravigliosa, mi ha chiesto se ero in grado di interpretare una vedova di mafia che piange la morte del marito senza gridare, senza lacrime. ‘Certo!’.
Fece un provino?
No, sono andata diretta al ciak e in quel momento ho capito che potevo diventare attrice di cinema.
Rivelatore.
Quel click l’ho provato pure con Tornatore ne L’uomo delle stelle: interpretavo una prostituta che una volta al mese si faceva tutto il paese. Bella storia.
Ruolo complicato?
Noooo, facilissimo. È un mestiere antico. E poi sempre Tornatore mi ha promossa: in un altro film (Malèna) mi ha dato il ruolo della tenutaria.
Com’è Tornatore sul set?
Uno che sa quello che vuole, ha i contro-attributi.
Sul set si è mai sentita intimorita?
Forse la prima volta con Andò (La stranezza): a Palermo da tempo si parlava di lui, delle sue poesie, del suo ruolo da intellettuale. Così quando me lo sono trovato davanti così bello, maturo, interessante, non un bambolotto, allora qualche timore l’ho sentito. Ma è finito subito.
E con Mario Martone?
Come con Roberto (Andò); non sembra dalla faccia, eppure Martone è spiritosissimo, di una gentilezza estrema.
Con Martone ha recitato in Nostalgia nel ruolo della mamma di Favino.
Un ruolo interessante, soprattutto per la scena del bagnetto.
Dove è nuda.
Mi era già capitato.
Quando?
In una pièce, insieme ad Adriana Asti. Tutte ignude. Ma non mi fa impressione, non mi interessa.
Giusto.
Nel 1976, in uno spettacolo a Palermo, La coltellata, per qualche attimo ero completamente nuda. Ma erano botte di femminismo.
Parenti e amici, contenti.
Non me ne importava un fico secco.
E al Municipio?
Non le dico! Incredibile.
Pettegoli.
Non avevo ancora la patente, quindi prendevo l’autobus: una mattina salgo, mezza addormentata, e sento dei ragazzi che parlano: ‘Dobbiamo andare al Piccolo, c’è una che si spoglia!’. (Ride a lungo, soddisfatta)
Ha imparato a recitare anche guardando gli altri attori?
Non sono in grado di razionalizzare, mi butto a capofitto. Meno male che mi è andata bene.
Quante volte ha rischiato di farsi male?
Ogni volta! Ma io vado come alla consegna del David. Ha visto cos’ho combinato? Mica mi sono piaciuta tanto.
Cosa?
Per la mia irruenza. Speravo che con l’andare avanti degli anni…
È litigiosa?
Non litigo, mi incazzo.
Schiaffoni ne ha dati?
Forse sì. Ma non parliamo di queste cose.
Torniamo al David: in platea in attesa del verdetto.
Mi stavo un pochino annoiando. Rattrappita nel mio essere spettatrice.
E quando hanno pronunciato il suo nome?
Mi ha sbloccata mia nipote: ‘Devi andare’. In me è scattato una sorta di cortocircuito.
Nella gioia.
Sparata.
Telefonate del giorno dopo?
Sì, però ho un cellulare antico, non scatta neanche le foto.
È poco tecnologica.
Non voglio neanche l’aria condizionata.
Come nel suo ruolo nel film Gioia mia.
Margherita (Spampinato, regista del film), quando è venuta a casa mia, neanche lo sapeva.
Incontro perfetto.
(Torna all’aria condizionata) È ammorbante.
Per molti è salvifica.
Il mio non è un partito preso, ma sono contraria a tutte queste regole che ci obbligano a inchinarci.
Tipo?
Non sopporto l’ora legale. Perché devono condizionarci anche il sole?
C’è più luce, dicono.
Così spendiamo più di aria condizionata; oramai non si può più entrare nei negozi, sono folli. E poi è un’aria viziata (abbassa la voce, schifata).
Grazie al cinema che sfizi si è tolta?
Non tanto i viaggi: quando parto spendo meno di quando resto a casa.
Come fa?
Di solito parto per il Sud del mondo, in particolare l’India, poi Cambogia, Thailandia. E lì spendo un euro al giorno.
Altro che albergoni.
Io? Un euro al giorno per mangiare e dormire.
Dorme, dove?
Dove capita, che me ne frega. Non porto neanche il bagaglio.
Proprio zero?
Al massimo uno spazzolino e un paio di mutande. Poi quando viaggio butto e ricompro. Il mondo è pieno di mie tracce.
Dopo il David, quante proposte ha?
Nemmeno una.
Inviti ai Festival?
Questo sì.
Le piacciono?
Prendo tutto dalla vita.
Ama le serate mondane.
Sono godereccia.
Quante volte si è innamorata?
Ogni volta che mi piaciucchiava qualcuno. Più che altro amo il gioco della seduzione.

Ha recitato per Turturro.
Un dono del cielo, inspiegabile.
Addirittura.
Neanche mi conosceva, ho sostenuto un provino ma quel giorno ero fuori di testa.
Come mai?
Per l’emozione! Durante il provino mi sono impappinata e in maniera timida alla fine gli ho chiesto: ‘Posso cantare una canzone?’. Quella canzone è diventata l’apertura dello spettacolo.
È religiosa?
No, mi interessa il mio senso della spiritualità. Che è alto.
Il David dove lo ha messo?
All’entrata, così si vede subito, insieme alle erbe aromatiche che ho raccolto.
Quali erbe?
Rosmarino, alloro… Io cucino.
Lei chi è?
Un’eccezione alla regola. Non se ne può più di queste regole.