il Fatto Quotidiano, 17 maggio 2026
Lite temeraria, condannato Lavitola
Se Berlusconi ha commissionato degli “illeciti” a Valter Lavitola, mica un tribunale si può mettere più di tanto a sindacare sulla legittimità dei loro rapporti di dare/avere.
Lo ha ribadito il giudice Paola Grimaldi, condannando l’ex direttore dell’Avanti! a pagare 16mila euro ai fratelli Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi a titolo di danni da lite temeraria, più altri 49mila euro di spese legali.
Il Tribunale di Roma ha definito palesemente infondata la causa intentata nel 2020 all’ex Cavaliere dal giornalista e imprenditore lucano, già condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione per aver tentato di estorcergli 5 milioni di euro durante la sua latitanza a Panama, cominciata dopo le accuse (poi rivelatesi infondate) di aver indotto a mentire sulle “cene eleganti” di Palazzo Grazioli Giampaolo Tarantini, l’imprenditore del caso escort.
Nella sua domanda, Lavitola aveva chiesto che gli fossero pagati 6 milioni “a titolo di rimborsi, competenze e risarcimento dei danni” per la “gestione” di questioni di suo interesse tra il 1993/1994 al 2019, e la detenzione sofferta a causa “dell’esecuzione di alcune delle predette attività”.
Tra le tante missioni svolte per conto di Berlusconi, Lavitola aveva indicato la “fondazione e gestione del quotidiano L’Avanti!”, e la gestione di “interessi politici e personali del convenuto presso le Repubbliche di Brasile e Panama” e dei suoi “rapporti” con Tarantini. Più “attività riferibili alla cosiddetta “operazione libertà”, volta a far cadere il governo Prodi”, l’“inchiesta giornalistica di rilievo internazionale volta a screditare Gianfranco Fini, all’epoca avversario politico del convenuto”, e il supporto “nella strategia di contrasto alla scalata ostile” a Mediaset.
A fronte della richiesta di Lavitola, i difensori di Berlusconi avevano contestato che il loro assistito avesse commissionato “alcuno degli incarichi dallo stesso dedotti”. Inoltre avevano aggiunto che “il creditore non poteva rivendicare alcun compenso, perché trattandosi di attività illecite, gli ipotetici contratti di mandato sarebbero nulli”.
Il tribunale, dal canto suo, ha detto no al giuramento decisorio che era stato chiesto da Lavitola, Berlusconi vivente, per costringere l’ex premier a sedersi in tribunale e rivelare, sotto giuramento, la natura dei loro rapporti.
Ad avviso del giudice, infatti, le circostanze su cui Berlusconi “sarebbe stato chiamato a giurare, riguardano in gran parte fatti illeciti, come dimostrano i diversi processi in cui è rimasto coinvolto l’attore”. Di qui la condanna per lite temeraria, data “l’assenza di qualsivoglia prova dell’esistenza di un contratto di mandato tra le parti, delle prestazioni professionali concretamente svolte dal mandatario e dei compensi spettanti”, ravvisata dal tribunale. Unita alla considerazione che “trattasi di pretese che, afferendo a diversi mandati, risultano ormai prescritte”.
“È una grande delusione, ma non intendo fare ricorso in appello”. Così al Fatto Lavitola, che da qualche anno gestisce un ristorante di pesce a Roma, in zona Monteverde. “Io avevo lavorato tanti anni e volevo che in questo senso mi fosse riconosciuto un indennizzo”. Ha aggiunto. “Lui (Berlusconi, ndr) lo riteneva giusto e per evitare che fosse una cosa scambiata per altro avevamo ipotizzato un’azione legale nella quale l’elemento chiave era il giuramento decisorio, cioè che lui venisse a dire se era vero o no quello che io dicevo. Aveva anche reso delle dichiarazioni in questo senso in un verbale difensivo. Ma ora lui non c’è più e gli eredi non hanno inteso portare avanti la cosa, legittimamente, anche perché forse quelle cose non le conoscevano. Non ho niente contro di loro. Sono i figli di una persona a cui ho voluto bene. Spero si capisca che questa non è una causa che io avrei mai fatto contro di lui, altrimenti è chiaro che qualche testimone lo avrei messo”.